Per descrivere le diverse facce della attuale situazione economica e sociale di Capua può aiutarci un richiamo ad alcune dinamiche che caratterizzano i mercati finanziari. Sono due i trend fondamentali nell’analisi tecnica dei mercati finanziari: il trend rialzista – caratterizzato da minimi e massimi crescenti – e il trend ribassista (definito da massimi e minimi decrescenti). Per lungo tempo la città di Capua ha registrato un trend ribassista, legato alla perdita del ruolo – che aveva esercitato per secoli – di città fortezza antemurale della capitale del Regno delle Due Sicilie e di luogo obbligato di transito per i traffici che dal Centro Nord dovevano raggiungere lo Stato del Mezzogiorno. Quindi fino all’Unità d’Italia Capua ha conosciuto un trend rialzista. Poi è cominciato quello ribassista che è durato fino al 1980, l’anno del grande terremoto. Quell’evento segnò un nuovo inizio per la città, avviando una fase, nella quale siamo ancora immersi, caratterizzata dalla convivenza dei due opposti trend all’interno dello stesso territorio. Vediamo perché. Dopo il terremoto, per ragioni note che qui per brevità non riprendo, si impose in Campania un processo di riorganizzazione e di riqualificazione delle funzioni metropolitane, di importanza meridionale, che per forza di cose dovette guardare soprattutto, ma non solo, all’area casertana. Capua è stata ed è una delle città maggiormente interessata a questo cambiamento: Dipartimento di Economia dell’Università Vanvitelli, Scuola Militare e Divisione Acqui, Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (per citare le localizzazioni più importanti) hanno sede a Capua per questa ragione. Anche se le classi dirigenti (le istituzioni , le forze produttive imprenditoriali e professionali) in questi 40 anni non hanno saputo valorizzare fino in fondo la presenza di queste realtà di livello metropolitano sul proprio territorio, esse hanno avuto comunque un peso rilevante sull’economia cittadina (certamente inferiore al potenziale ma lo hanno avuto). Quel processo di redistribuzione delle funzioni e dei pesi demografici all’interno della pianura campana è alla base del trend positivo della città, caratterizzato: da un saldo attivo importante nella crescita di esercizi commerciali e artigianali negli ultimi 10 anni (+271 esercizi) a fronte di una forte contrazione registrata nell’intero Paese; da 30 nuove autorizzazioni ambientali rilasciate per ampliamenti o nuovi insediamenti produttivi nello stesso periodo; da una buona tenuta demografica rispetto alla riduzione media verificatasi nel Mezzogiorno, in particolare per la presenza di popolazione attiva non residente – pensiamo ad esempio ai 2000 militari della caserma Salomone; da una crescita degli investimenti in edilizia civile e commerciale, testimoniata dal forte aumento degli incassi da oneri di urbanizzazione, registrato dall’approvazione del PUC in poi; da una crescita del 35,22% del capitolo del bilancio comunale relativo alle entrate da addizionale IRPEF, sempre negli ultimi 10 anni (ne ho parlato in altri articoli del blog). Si tratta in larga parte di trend in controtendenza rispetto a quelli nazionali, in particolare per il settore commerciale. Accanto a queste “luci” permangono delle “ombre”. In particolare quella che riguarda la “debolezza” che registriamo nello stato del centro storico. Problema secolare dal momento che è legato soprattutto al fatto che più del 70 % del patrimonio immobiliare del centro storico è costituito da architettura militare e religiosa in larga parte in disuso perché, perduta l’originaria funzione al servizio di un territorio vastissimo (pensiamo ai monasteri legati alla gestione del latifondo e alle fortificazioni legate alla difesa di Napoli e del confine di un Regno) è difficile trovarne di nuove in grado di travalicare i confini comunali (non a caso gli unici recuperi hanno riguardato i complessi che ospitano la sede del Dipartimento universitario e quella della Compagnia dei Carabinieri). Gli effetti di questo antico trend negativo sono stati aggravati dal terremoto del 1980 che, a differenza di ciò che ha prodotto per l’intera città, ha accelerato lo spopolamento del centro storico a causa dell’espulsione dalle vecchie caserme degli occupanti che le abitavano dai tempi del precedente terremoto degli anni Sessanta e di molti nuclei familiari che abitavano nei palazzi più fatiscenti e quindi più a rischio, causando una crescita demografica delle periferie della città e di alcuni comuni limitrofi. Questo trend negativo è una delle cause della crisi dei negozi di vicinato all’interno del centro storico (ma solo una delle tante cause in gran parte legate ai cambiamenti radicali intervenuti nel settore e nella società). Meno abitanti uguale a meno vendite. Resistono e crescono, però , negozi in grado di attrarre utenti da altri comuni, perché hanno saputo ripensarsi in un ottica che è andata oltre la capacità di rispondere ai “bisogno del solo vicinato”. Se vogliamo affrontare i problemi che questa realtà a due facce ci pone è fondamentale saper leggere bene la situazione economica e sociale della città. Guai a basare l’analisi della realtà su impressioni personali o visioni parziali di una realtà molto complessa. Non c’è errore peggiore di ripetere la vulgata, oggi molto in voga, di una città che va indietro in tutti i campi. Chi lo afferma continua ad avere una visione della città del secolo scorso -ormai non più attuale – e non si rende conto della nuova realtà che Capua rappresenta qui ed ora. E continua a fare male alla città. In primo luogo perché diffonde una immagine tutta negativa. In secondo luogo perché se si sbaglia l’analisi della realtà si sbagliano anche le ricette, le cure necessarie per curare le ferite che pure ci sono e andare sempre più avanti. Serve una analisi politica che si basi sui dati reali, che si avvalga dei diversi saperi, di nozioni di economia, di statistica, di storia,di geografia, di sociologia ecc … Perché la politica senza conoscenza produce decisioni sbagliate, impoverisce la società, mina la democrazia. Diventa populismo, demagogia. Abbiamo bisogno allora di alzare il livello del confronto politico, dell’azione dei partiti e delle grandi organizzazioni sociali e professionali. L’amministrazione, dal canto suo, sta lavorando per incidere su entrambi i fronti, per rendere più forti le luci e diradare le ombre, con politiche mirate che certo non possono dare risultati nello spazio di un mattino ma richiedono un respiro lungo. Politiche che tendono da un lato a valorizzare al massimo la presenza delle nuove realtà legate alla sua nuova funzione nell’ambito dell’area metropolitana regionale e dall’altro con interventi condivisi con le altre istituzioni che gestiscono il patrimonio demaniale per valorizzare bastioni, ex tettoie militari, fossati, grandi spazi demaniali, oltre che con interventi sui singoli settori, a partire da quello commerciale, dove da poco abbiamo registrato il riconoscimento da parte della Regione Campania del Distretto Commerciale di Capua che apre alla possibilità di intercettare importanti finanziamenti. È un lavoro di lunga lena ma i primi risultati sono già evidenti per chi ha occhi per vedere e orecchie per ascoltare. Tornerò su queste azioni amministrative in atto attraverso articoli specifici.
