David Sassoli e quelle proposte coraggiose sul debito e sulla difesa dei valori dell’Europa

Questa notte alle 1,15 si è spento David Sassoli nell’ospedale di Aviano in provincia di Pordenone, dove era ricoverato dal 26 dicembre per una grave forma di disfunzione del sistema immunitario. Sassoli è stato innanzitutto un grande giornalista. Volto del TG1 molto apprezzato dalla gente per quel suo modo di informare sull’attualità con semplicità, chiarezza e soprattutto con quell’umanità che subito traspare in chi racconta i fatti partendo dalla vita delle persone più che dalle gesta o dalle dichiarazioni dei potenti. Un approccio con l’informazione non comune in un mondo nel quale sempre più si affermano il conformismo e  l’attitudine a non irritare i padroni di turno. Mi spiego così il successo delle 400 mila preferenze che ottenne nelle elezioni europee del 2009 da candidato del PD, un partito fin dall’inizio del suo percorso fortemente condizionato dai troppi comitati elettorali personali e certo non abituato a organizzare le preferenze per portare nelle istituzioni i migliori, come faceva un tempo il PCI – come pure oggi sarebbe necessario fare per rigenerare la politica e restituirgli credibilità, competenza e apertura alle forze che più possono sostenere l’innovazione necessaria per rispondere ai compiti che i tempi nuovi impongono. Lo stesso coraggio, la stessa generosità Sassoli ha dimostrato nella sua attività di parlamentare e poi di presidente del Parlamento europeo. Voglio qui ricordare due delle sue ultime coraggiose posizioni assunte sul debito pubblico e su alcune scelte di paesi dell’est europeo fortemente in contrasto con i valori fondanti dell’UE.  A novembre del 2020 nel pieno della pandemia di Covid David  Sassoli – da presidente del Parlamento europeo, carica di rappresentanza che generalmente consiglia prudenza a chi la ricopre- propose di cancellare il debito contratto dai paesi UE per rispondere a quella che era la più grave emergenza sanitaria ed economica. Si può certo dire che i tempi non erano politicamente maturi ma cosa c’era in quella posizione di così scandaloso da suscitare quella alzata di scudi e di muri che attraversò trasversalmente l’intero sistema politico compreso personalità di spicco del suo partito e del gruppo parlamentare della sinistra e dei democratici europei? Il problema del divario economico e dei debiti pubblici è il principale ostacolo all’accelerazione del processo di integrazione economica e politica dell’Europa. Oggi il 25 per cento di questo debito è nelle mani della Banca Centrale Europea che lo ha acquistato sul mercato secondario stampando danaro dal nulla. Dal 1971 – e cioè da quando Nixon dichiarò la non convertibilità del dollaro in oro, cancellando il sistema ideato a Bretton Woods nel 1944 – le monete fluttuano liberamente e la loro forza è basata unicamente sulla fiducia che si nutre di confronti degli Stati. Da allora si è pian piano affermato un processo di finanziarizzazione dell’economia e di privatizzazione della stampa della moneta che è stata una delle cause della crisi finanziaria del 2008 e della grande recessione che ne seguì. Oggi non sono solo le banche centrali a stampare moneta dal nulla ma anche il sistema bancario che – attraverso il rapporto tra patrimoni e attivi finanziari, l’uso delle obbligazioni strutturate e la produzione di derivati, che sfuggono perfino alle banche centrali – ha acquisito un potere nei fatti illimitato  di produzione della moneta. Quanto di questo debito privato è stato cancellato dalla crisi del 2008 ad oggi con l’intervento pubblico? E di fronte all’esplosione del debito pubblico e privato nel mondo, generata prima dalla crisi del 2008 e poi dalla pandemia – che è arrivato armai a superare il 300 per cento del PIL globale – non è questa forse una questione vitale con cui bisogna fare i conti fino in fondo avendo più coraggio ? La si può chiamare forse mutualizzazione del debito ma è quello che in forme diverse, ma non nella sostanza, è accaduto con il finanziamento del Recovery Plan ed è uno dei punti centrali del confronto aperto sulla revisione del patto di stabilità. La verità è che l’unico ostacolo che impedisce di affrontare in modo radicale, come sarebbe utile e giusto, la questione del debito pubblico è l’egoismo dei nazionalismi, quello stesso egoismo che alimenta il populismo, mette a rischio la democrazia rappresentativa e impedisce di affrontare in modo risolutivo una crisi finanziaria economica sociale ed ambientale di tale portata da poter travolgere il mondo intero. La seconda proposta di Sassoli che voglio ricordare è contenuta in una intervista rilasciata a Repubblica nell’ottobre scorso in relazione proprio all’allarme per la democrazia. Una intervista che stamane Repubblica ripropone e che invito a leggere, nella quale – rispondendo a domande su alcune controriforme che mettevano in discussione la supremazia dei trattati europei sulle leggi nazionali e sugli atteggiamenti disumani assunti da alcuni paesi dell’est europeo in relazione alla ripresa dei flussi migratori legati ai recenti tragici sviluppi  in Afghanistan e non solo – Sassoli lancia l’allarme sul salto di livello nell’attacco portato ai nostri valori e chiede una reazione molto ferma che arrivi a  misure drastiche “contro i populisti” fino a “lasciarli senza fondi”. Ancora una volta una posizione forse non in linea con la prudenza di chi riveste la carica di presidente di una assemblea parlamentare ma proprio per questo generosa. Una generosità che nei momenti di grave crisi è indispensabile per affrontare nodi scomodi ma decisivi.  Può l’Europa rallentare quel processo di integrazione politica – oggi vitale per poter contare in un mondo che cerca nuovi assetti e nuovi equilibri e per preservare la democrazia di fronte al pericolo populista e nazionalista – per mantenere un assetto dell’Unione che sta minando le basi delle sue istituzioni e impedisce ai paesi fondanti – che rappresentano gran parte della sua economia – di attuare quelle riforme che sono necessarie per fare dell’Europa una vera potenza globale capace di essere protagonista della riconfigurazione della globalizzazione in atto? Può far prevalere la difesa degli equilibri anche di fronte al pericolo di snaturare valori fondanti? Per onorare la memoria di David Sassoli nel modo migliore la sinistra dovrebbe riflettere più attentamente sulle sue proposte troppo sbrigativamente respinte ed archiviate. Farebbe bene ad adottare il suo coraggio e la sua generosità per ritrovare quella audacia nel pensiero, quei valori e quella vocazione al cambiamento senza i quali si perde l’anima e si finisce nella irrilevanza.

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