Le elezioni anticipate e l’urgenza di una nuova alleanza riformista ed europeista

Il governo Draghi ha rappresentato la risposta alla gravissima crisi del sistema politico italiano, che, privo di coalizioni politiche credibili, aveva lasciato il Paese in balia delle onde, nel pieno di una tempesta sanitaria ed economica di portata tale da essere in grado di travolgere l’Italia. L’operazione disperata messa in campo dal Presidente Mattarella ha dato i suoi frutti. Con la politica commissariata e una larga maggioranza parlamentare a sostegno di un governo guidato da una personalità autorevole e riconosciuta in tutto il mondo, l’Italia è riuscita ad affrontare l’emergenza prodotta dalla pandemia e a non perdere l’opportunità offerta dall’Europa con il Recovery Plan, che rappresenta il più imponente piano di sviluppo comune mai visto prima, per rilanciare l’economia del continente, adeguandola al tempo stesso alla rivoluzione ecologica e digitale necessaria per vincere le grandi sfide del nostro tempo. Era chiaro, però, che quella scelta offriva alla politica italiana il tempo per rigenerarsi ed uscire dalla crisi ripensando le coalizioni e i limiti di un sistema elettorale ormai inadeguato a ricucire il rapporto logorato tra politica e società e a garantire l’omogeneità e la stabilità dei governi. Su questo secondo fronte purtroppo i risultati non sono arrivati e l’avvicinarsi della scadenza della legislatura ha prodotto il cortocircuito che ha causato la fine del governo Draghi e lo scioglimento anticipato delle Camere, in un momento reso drammatico dalla guerra in Ucraina, che sta portando il mondo intero verso una spirale inflazionistica in grado di causare una nuova recessione globale. Un quadro drammatico per tutto il mondo ma insostenibile per un Paese con alto debito pubblico come il nostro. Ancora una volta il Presidente Mattarella ha fatto la scelta giusta imponendo il voto in tempi rapidissimi, che, se sono adeguati alla necessità di mettere subito l’Italia nelle condizioni di avere un nuovo Parlamento e un nuovo governo, mettono le forze politiche di fronte all’urgenza di dare nel giro di poche settimane una risposta alla crisi del sistema politico che non sono state in grado di dare negli ultimi cinque anni. Qual è l’offerta politica su cui dovranno scegliere gli elettori il 25 settembre? Il centrodestra non c è più perché le posizioni sovraniste di Fratelli d’Italia (al momento secondo i sondaggi primo partito del Paese) e di una parte della Lega, sono incompatibili con le forze moderate della vecchia coalizione, saldamente convinte della scelta Europea. Una sua riproposizione, su cui spinge un Berlusconi ormai indebolito, ha solo motivazioni elettorali ma consegnerebbe la guida del governo, in caso di vittoria, alla Meloni che porterebbe l’Italia lontano da quell’Europa indispensabile alla sua tenuta. Lo stesso centrosinistra deve prendere atto del fallimento del tentativo di ricostruirsi sulla base di un asse tra PD e cinque stelle. La scelta di Conte di rompere con il governo Draghi e la ulteriore frammentazione del movimento rendono oggettivamente impensabile questa prospettiva, sia sul piano meramente elettorale, sia su quello della credibilità di una coalizione di governo. In pochi mesi, dunque, il sistema politico deve ripensarsi, se non vuole produrre un ulteriore allargamento della distanza che lo separa da un Paese che, in tutti gli ultimi passaggi elettorali, ha dimostrato con la crescita del non voto di essere molto lontano dall’attuale sistema dei partiti. L’unico modo per evitare che la crisi del sistema politico possa provocare conseguenze drammatiche sulla tenuta della democrazia rappresentativa, è prendere atto che non serve più costruire alleanze finalizzate solo a vincere le elezioni. I nodi sono venuti al pettine ed ora a dettare le scelte politiche devono tornare ad essere le idee, i progetti, le visioni del futuro del Paese. Solo così è possibile far tornare nei cittadini l’interesse per la politica e difendere la democrazia. Oggi lo scontro sociale e politico in Italia e in Europa è molto chiaro. Da un lato l’illusione che per difendersi dalle grandi e drammatiche emergenze del nostro tempo bisogna ritornare a chiudersi nei vecchi confini nazionali, con tutte le drammatiche conseguenze che sono ben chiare a tutti quelli che hanno consapevolezza del tempo che stiamo vivendo. Dall’altro l’esigenza di continuare sulla strada tracciata dal Recovery Plan. La strada di una nuova Europa capace di agire come una potenza globale e di contribuire a costruire un nuovo ordine internazionale. Queste alternative oggi si identificano intorno ai due partiti che nei sondaggi ancora superano il 20% dei voti: da un lato la destra estrema della Meloni, dall’atro il PD di Letta. A me spaventa l’idea di avere il governo del Paese nelle mani di un partito sovranista e postfascista. Spero pertanto che il PD sappia mettere in campo fin da subito idee e progetti in grado di aggregare tutte le forze europeiste capaci di essere coerenti con un profilo riformista di governo. Ora conta poco recriminare sui ritardi accumulati nella ricostruzione di un partito attrezzato per superare la crisi politica. La salvezza dell’Italia è legata al successo di questo tentativo ed è necessario qui ed ora fare ogni sforzo per dare al paese l’alleanza politica di cui ha bisogno.

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