Ecco cosa penso delle prossime elezioni a Capua

Con largo anticipo rispetto alla data della prossima tornata amministrativa – che sarà fissata dal governo in una domenica tra aprile e giugno del 2022 – è cominciato a Capua il tam tam di indiscrezioni, previsioni, supposizioni – molte al limite delle “pippe mentali” – sui probabili candidati alla carica di Sindaco e sulle possibili coalizioni elettorali. Di ben altro impegno è il dibattito che servirebbe per una città in preda ad una crisi politica acutissima, mentre il Paese intero attraversa una fase molto delicata nella quale è in gioco la possibilità di uscire dalla ormai troppo lunga e disastrosa crisi passata prima per la grande recessione del 2008, poi per la crisi del debito sovrano in Europa del 2011 ed ora riacutizzata da una pandemia di Covid con cui conviviamo da poco meno di due anni senza che ancora si riesca ad intravederne la fine. Purtroppo di questo dibattito non vi è traccia. Comunque, considerato che ogni tanto c’è qualche organo di stampa che coinvolge il mio nome tra quelli “in corsa” per “guidare il centrosinistra” cominciamo subito a chiarire che ormai da molti anni non sono minimamente interessato a fare il sindaco di Capua, carica che ho già rivestito più di 27 anni fa, quando disponevo di ben altre energie e di ben altra pazienza. E tanto più ora che già fatico molto a riconoscermi nel mio partito e perfino ad intravedere una coalizione di centrosinistra minimamente credibile sul piano della coesione politica e di una visione condivisa del futuro della città. La storia amministrativa di Capua degli ultimi venti anni è una storia di crisi dei partiti e delle coalizioni politiche e di trionfo dei personalismi. Il centrodestra ha governato per 15 anni con coalizioni in realtà molto eterogenee sul piano politico e tutte fondate su accordi tra persone. Si è trattato di coalizioni vissute in un equilibrio fragile fino a quando ci sono state risorse da gestire e da distribuire. E non a caso hanno portato il bilancio del comune al dissesto finanziario, pur avendo svenduto una parte consistente del patrimonio comunale, l’apparato burocratico in una condizione di assoluta inconsistenza ed inefficienza per poi essere travolte dalle inchieste della magistratura. Il centrosinistra è riuscito a vincere due elezioni amministrative con coalizioni molto larghe, fondate su troppe liste civiche che di politico avevano molto poco, ed è finita in entrambi i casi con uno scioglimento anticipato del consiglio. Ora prevale tra i più l’ipotesi di costruire coalizioni civiche prive di simboli di partito e fondate su accordi tra persone di buona volontà. È una strada che non mi convince per niente perché fino ad ora non hanno fallito i partiti e la politica ma la mancanza di partiti veri e l’assenza completa della politica, intesa come teoria e pratica del governo della cosa pubblica basate su programmi e visioni del futuro elaborate collettivamente su solide basi culturali e di conoscenza dell’ordinamento amministrativo e dell’ordinamento della Stato. Ed infatti i fautori di questa ennesima ubriacatura di personalismi e localismi predicano programmi minimalisti che possono affascinare e convincere solo chi non ha alcuna conoscenza della complessità del governo della cosa pubblica né consapevolezza della storia e della natura dei problemi di una città come Capua. Così come sarebbe un errore partire dalla ricostruzione qui ed ora delle tradizionali coalizioni di centrosinistra e di centrodestra così come le abbiamo conosciute in città negli ultimi venti anni, perché alla prova dei fatti esse non sono riuscite a costruire alcun fondamento politico. Tra l’altro in questo momento la crisi delle tradizionali coalizioni politiche è conclamata anche sul piano nazionale. Il centrodestra che pure sulla carta ha un più alto consenso elettorale è diviso tra un anima nazionalista, al momento maggioritaria, e un anima moderata, che si riconosce nel popolarismo di stampo europeista. Il PD, che pure è uscito vincitore – grazie alla crisi politica del fronte avverso – dalla recente tornata amministrativa, che ha coinvolto le principali città italiane, sta provando con grande fatica e difficoltà a costruire un nuovo campo che coinvolga quel che resta dei cinque stelle e i vari cespugli del frammentato mondo delle formazioni della sinistra più radicale e del centro moderato. Un tentativo difficile che richiede tempo e un rinnovamento culturale e organizzativo impegnativo. Non a caso in Italia, come nello stesso parlamento europeo, governano coalizioni eterogenee, fondate sulla collaborazione tra popolari, socialdemocratici, liberali ed ecologisti, che però si riconoscono nella prospettiva europea. Se non ci fosse questa crisi della politica tradizionale e dell’ondata populista che da tempo investe il mondo intero, non ci sarebbe in Italia il governo Draghi. In questo quadro serve realismo. Se Capua vuole tentare una svolta che la faccia uscire dal disastro prodotto dalla lunga stagione dei personalismi e dell’antipolitica deve provare a cogliere l’occasione delle prossime elezioni amministrative per tentare di rimettere al centro i partiti e la politica. No, dunque, a coalizioni civiche ma no anche alla riproposizione di alleanze tradizionali costruite sullo schema centrodestra/centrosinistra ma in realtà prigioniere dei soliti gruppi personali che si spostano secondo convenienza da una parte all’altra. Errare è umano perseverare è diabolico. Oggi serve una alleanza politica di programma tra tutti i partiti che sostengono il governo Draghi con la sola esclusione delle forze di impronta nazionalista e delle liste civiche alimentare solo da spinte personalistiche. Una alleanza politica che riaffermi la centralità dei partiti rispetto alle persone e allinei l’amministrazione della città alla filiera nazionale per cogliere la grande opportunità del Recovery Plan come ultima opportunità che si presenta per rilanciare i progetti di area vasta da tempo abbandonati (metropolitana regionale, internazionalizzazione dell’Università e della ricerca, rilancio dell’apparato produttivo industriale ed agricolo attraverso la diffusione dell’innovazione tecnologica, diffusione di servizi avanzati, transizione energetica) che completino l’integrazione di Capua e della conurbazione casertana nell’area metropolitana regionale, in modo da costruire sulle nuove funzioni di eccellenza delocalizzate sul nostro territorio negli anni Ottanta e Novanta (Università, CIRA e centri di ricerca, logistica, energia) una prospettiva di sviluppo. Oggi lo scontro politico è tra europeismo e nazionalismi. Come avvenne nell’ultimo dopoguerra serve una alleanza larga per l’Europa che sconfigga definitivamente il pericolo populista e di chiusura nazionalista. Serve liberare le città da localismi e particolarismi. Solo nell’ ambito di questa prospettiva i partiti e le coalizioni tradizionali possono provare a rigenerarsi, per tornare in un futuro che non vedo vicino a rappresentare i poli di un nuovo, normale sistema bipolare. Certo nella situazione data non è semplice. Occorre che i partiti si aprano alle forze migliori, rinnovando il proprio personale politico, e provino a riaprire tra loro il confronto su un progetto credibile per la città mettendo da parte interessi delle singole forze. Occorre provarci in pochi mesi. Ma ne vale la pena perché tutto il resto di cui si sente parlare appartiene ad un passato infelice. Continuare sulle strade già percorse ci farebbe rivivere un vecchio film che non suscita più interesse – come la scarsa partecipazione al voto registrata anche alle elezioni amministrative dimostra – e che può solo aggiungere altri danni a quelli già pesanti che sono sotto gli occhi di tutti. Dipende da quel che ancora resta della politica ma anche dalla forze vive della città che non possono e non devono rimanere solo a guardare. Il futuro è nelle mani di tutti noi. Ciascuno può e deve fare la propria parte.

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