C’è chi sostiene che il commercio a Capua soffre a causa di una carenza di domanda. Credo però che questa convinzione sia la conseguenza di una difficoltà di taluni a guardare oltre la punta del proprio naso, a guardare il mondo con curiosità culturale e apertura mentale, senza preconcetti, che spesso nascono da strategie di auto difesa per provare a neutralizzare esperienze personali frustranti. La verità, se si guardano i numeri, ci dice il contrario e cioè che a Capua c è una inadeguatezza dell’offerta, pur in un quadro di crescita della rete commerciale in controtendenza rispetto a quanto si registra nel resto del Paese. Come ho già argomentato in modo dettagliato in altri articoli di questo blog, infatti, Capua è una delle poche città a registrare un saldo positivo tra chiusure e nuove aperture di attività commerciali (ben 271 attività in più) negli ultimi 10 anni. Tuttavia se guardiamo altri numeri, altri dati, appare evidente come le difficoltà di una parte degli esercizi commerciali non dipendono solo dai processi più generali che investono il settore in tutto il Paese o dallo svuotamento del centro storico che certamente incide sulle attività commerciali tradizionali del centro. Sono numeri che svelano anche un altra faccia della realtà e cioè che la crescita importante di attività registrata negli ultimi 10 anni può essere considerata perfino inferiore alle potenzialità di una città tutt’altro che morta o priva di iniziative e di attrattori. Vediamo di quali dati si tratta. A Capua ogni anno si svolgono eventi temporanei che richiamano decine di migliaia di persone (il Carnevale, l’estate a Capua e il Sacco di Capua, Capua il luogo della lingua e il maggio dei libri, il Capua film Fest, i giuramenti degli allievi della Caserma Salomone, tanto per citare i più importanti). Vi sono poi attrattori permanenti che non sono da meno: il Teatro Ricciardi, unica sala cinematografica aperta in tutta la conurbazione casertana (unica alternativa il Centro Commerciale Campania), il Museo Campano, certamente il più importante della provincia, la Caserma Salomone. Chi non considera queste realtà vive in un mondo tutto suo e difficilmente può intraprendere una attività di successo. Il successo – che lo si insegua nell’ambito di una professione, di una attività imprenditoriale o commerciale non importa – è sempre legato, oltre che ad una competenza frutto di studi o di esperienze vissute, ad una capacità di leggere la realtà, di analizzare il contesto, di capire i bisogni dell’utenza a cui ci si vuole rapportare. E l’analisi si fa non basandosi su impressioni e visioni personali ma studiando con attenzione dati, statistiche, facendosi supportare da competenze e specialismi in diverse discipline, confrontandosi all’interno di organizzazioni sociali o ordini professionali che riescono a indirizzare anche attraverso il confronto con altre esperienze e con l’offerta di corsi di formazione permanente. Cominciamo intanto a valutare le presenze che annualmente – grazie agli eventi temporanei e agli attrattori permanenti più importanti – si registrano in città. Cominciamo con il Carnevale che con le ultime 4 edizioni è stato rilanciato alla grande. Nella settimana del Carnevale le iniziative programmate richiamano 15.000 presenze giornaliere con picchi di 30-35000 il giovedi, la domenica e il martedi, dunque ben oltre le centomila presenze. Nei 15 giorni del Capua Film Fest si registrano 20000 presenze. Nella stagione 2024/2025, da ottobre a maggio, le attività promosse dal circolo dei lettori e da Capua il Luogo della Lingua hanno registrato complessivamente circa 5.700 presenze. Circolo dei lettori: 32 eventi × 40 partecipanti = 1.280 presenze. Festival Capua il luogo della lingua, al museo Campano: 20 eventi × 100 partecipanti = 2.000 presenze. Attività con le scuole: Capua Il luogo della lingua Junior (infanzia e medie) = 1.200 alunni. Scuole superiori: 12 incontri × 100 studenti = 1.200 studenti. La Caserma Salomone organizza almeno 3 giuramenti l’anno ciascuno dei quali registra intorno alle 5000 presenze. Ci sono poi iniziative minori che pure fanno la loro parte ma delle quali è difficile calcolare l’apporto in termini di presenze (mostre a Capuanova, manifestazioni religiose, si pensi all’incontro del venerdì Santo, manifestazioni sportive, attività del Tourig Club, domeniche a Capua con monumenti aperti, Accademia Palasciania). Veniamo ora agli attrattori permanenti che sono essenzialmente due: il Teatro Ricciardi e il Museo Campano. Il teatro Ricciardi, tra cinema, stagione teatrale ed eventi vari richiama 50000 presenze annue in gran parte di altri comuni, sia per la qualità delle iniziative che spesso vedono il confronto con registi e attori di prim’ordine, sia per il fatto che nessuna città della conurbazione casertana ha sale cinematografiche all’interno delle aree urbane. Il Museo Campano registra intorno ai 30000 visitatori l’anno, senza contare i numerosi eventi che ospita. Bisogna poi considerare anche la presenza fissa di 2000 militari della Caserma Salomone, che ospita la più grande scuola dell’Esercito Italiano e la prima divisione dell’Esercito del Mezzogiorno; il Cira, dove lavorano centinaia di persone e arrivano ogni anno centinaia e centinaia di ricercatori di tutto il Mondo; il Dipartimento di Economia dell’università Vanvitelli con i suoi 5000 iscritti. Nel complesso tra attrattori temporanei e attrattori permanenti parliamo di alcune centinaia di migliaia di presenze. Mi dite quali altre città della stessa consistenza demografica di Capua possono vantare numeri di pari livello? Siamo una città punto di riferimento della vita culturale di tutta la provincia di Caserta e una delle città che ha maggiormente beneficiato del trasferimento di funzioni metropolitane dall’area napoletana.. Questi dati, queste realtà , spiegano la crescita (e sottolineo crescita) delle attività commerciali ed anche degli insediamenti produttivi, come testimonia l’altro dato delle 30 autorizzazioni provinciali ambientali per ampliamenti o nuovi insediamenti. E ci svelano anche che questa crescita, tuttavia, non riesce a cogliere tutto il potenziale che la città offre. Dunque non c’è carenza della domanda quanto una inadeguatezza dell’offerta. Vale per le zone più vivaci della città ma soprattutto per il centro storico dove in troppi si attardano su logiche da negozio di vicinanza, anziché puntare alla riconsiderazione del loro modello di business mettendo a fuoco, studiando, la domanda vera che c’è. Facciamo un esempio, se teatro Ricciardi e Museo richiamano ogni anno quel livello di presenze e ci sono attività che non riescono ad intercettarle chi dovrebbe porsi qualche interrogativo? Se la città ospita 2000 militari e non sono molti quelli che attraversano il ponte romano di chi è la responsabilità? Degli stalli blu? Della ZTL (tra l altro concentrata in pochi giorni e onorari ridotti)? O forse soprattutto dalla presenza di poche attività che hanno saputo ripensarsi studiando la domanda, i bisogni della potenziale utenza? Perché un altro dato di fatto è questo: anche nel centro storico vi sono negozi, pasticcerie, ristoranti, pizzerie, che attirano clienti e vanno a gonfie vele. Conosco attività che hanno saputo ripensarsi e hanno visto incrementare il proprio volume di affari anche del 50/60 per cento. Va tutto bene dunque? Certamente no. Pesa su molte attività il grande cambiamento legato allo sviluppo dei centri commerciali e allo sviluppo delle nuove tecnologie. Pesa certamente lo svuotamento del centro storico successivo al terremoto del 1980 e legato soprattutto al peso delle proprietà demaniali in disuso sul totale dei beni immobili del centro. Ma pesa anche la realtà di una categoria frammentata che non riesce a creare sinergie. Quanto commercianti di Capua sono iscritti alle associazioni di categoria? Scommettiamo che si contano sulle dita di una mano? Mi pare dunque che è possibile fare di più se tutti i soggetti privati e pubblici interessati faranno la propria parte. E questo ovviamente riguarda anche il Comune che in questi quattro anni di amministrazione progressista ha cominciato a fare la propria. Innanzitutto sostenendo con finanziamenti di gran lunga più importanti del passato e con idee e progetti, gli eventi della tradizione cittadina a partire dal Carnevale. In secondo luogo promuovendo una intesa ancora più stringente con Agenzia del Demanio dello Stato, Settore patrimonio della Regione Campania, Soprintendenza ai Beni Culturali, con i quali abbiamo sottoscritto un verbale di Tavolo Tecnico Operativo con cui abbiamo condiviso i criteri di messa al bando di tutto il patrimonio demaniale della città. Sono già stati avviati i primi affidamenti: dal bastione Sperone, al Bastione Gran Maestrato, all’ex deposito del CTP.. È in corso la firma del contratto di affidamento dell’ex scuderia Olivares. Entro giugno sarà firmato il Patto di Città e saremo l unica città non capoluogo di provincia ad averlo proprio in considerazione del valore e della consistenza del patrimonio immobiliare. Ci consentirà di definire una unica strategia tra tutti gli enti interessati per valorizzare tutti i beni demaniali. Un progetto che ovviamente richiede tempi. Abbiamo coinvolto l’università cui abbiamo donato la chiesa di Santa Maria delle Dame Monache e dato in concessione la cittadella dello Sport di Via Martiri di Nassiriya, mentre l’Agenzia del Demanio sta con affidando all’Adirsu della Campania il complesso di San Gabriello perché diventi studentato. Alla provincia abbiamo concesso il giardino e una parte della Chiesa di Santa Placida per realizzare un ampliamento degli spazi esposti. Sempre con l amministrazione provinciale abbiamo avviato un piano di pulizia degli argini dell’ansa del Volturno che delimita il centro storico. Stiamo tentando di avere a Capua una sezione distaccata del Conservatorio di San Pietro a Maiella. Abbiamo ristrutturato l’ex palazzo dell’udienza in Piazza dei Giudici, divenuto sede del consorzio dell’Ambito socio sanitario dei 20 comuni del Medio Volturno, ristrutturato il primo piano del palazzo della Polizia a piazza Maiella che sarà anche sede di un Centro di Formazione, concesso all’Ente d’Ambito provinciale, che si avvia a gestire la raccolta dei rifiuti in tutta la provincia, i locali del secondo piano dell’ex Annunziata, dove erano collocati gli uffici del settore servizi alla persona, ora trasferiti nell’ex palazzo dell’ Udienza. Il Distretto dell’Asl ha rafforzato i suoi servizi territoriali nel palazzo Fieramosca e nell’ex Ospedale Palasciano dove di recente è stata inaugurata la Centrale Operativa Territoriale, il mammografo e tra qualche mese l’ospedale di Comunità e il Centro Diagnostico. Abbiamo inoltre costituito il Distretto del Commercio di Capua, riconosciuto dalla Regione Campania. L’assemblea del distretto, cui partecipano le organizzazioni del settore, Confcommercio e Confesercenti, ha approvato nei mesi scorsi il progetto “Rivivere il centro storico di Capua”. È un progetto su cui abbiamo chiesto un finanziamento regionale da investire in 4 direzioni: 1) Sinergia tra commercianti e attrattori locali per la condivisione del calendario degli eventi annuali, lo sviluppo di attività condivise; 2) creazione di una rete digitale e manutenzione di siti e infopoint fisici e digitali; 3) attività di formazione dei commercianti – relazionata a percorsi tematici – orientamento alla promozione di attività mirate allo sviluppo sostenibile del commercio nel centro storico; 4)interventi di rigenerazione urbana da realizzare attraverso il potenziamento dell’arredo urbano, con particolare riguardo anche alla sensibilizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti e riqualificazione di alcune aree a verde. Molto, dunque, si può fare ma bisogna uscire da atteggiamenti vittimistici, da rappresentazioni vecchie e fuorvianti della situazione economica e sociale della città, bisogna alzare il livello del confronto che va focalizzato sui veri problemi del commercio, promuovere l’associazionismo e la sinergia tra gli operatori, le organizzazioni sociali, le istituzioni. Le potenzialità ci sono. Serve però costruire il clima giusto per un dialogo costruttivo.
