Un governo antisovranista

Draghi ha confermato la sua capacità di sintetizzare in poche parole gli obiettivi di fondo che persegue. Non si è smentito neppure nei panni per lui inediti di premier e di politico di fatto. “Non c’è sovranità nella solitudine”: sfido chiunque a trovare una sintesi più efficace per tracciare il profilo politico che intende dare al suo governo. Sovranista ed europeisti è questo il conflitto politico che si è aperto con la Grande Recessione del 2008/2009. Rispetto a questo conflitto politico Draghi si è schierato senza ambiguità dalla parte degli antisovranista, intendendo ovviamente per sovranità quella qualità giuridica di uno stato nazionale quale potere originario e indipendente da ogni altro potere. Uscendo dalle semplificazioni è corretto aggiungere quel nazionale dopo sovranità. È evidente infatti che qui non si tratta di mettere in discussione il potere autonomo e indipendente da ogni altro dello Stato in quanto tale ma di prendere atto che lo Stato nella sua dimensione nazionale non è in grado di esercitare la sua sovranità nei confronti dei poteri globali come le grandi concentrazioni finanziarie ed economiche. Non è questione giuridica ma, se mi lasciate passare il termine, di massa critica sufficiente per essere nei fatti in condizione di esercitare quella indipendenza e quella autonomia. A volte le semplificazioni politiche traggono in inganno ed è il caso della contrapposizione sovranismo e Antisovranismo. Antisovranismo non deve essere inteso come contrarietà alla sovranità del pubblico nei confronti del privato ma come presa d’atto che – nel mondo dei giganti nel quale viviamo oggi – l’unica sovranità possibile della mano pubblica si può realizzare solo nella dimensione sovranazionale, che nel nostro caso corrisponde al processo di integrazione politica dell’Europa. Ecco l’efficacia e la chiarezza di quella frase: “Non c’è sovranità nella solitudine”. Ma nel caso nella sua maggioranza ci fosse chi ha la faccia così di bronzo da fare finta di non comprendere neppure una sintesi così chiara ecco arrivare parole inequivocabili dirette a chi sta provando a sostenere il suo governo giocando sugli equivoci e sull’ambiguità: “Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione”. Salvini che qualche ora prima aveva dichiarato che l’Euro non è irreversibile è avvisato. Draghi ha parlato avendo Giorgetti seduto al suo fianco. La lega sa che non potrà giocare. Il sostegno al governo costa un cambio radicale di linea politica. Si può solo prendere o lasciare. Ecco perché fin dal momento dell’affidamento dell’incarico a Draghi ho detto che il suo governo potrà solo trovarsi nella condizione di non riuscire ad avere più la maggioranza ma non certo di deragliare rispetto agli obiettivi chiarissimi affidati da Mattarella ad una personalità la cui storia rappresenta una garanzia assoluta. Draghi è certamente un banchiere di valore internazionale. Un tecnico competente che ha però sempre dimostrato di avere un orientamento politico preciso che non è desumibile solo dalle scelte compiute alla guida della BCE. Chi ha seguito con attenzione la sua brillante carriera di “tecnico” ricorderà la sua intervista di sei anni fa nella quale si defini un “Socialista liberale”.

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