Quirinale: domani il nuovo inquilino se lega esce da ambiguità

Domani forse il parlamento eleggerà il nuovo presidente della Repubblica. Salvini pare abbia preso atto che non può pretendere di imporre un nome espresso da una coalizione che non ha i numeri in parlamento e che è anche divisa rispetto all’attuale governo. Ma deve anche capire che non regge una coalizione che vuole mantenere una prospettiva elettorale comune pur non avendo una comune prospettiva politica. Non si può tenere insieme chi è convinto che l’Italia ha un futuro solo dentro una Unione Europea che prosegue con decisione sul cammino aperto dal Recovery Plan – verso una effettiva integrazione politica – e chi lavora per tornare ad un nazionalismo senza senso nel Mondo di questo secolo. Aver pensato di poter proporre un presidente scelto insieme ad un partito di opposizione e contro la coalizione che sostiene il  governo del quale fanno parte ministri del suo partito è dimostrazione di miopia e di uno stato di confusione politica.  Il quadro politico attuale è compatibile solo con la scelta di una figura terza rispetto alle due coalizioni tradizionali e ora finalmente pare si stia lavorando in questa direzione. Il centrosinistra ha meno probleni perché consapevole delle sua debolezze legate alla diaspora dei 5 stelle e alle  divisioni con i nuovi gruppi cosiddetti centristi. Anche questi limiti sono figli dell’ assenza di una base culturale e politica comune in rapporto ai grandi problemi del nostro tempo. Tuttavia averne consapevolezza e non essere divisi sul legame con l’Europa è già qualcosa. Ed infatti pur non avendo potuto giocare una partita all’attacco ha almeno evitato lo spettacolo indecoroso che hanno offerto Berlusconi, Salvini e Meloni. Ora però Salvini deve superare un altro scoglio. Fino a che punto è disponibile ad arrivare? Tenere insieme unità della coalizione elettorale e della coalizione di governo nel voto per il presidente della Repubblica è cosa non semplice, a meno che Meloni non rinunci all’obiettivo con cui ha affrontato la partita del Quirinale e a crescere a spese della lega. Domani è probabile una fumata bianca per il nuovo inquilino del Quirinale se davvero, come hanno dichiarato stasera i leader dei partiti fondamentali della coalizione di governo, sono tutti pronti a votare una figura superpartes e ad accettare le inevitabili conseguenze per il quadro politico.

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