Bene Mattarella bis. Ora tocca alla politica

Sergio Mattarella succede a se stesso e da stasera è il nuovo Presidente della Repubblica che continuerà per altri sette anni a garatire stabilita, equilibrio, responsabilità e rispetto della nostra carta costituzionale È una buona e bella  notizia per l’Italia dopo giorni di balletti indecorosi che hanno dato a tutti la possibilità di toccare con mano l’estrema gravità della crisi che attraversa la politica italiana e i rischi cui è esposto il Paese, ancora nel pieno di una pesante emergenza sanitaria ed economica. È la ragione che ha spinto Mattarella ad accettare come lui stesso ha fatto chiaraente intendere nelle poche parole pronunciate dopo il voto del Parlamento: “I giorni difficili trascorsi per l’elezione della presidenza della Repubblica, nei giorni dell’emergenza che stiamo ancora attraversando, richiamano al senso di responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento. Queste considerazioni impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati e devono prevalere su considerazioni e prospettive personali”. Anche l’Europa stasera ha tirato un sospiro di sollievo. L’Italia è tra i paesi fondatori dell’Unione Europea, è il Paese che maggiormente beneficia dei fondi del più imponente piano comune di investimenti pubblici della storia comunitaria ed è anche il Paese con il più alto debito pubblico delle principali economie del continente. Se salta l’Italia salta l’Europa. Il tandem Mattarella Draghi in questi mesi ha riempito un voto politico enorme ed ha restituito all’Italia credibilità sui mercati internazionali e possibilità di tornare a crescere come non si vedeva da tempo. Ora continuerà a garantire l’equilibrio necessario. Ma fino a quando? Tra poco più di un anno si tornerà al voto per il rinnovo del parlamento e la politica appare incapace di rigenerarsi. La riproposizione di Sergio Mattarella se da un lato tranquillizza e restituisce serenità al Paese, dall’altro ci dice che, dopo un anno di commissariamento di fatto della politica, il sistema dei partiti e delle coalizioni è in condizioni peggiori di prima. Il centrodestra esce distrutto dalla gestione disastrosa di queste giornate. Alle divisioni politiche prodotte dalla spaccatura sul sostegno al governo Draghi si aggiungono le conseguenze delle spinte personalistiche e delle candidature bruciate da una gestione a dir poco dilettantesca. Se prima era una coalizione priva di una comune visione del futuro del Paese ora appare improbabile anche come alleanza elettorale.  Ma anche il centrosinistra ha avuto una ulteriore dimostrazione che non basta una sommatoria di partiti per costruire una coalizione credibile. I cinque stelle escono ancora più dilaniati da questa prova perché hanno dimostrato di essere ancora lontani dal livello di maturità politica necessaria per diventare un partito di governo. Prima di pensare alla ampiezza del campo di alleanze che si vuole rappresentare bisogna ripensare i contenuti  e fare in modo che siano il pensiero e l’iniziativa necessaria per realizzarlo a determinare le alleanze sociali e politiche e non la voglia di vincere a tutti i costi. Tra poco più di un anno si vota. Con il bis di Mattarella e di Draghi il vuoto politico può essere ancora coperto per un po’. Ma ora tocca alla politica fare per tempo la sua parte per rigenerarsi e ritrovare il suo primato.

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