Parigi e la grandeur francese nel mondo dei giganti

Dopo la Charite’ sur Loire si parte alla volta di Parigi. Ci concediamo qualche fermata solo per buttare lo sguardo sulle grandi distese di vigneti che costeggiano le strade.

Dopo la sistemazione nella zona di Porte de Versailles si prende la metropolitana per il centro. Ci fa piacere constatare la serenità dei parigini, nonostante i numerosi attentati terroristici dei mesi scorsi.

A passeggio nelle strade affollate tra S. Germain Des Pres e il Quartiere Latino, il nostro sguardo è attirato dala vetrina di una vecchia libreria che espone dei coloratissimi libri antichi. In bella vista, posti al centro rispetto a tutti gli altri, “Bonaparte” e  “Il Re Sole”. Difficile non pensare che nell’allestimento della vetrina un ruolo lo abbiano avuto certi atteggiamenti autoritari assunti dal neo presidente Macron. 

Facciamo pochi passi e ci troviamo davanti al Teatro dell’Odeon. Alla sinistra si fa notare una libreria moderna con il nome evidenziato da una grande insegna: “Le dilettante” che in francese sta per “amateur” ma a me fa pensate ad altro. Io sono stato felicissimo che di fronte allo sgretolamento dei partiti storici della Francia e all’elevatissimo astensionismo un giovane liberale, che fa suonare l’Inno dell Europa prima della Marsiglese, ha evitato il grande pericolo per l Europa di una vittoria della Le Pen. Ma per quanto ciò mi renda simpatico Macron è obiettivamente più facile accostarlo a un dilettante che non a Napoleone Bonaparte.

Alle spalle dell’Odeon è la volta del Senato e dei gradissimi giardini del Lussemburgo. Una gran folla sta guardando una fotografatissima fontana: “Fontana Medici”, voluta dalla italianissima Maria dei Medici nel 1630. Certo Parigi è Parigi e ci piace moltissimo ma anche qui qualcosa ricorda che nel campo dell’arte e delle città la grandezza è nata da un’altra parte.

È ora di cena. Antonio e Marilena, che a Parigi sono stati per cinque anni, hanno prenotato un ristorante in zona nel quale, dicono, chi arriva a Parigi è obbligato ad andare: “Procope”. È stato fondato nel 1686 da un siciliano e in un quartiere che di ristoranti è zeppo è il più antico. Io non vado pazzo per la cucina francese. La trovo eccessiva. La circostanza del ristorante fondato a Parigi da un siciliano mi conferma che se i francesi riuscissero a contenere la loro voglia di grandezza sarebbe un bene. Non è più tempo di grandeur. La nostre nazioni sono nanetti in un mondo di giganti continentali. Se faremo una vera Europa politica forse riusciremo a contenere la caduta di peso degli europei nel villaggio globale.