Quirinale: come cambierà il sistema politico dopo il voto?

Comunque finirà la partita in corso per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica il sistema politico italiano non sarà più lo stesso. Cambierà e sarà articolato su coalizioni diverse da quelle che abbiamo conosciuto negli ultimi venti anni. I 71 franchi tiratori che non hanno votato la Casellati segnano la fine di un centrodestra che – dopo aver spostato nel 2018 la guida politica della coalizione nelle mani di Salvini e dei nazionalisti – si era già diviso sul sostegno al governo Draghi ed ora è saltato anche come coalizione elettorale. Salvini ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza come leader politico. Ha bruciato tutti i candidati di cui poteva disporre il centrodestra con un dilettantismo che ha sorpreso anche chi non lo ha mai considerato un’aquila. Se ora si accontenterà di una soluzione che salva il governo di unità nazionale si metterà apertamente contro Fratelli d’Italia. In caso contrario lo mollerà definitivamente Forza Italia. Comunque per la lega, già divisa da mesi tra l’anima governativa e quella populista, si apre una fase di non facile chiarimento interno che vedrà Salvini in difficoltà e a rischio di essere sfiduciato. Non è da escludere neppure una spaccatura del partito. Il centrosinistra dal canto suo non è più lo stesso di un tempo almeno da quando “la carica dei 101” franchi tiratori del partito nel 2013 bruciò la candidatura alla presidenza della Repubblica di Romano Prodi, fino alla debacle del 2018. Da allora né Zingaretti né Letta sono riusciti a costruire una coalizione davvero unita su un solido programma di governo. Se l’alleanza  larga di Zingaretti ha incontrato difficoltà, il campo largo di Letta è una prospettiva che sta mostrando tutta la sua debolezza, con i cinque stelle se per più divisi in mille rivoli e l’incompatibilità che si è prodotta, fin dai tempi della caduta del Conte 2, tra questi e le cosiddette forze centriste. Se le ultime amministrative ha registrato un successo è soprattutto per le divisioni interne al centrodestra e un astensionismo senza precedenti. Un bipolarismo diverso da quello “ideologico” che abbiamo avuto fin qui – che ha accentuato la crisi della politica – potrà verosimilmente imperniarsi su europeiso da un lato e nazionalismo dall’altro per ragioni sempre più evidenti. Con l’approvazione del Recovery Plan e la revisione delle regole del patto di stabilità, è questo lo scontro politico destinato a tenere banco almeno fino a quando il rischio di un ritorno ai nazionalismi in Europa non sarà superato. Solo una nuova legge elettorale che riproponga il sistema proporzionale potrebbe cambiare questo scenario. Ma per ora sembra abbastanza improbabile che questo parlamento riesca ad approvarla nei tempi comunque stretti che ci separano dalle elezioni. Intorno a quali partiti si può ricostruire un sistema di coalizioni alternative? Io penso che non si potrà non partire da PD da un lato e Fratelli d’Italia dall’altro. I partiti che pur con i loro difetti e limiti, si muovono con più coerenza rispetto alle rispettive diverse prospettive politiche. Il PD dovrà affrontare i suoi problemi interni e riorganizzare la sua struttura su basi politiche e non correntizie se vuole costruire una coalizione coesa su un programma di governo chiaro e credibile. Fratelli d’Italia invece dovrà provare a dividere la lega per allearsi con l’anima populista. I prossimi giorni e le alleanze che si determineranno per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica ci aiuteranno a capire quanto tempo avrà a disposizione la politica per provare a sciogliere questi nodi e dove approderà il processo già in atto di scomposizione e ricomposizione delle altre forze politiche.

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