Quirinale: perché Salvini ha bruciato un altro candidato?

Nel giro di poche ore Salvini ha nuovamente smentito se stesso. Dopo aver bruciato Berlusconi e i nomi della rosa di centrodestra, nella serata di ieri il “capitano” della lega aveva dichiarato di essere pronto a proporre e concordare un nome superpartes con tutte le forze politiche. Era lecito pensare che avesse finalmente preso atto di non poter più seguire una strada senza sbocco pur di continuare ad accontentare la Meloni, che è parte della sua coalizione elettorale ma è all’opposizione del governo Draghi. Un gioco pericoloso ma anche inutile perché, dopo il buco nell’acqua di Berlusconi, era già evidente che sarebbe stato impossibile trovare i numeri necessari per raggiungere il quorum con un altro candidato. C’era solo da chiedersi se l’annuncio di una svolta fosse conseguenza  della conquista di Fratelli d’Italia sulla linea di una soluzione in grado di raggiungere il doppio obiettivo di salvare la futura coalizione elettorale del centrodestra e salvare il governo, o se, invece, si fosse rassegnato ad uscire dall’ambiguità per chiudere la partita del Quirinale, con l’elezione di una figura terza alla Draghi, e mantenere la lega nel governo, questa volta con tutti e due i piedi e non con un piede solo. Dopo poche ore è arrivata la notizia della candidatura della Casellati che superpartes di certo non è. Che senso ha avuto esporre la presidente del Senato sapendo che non c’erano i voti per eleggerla? Una prova di forza e di unità del centrodestra? Se era questo l’obiettivo ha raccolto il risultato opposto dal momento che la Casellati si è fermata a 382 voti (e 71 franchi tiratori). Lo ha fatto proprio per bruciare un altro esponente di Forza Italia e dare un contentino alla recalcitrante Meloni per poi poter  giustificare il cambio di linea con la scusa della mancanza di coesione tra i grandi elettori del centrodestra? Oppure il suo vero obiettivo è – fin dall’inizio di questa partita – quello di far saltare il governo per riportare la lega sulla vecchia linea di una opposizione di carattere populista e nazionalista, in grado di recuperare i consensi che ha ceduto a Fratelli d’Italia da quando ha accettato di sostenere il governo dell’europeista Mario Draghi? Delle due l’una. C’è però una terza ipotesi: siamo in presenza di un personaggio  che è tutt’altro che un leader e non sa come uscire dall’impasse nel quale si è cacciato da solo.  C’è da chiedersi: ma ci è o ci fa? Lo capiremo solo vivendo.

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