I mercati al ritmo dei vaccini (ma in Italia guardano solo Draghi)

Dopo la prima metà di gennaio abbiamo avuto la peggior settimana delle borse dal mese di Ottobre. Poi, di seguito, un rapido recupero e, pare, il ritorno ad una relativa calma. A cosa è dovuto questo ripresentarsi della volatilità? Nelle settimane a cavallo di capodanno erano arrivate molte notizie positive: l’accordo tra Regno Unito e UE, che ha scongiurato la tanto temuta hard Brexit; il via definitivo al bilancio UE e al Recovery Fund da parte degli ultimi paesi recalcitranti; la conquista della maggioranza dei democratici in entrambi i rami del congresso e l’insediamento di Biden- che hanno dato ulteriore slancio all’attesa di forti stimoli fiscali; e infine l’inizio delle campagne vaccinali, che fanno intravedere la fine della pandemia. Anche i dati economici hanno confermato le attese di aumento degli utili e la forte ripresa cinese in atto, frenata a stento solo dalla sua stessa forza, per la carenza di container e navi che hanno fatto alzare i prezzi dei trasporti marittimi. Gli USA seguono a ruota e alla fine del primo semestre dell’anno già recupereranno i livelli pre-pandemia. Più lenta la ripresa europea. Certo un qualche effetto negativo sui mercati lo hanno avuto i forti acquisti in azioni – da parte di trader privati riuniti in Community – in contrasto con le posizioni corte assunte dagli Hedge Fund sui titoli di una catena di negozi di videogiochi. Ma si è trattato di un bel colpo una volta tanto inferto alla speculazione finanziaria, che però non spiega tutto. Più di ogni altro evento hanno inciso sui ribassi le incertezze legate al rallentamento nella produzione dei vaccini e soprattutto alla diffusione di nuove varianti del Covid 19, di cui bisogna capire meglio la portata. Poi sono arrivate buone notizie da Israele, che è più avanti di tutti nella campagna vaccinale, con dati che rivelano una notevole riduzione dei contagi. Anche da Gran Bretagna e USA sono arrivati buoni dati sulla percentuale di vaccinati. Ed sono subito tornati prima il recupero poi la calma. Una calma apparente perché ormai è chiaro che i mercati si muoveranno seguendo le notizie sul fronte dei vaccini e degli studi in corso sulla loro efficacia nei confronti delle tante varianti che stanno spuntando in diverse parti del Mondo. Questo vale però per i mercati internazionali mentre fa eccezione la Borsa Italiana. Per i mercati finanziari “nostrani” conterà soprattutto l’esito del tentativo di Mario Draghi di dare all’Italia un governo “all’altezza” della gravità della situazione sanitaria ed economica. È un esito tutt’altro che scontato ma i mercati finanziari ci credono e scommettono. È bastato il conferimento dell’incarico per vedere lo spread passare da 114 a 105 punti base e il nostro MIB salire del 2 per cento. Il decennale italiano rende oggi intorno allo 0,56 per cento e questa è una buona notizia per il costo del nostro debito. Stamane, inoltre, l’Investment Manager di Pictet Asset Management ha ipotizzato una compressione di altri 20/30 punti base dello spread, con discesa fino a 70, in caso di successo di Draghi ma un ritorno in area 150 se si andrà ad elezioni anticipate. Un motivo in più per fare il tifo per lui.

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