Un voto per tenere l’Italia nell’Europa del Recovery Plan

Intervento alla manifestazione del PD del 17 settembre 2022 – Chiostro dell’Annunziata Capua

per la prima volta nella storia repubblicana la costruzione delle alleanze politiche e delle liste elettorali è avvenuta nel corso dell’ estate. E’ stata la conseguenza di una crisi di governo aperta nel pieno di un’emergenza legata ai drammatici aumenti dei prezzi dell’energia, causati dalla guerra in corso alle porte della nostra casa comune europea, che stanno spingendo il mondo verso una nuova pesante recessione economica. Un contesto che la dice lunga sul grado di sconsideratezza delle forze politiche responsabili dello scioglimento anticipato delle Camere. Bisogna prenderne atto: il sistema politico italiano non ha colto l’occasione della costituzione di un governo guidato da una personalità di grande caratura internazionale, forte di una larga base parlamentare, per provare a rigenerarsi e a ricucire quel rapporto di fiducia con la società italiana venuto meno da tempo. Siamo giunti così all’apice di una crisi di credibilità che investe tutte le coalizioni politiche tradizionali. Ecco perché è a rischio la stessa democrazia rappresentativa. La crisi della politica italiana e l’incertezza dell’esito di questo voto mettono in discussione il futuro degli equilibri politici in Europa e dunque gli interessi vitali di un Paese che, con il suo debito pubblico elevatissimo, vive una condizione di fragilità aggravata dal forte rialzo dei tassi di interesse. Il momento è dunque delicatissimo e l’altezza della posta in gioco impone a tutti gli elettori di esercitare con consapevolezza il loro diritto di voto per evitare di commettere errori fatali per il nostro futuro. Abbiamo alle spalle anni terribili caratterizzati dal susseguirsi di crisi di diversa natura, tutte senza precedenti per dimensione e conseguenze. Prima il crollo del sistema finanziario internazionale nel 2008, seguito dalla grande recessione del 2009; poi la crisi del debito sovrano in Europa nel 2011; la pandemia da Covid che ci accompagna da circa tre anni; l’incalzare degli effetti dei cambiamenti climatici, un problema dell’oggi e non del domani; trasformazioni tecnologiche che cambiano di continuo il nostro modo di lavorare provocando spaesamento e incertezza; la crescita abnorme delle diseguaglianze sociali.

Nel corso di questi anni l’Italia è stata più volte sull’orlo dell’abisso e ci siamo salvati  per il rotto della cuffia ma non è scontato  che andrà così anche stavolta, mentre una guerra ritorna alle porte della nostra Europa con i suoi effetti perversi sulla crescita dei prezzi e sulle prospettive dell’economia globale e della pace. E’ giusto chiederci: cosa ha garantito fin qui la nostra tenuta? Prima la svolta impressa da Draghi alla politica monetaria europea che fino al 2014, a differenza di quanto accaduto negli Stati Uniti, era rimasta estremamente restrittiva. Poi “l’effetto buono” della pandemia che ha spinto gli stati a rilanciare il ruolo delle politiche fiscali, l’Europa a prendere atto che nessuno può salvarsi da solo e a varare il più imponente piano comune di investimenti di sempre. Una svolta anche sul terreno della qualità dello sviluppo e della solidarietà verso i Paesi più deboli. L’Italia infatti ha beneficiato delle maggiori risorse con una percentuale di finanziamenti assegnati di gran lunga superiore a quella della sua quota di partecipazione al bilancio comunitario. Un passo deciso in direzione dell’integrazione economica e politica. Insomma nelle tempeste degli ultimi quindici anni la nostra “ancora” è stata innanzitutto quell’Europa da cui questo centrodestra – ormai nelle mani della sua componente più estremista e nazionalista – ci vuole allontanare. Attenzione la destra può permetterselo perché gioca sulle paure che attraversano l’opinione pubblica. E’ già accaduto con Berlusconi al governo nel 2011, poi con il voto del 2018 che ci consegnò il parlamento più populista d’Europa. Un voto degli italiani non di altri. In questi casi ci ha salvato la nostra democrazia rappresentativa. Ci hanno salvato, nei modi possibili, gli ultimi due presidenti della Repubblica, Napolitano e Mattarella. Non è un caso se oggi nel mirino di Berlusconi e dell’estrema destra ci sono proprio Mattarella e la Costituzione. Ecco perché c’è bisogno di riflessione, di responsabilità non di reazioni di pancia. Certo abbiamo tutti, io per primo, molto da rimproverare ai nostri partiti. Molte cose devono cambiare per ricostruire coalizioni credibili che siano davvero espressione piena delle forze migliori della società. Ma attenzione questo sarà possibile solo se l’Italia resterà saldamente nel contesto Europeo, solo se l’esito del voto sarà coerente con  l’esigenza di difesa della democrazia, dei diritti sociali e civili, della nostra Costituzione, delle grandi conquiste della seconda metà del secolo scorso. Lo dico a chi si fa prendere la mano da mal di pancia e questioni personali che sono del tutto secondarie: oggi la priorità è fermare questa destra populista, nazionalista, antieuropea, nemica della progressività del prelievo fiscale, dell’equità, dei diritti civili, della democrazia rappresentativa. E per fermarla c’è solo il voto al PD, ai democratici e progressisti. E’ un dato oggettivo.

Ma c’è anche un’altra ragione dalla nostra parte, evidentissima anche qui in Terra di Lavoro. La qualità delle nostre liste che esprimono il giusto equilibrio tra radicamento territoriale e apporto di personalità nazionali credibili sul terreno della difesa del Sud. Il radicamento territoriale di Tommaso De Simone, una vita nelle organizzazioni della piccola e media impresa e da 12 anni equilibrato ed apprezzato presidente della Camera di Commercio; di Stefano Graziano, da anni nostro rappresentante prima in parlamento e poi nel consiglio regionale, sempre vicino alle nostre istanze territoriali, di Liliana Trovato medico da tempo impegnato in politica, rieletta con significativi consensi nel consiglio comunale della città Capoluogo. Accanto a loro la candidatura autorevole di Susanna Camusso, una vita spesa per l’emancipazione e i diritti dei lavoratori fino alla guida della CGIL, la più grande organizzazione sindacale italiana. Per me non poteva esserci scelta migliore per dare un contributo nazionale alla rappresentanza parlamentare della Campania con una candidatura credibile sul terreno del profilo meridionalista. Perché il nostro Sud, sia chiaro, ha di certo bisogno dei grandi investimenti del PNRR – che la destra per giunta vuole mettere in discussione. Ma ha bisogno anche di politiche nazionali che sostengano i diritti del lavoro, la giustizia sociale, l’attenzione ai più deboli, lo sviluppo dei servizi pubblici, l’occupazione di qualità, la lotta al precariato e al lavoro nero, la tutela di tutti i diritti sociali e civili come condizione per una piena realizzazione delle persone e la costruzione di una società inclusiva. Sfido tutti a trovare su questo terreno una candidatura migliore di Susanna Camusso. Portiamo in Parlamento e al governo del Paese, con tutti loro, le aspirazioni autentiche del nostro territorio, le nostre istanze di solidarietà, di equità, di sviluppo sostenibile sul piano sociale ed ambientale. Scegliamo con il PD e i democratici e progressisti l’orizzonte Europeo come dimensione minima per restituire quel primato della politica e della Stato che la globalizzazione neoliberista aveva ridimensionato, per dare forza ad una politica internazionale per la pace e la cooperazione,  per rimettere al centro il mondo del lavoro e la lotta per l’uguaglianza delle opportunità.

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