I buoni dati economici preoccupano i mercati finanziari

Siamo abituati alle apparenti bizzarrie dei mercati finanziari. Dopo il crollo del marzo scorso abbiamo assistito ad un recupero altrettanto rapido, nonostante i duri colpi che la pandemia ha inferto all’economia. Recupero, ovviamente, spinto dalle risposte – pronte e senza precedenti – delle banche centrali e dei governi in termini di politiche monetarie e fiscali ma anche dalla velocità con cui il mondo scientifico ha consentito l’avvio delle campagne vaccinali. Ora, nonostante la diffusione di nuove varianti del virus, i contagi nel mondo sono in discesa mentre sul fronte economico sono arrivati buoni dati. Eppure sui mercati si avverte un certo nervosismo. Come spiegare questa contraddizione? Cominciamo con le buone notizie. Negli Stati Uniti è ritornato un clima di fiducia. La produzione industriale è rimbalzata e le vendite al dettaglio sono aumentate a gennaio del 5,5 per cento. È la conseguenza delle politiche fiscali di sostegno ad economia e famiglie avviate nei mesi scorsi che cominciano a farsi sentire. Nel frattempo il Congresso si appresta a varare un nuovo consistente piano di aiuti anche più corposo di quello del dicembre scorso e Biden già prepara un piano di investimenti in infrastrutture di 1900 miliardi. I mercati asiatici sono stati in gran parte chiusi a causa del capodanno lunare ma, come ben sappiamo, a partire dalla Cina, la ripresa è abbastanza sostenuta ed è prossimo il raggiungimento dei livelli pre – covid. In Europa, invece, la produzione industriale migliora, spinta anche dalle esportazioni, mentre continuano a contrarsi i servizi. Tuttavia lo sblocco del Recovery Plan e il nuovo governo Draghi in Italia lasciano sperare una prossima accelerazione, anche se più lenta rispetto alle due superpotenze (ma questo è un dato non nuovo). Paradossalmente è proprio questa situazione economica in miglioramento a preoccupare i mercati. Si teme che – con il calo della infezioni nel mondo, i dati macro positivi e la spinta che può arrivare dai nuovi stimoli fiscali – l’economia possa surriscaldarsi, spingendo l’inflazione e mettendo in difficoltà le politiche accomodanti delle banche centrali. Insomma, con il debito pubblico e privato arrivato alle stelle, una inversione nelle politiche dei tassi può mettere fine alla festa che fin qui ha caratterizzato i mercati finanziari. Pressioni sull’inflazione stanno effettivamente arrivando dall’aumento dei prezzi delle materie prime e dei costi alla produzione. I tassi sul decennale USA hanno avuto immediatamente un rialzo e si sono mossi perfino quelli sui titoli tedeschi. Tuttavia queste preoccupazioni sono, forse, solo la scusa per qualche presa di beneficio dopo la corsa delle azioni. Preoccuparsi dell’inflazione con la disoccupazione ancora alta, a causa degli effetti delle misure restrittive tutt’ora presenti in diverse parti del mondo, è davvero troppo. Tanto più che le banche centrali hanno più volte ribadito che i tassi rimarranno bassi anche in presenza di qualche spinta inflazionistica. Fermo restando l’approccio prudente – sempre consigliabile per l’imprevedibilità dei nostri tempi – continuo a ritenere che l’attenzione più grande va mantenuta sulle mutazioni del virus e sugli effetti di queste mutazioni sull’efficacia dei vaccini. Se l’economia si è dimostrata resiliente in tutti questi mesi drammatici, quando dalla pandemia si uscirà la ripresa sarà poderosa e le politiche monetarie rimarranno accomodanti, come la storia degli ultimi 10 anni dimostra. E questo è quello che davvero interessa i mercati

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