Voto per Quirinale riapre vuoto politico e rischio Italia

Con l’avvicinarsi della data di inizio del voto per il Presidente della Repubblica diventano sempre più evidenti i rischi gravissimi cui va incontro il Paese, in una fase nella quale c’è il bisogno vitale di saper spendere bene e per tempo i 24 miliardi della prima tranche dei fondi del Recovery Plan e di predisporre i progetti necessari per ottenere, entro il prossimo giugno, la seconda tranche dei fondi europei. Il fragile equilibrio di cui è stato garante il tandem Mattarella Draghi – che ci ha consentito di riconquistare la fiducia dell’Europa, di evitare di essere travolti dalla pandemia e di tornare a tassi di crescita come non si vedevano da tempo – sta per saltare, senza che all’orizzonte si intraveda qualche via d’uscita praticabile dalla crisi politica acuta che l’Italia attraversa da anni. Anzi è proprio il riemergere in una volta sola di tutti i peggiori difetti del sistema politico italiano a rendere il passaggio delicato della sostituzione di Mattarella un campo minato nel quale è facile possa saltare la tenuta del Paese nella tempesta sanitaria ed economica. Proviamo a ripercorre gli ultimi passaggi di una crisi politica che viene da molto lontano. La scarsa credibilità delle coalizioni tradizionali e la gravità della crisi finanziaria ed economica internazionale determinarono nel 2018 uno sbandamento dell’elettorato che fece dell’Italia il primo dei grandi Paesi europei ad avere un parlamento e un  governo nelle mani di forze qualunquiste e nazionaliste. Non ci volle molto a capire che in quelle condizioni non si poteva reggere. La tenuta delle forze europeiste nelle elezioni per il parlamento europeo del 2018, la conseguente caduta della coalizione cosiddetta gialloverde, portarono alla formazione del governo Conte due, con l’inedita e precaria coalizione tra centrosinistra e 5 stelle che, pur con tutti i suoi limiti, ha avuto il merito di ricucire il rapporto con l’Europa. L’arrivo della pandemia ha ulteriormente indebolito, in Italia e nel Mondo, le spinte populiste e nazionaliste perché ha reso evidente che nessuno si salva da solo dalla crisi epocale con la quale ancora combatte il pianeta intero. La fragile coalizione del Conte 2 non ha però retto la prova a causa del precipitare della crisi dei cinque stelle e delle divisioni interne ad un centrosinistra che nel frattempo non ha saputo fare i conti con le cause politiche della sua frammentazione. La contemporanea mancanza di un centrodestra minimamente credibile sul piano del governo, a causa della forza largamente maggioritaria della sua anima nazionalista ed antieuropeista,  non poteva che determinare un vuoto politico pericolosissimo nel pieno della crisi pandemica. Un vuoto coperto fin qui dall’iniziativa di Mattarella, dalla scelta di una personalità di grande credibilità internazionale come Draghi e dalla disponibilità di una larga base parlamentare a sostenere il suo governo – un po’ per il senso di responsabilità che la gravità della situazione ha suscitato tra le forze più avvedute, un po’ per la paura di molti parlamentari di uno sbocco elettorale della crisi politica. Paura amplificata dalla drastica riduzione del numero di parlamentari da eleggere nel futuro Parlamento. La fine del settennato di Mattarella è giunto in un momento troppo vicino alla fine della legislatura e questo rende estremamente difficile tenere insieme una coalizione di governo così eterogenea. L’importanza del ruolo assunto dalla presidenza della Repubblica in una fase di estrema debolezza del sistema politico, infatti, richiede un accordo in grado di garantire un equilibrio che vada oltre la fine di questa legislatura e che sia in grado di affrontare il passaggio elettorale. Cosa estremamente complicata per il centrodestra che non è unanime sul sostegno al governo Draghi. Fratelli d’Italia è all’opposizione e vuole cogliere l’occasione per liberare il campo da questo governo. Salvini è stato fin dall’inizio con un piede dentro e un altro fuori dalla maggioranza perché il suo partito è spaccato sulla prospettiva europeista, avendo al suo  interno un anima legata ai ceti produttivi del Nord – che hanno capito che senza l’Europa l’Italia è spacciata – e un altra che rimane profondamente antieuropeista e convinta che dalla crisi attuale si esce ripristinando in modo rigido i vecchi confini e la sovranità nazionale di un tempo ormai lontano. La proposta di eleggere Berlusconi non è il frutto solo della pretesa di un vecchio capo in declino che non ha il senso del limite e la responsabilità di un vero statista. È anche l’incapacità di delineare una nuova prospettiva politica credibile che impone di tenere disperatamente in vita una coalizione di centrodestra finita da tempo. Dire che il centrodestra è maggioranza relativa in questo parlamento ed ha perciò diritto ad avanzare una proposta, equivale ad una finzione se le forze che compongono questa vecchia  coalizione  elettorale sono oggi divise sul governo e sulla stessa visione del futuro dell’Italia. Purtroppo l’assenza di una diversa prospettiva politica le spinge a fingere di stare insieme per non compromettere una alleanza che sulla carta ha buone possibilità di vincere le elezioni politiche dell’anno prossimo. Ma vincere per garantire quale governo al Paese? È una domanda impossibile per chi si pone innanzitutto il problema della propria sopravvivenza. E così anche chi capisce bene che proporre Berlusconi sarebbe un disastro per la legislatura e per il Paese prova a salvare capra e cavoli sperando nel fallimento del cavaliere. Un gioco pericoloso perché il potere economico e la spregiudicatezza di Berlusconi, in un parlamento nel quale abbondano sbandati e “scappati di casa”, rende imprevedibile l’esito di questa partita. Anche perché le divisioni del centrosinistra – e le difficoltà dei 5 stelle di ripensarsi come una effettiva forza di governo –  hanno fino ad ora privato il gioco di un protagonista in condizione di proporre un compromesso politico credibile da offrire a tutte le forze europeiste. Perché ormai è evidente che l’unica base possibile di un compromesso politico utile al Paese si chiama Europa. Un secondo miracolo Mattarella appare al momento molto improbabile. Non resta che sperare nella divina provvidenza …

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