Architettura a Capua: “Si può fare” interviene Enzo Battarra

Continua il dibattito sul Palazzo ad angolo con Piazza Etiopia. Interviene Enzo Battarra che – con il suo articolo sul “Mattino” dell’otto dicembre del 2020 (lo riporto di seguito a questo suo nuovo articolo scritto per il mio blog) – lo ha acceso, suscitando decine e decine di interventi su fb.

La bellezza di una città come Capua è un valore indiscutibile. Nasce anche dal fatto che nel centro storico ci sia un’omogeneità del costruito, nella maggior parte riferibile a una precisa epoca storica. Ma questo non significa che non si possano inserire in tale contesto segnali del contemporaneo. Tutte le epoche storiche più sono state innovative e più hanno ospitato al loro interno i semi di una ricerca formale in avanzamento.
Chi pensa che non si possa “fare” architettura a Roma o a Venezia sbaglia di grosso. Si è fatta e si deve fare. A volte gli interventi sono più appropriati, altre volte meno. E Capua non può sfuggire alla regola. La grande bellezza viaggia oltre i secoli e le mode.
Se la ricerca si fosse fermata, non sarebbero esistiti i grandi di ogni epoca della letteratura, della musica, dell’arte. Così come non sarebbero mai nati i movimenti “rivoluzionari”. Nelle loro epoche tutti i grandi hanno avuto difficoltà a essere apprezzati e capiti, proprio perché guardavano avanti, mentre la maggior parte delle persone guarda indietro. Ma se questi geni si fossero fermati, oggi non avremmo Mozart o Foscolo o Picasso o Pasolini. E se la ricerca si fosse fermata in campo scientifico non ci sarebbero stati Galileo Galilei o il vaccino anti-Covid. Perché per l’architettura dovrebbe essere diverso?
Legittimo è il timore per la contaminazione virale della pandemia in corso, ma non ci deve essere nessuna paura a lasciarsi contaminare dalla contemporaneità. Altrimenti si rischia di vivere rimpiangendo sempre la fantomatica età dell’oro. Bisogna vivere i propri tempi. E sforzarsi anche di capirli, quando si ha difficoltà a interpretarli.
Questi anni saranno ricordati per quello che è stato prodotto, non per quello che è stato conservato. Fa scalpore pensare che qualcuno si indispettisca perché a Capua si faccia architettura, tra l’altro con tutte le difficoltà legate da anni alla crisi economica. L’Aulario del Vescovado a Capua fa bella presenza di sé per le strade del centro cittadino. Posto sulla riviera casilina, guarda verso il fiume e il ponte vecchio. Suggestiva è proprio la veduta dal Volturno, dal fiume, incidendo con eleganza sul riverfront capuano.
Il progetto è degli architetti Luca Branco e Vincenzo Rossetti con la consulenza scientifica esterna del professore Massimiliano Rendina, architetto sammaritano, docente universitario al Dipartimento di Ingegneria della Vanvitelli. A loro è toccato il delicato compito di ricucire l’antico e il contemporaneo nella maniera più adatta alla storia che stratifica virtuosamente la bellissima città. Alla realizzazione dell’opera hanno provveduto anche gli ingegneri Massimo Sapio e Gaetano Lo Sapio per il progetto delle strutture e per la direzione dei lavori. Hanno collaborato provvedendo ai modelli gli architetti Ilaria Baldascino e Ileana Decato.
Ambito dell’intervento è stata l’area del centro storico di Capua limitrofa al Duomo e a piazza Etiopia, anni fa già luogo di un concorso di idee bandito dall’Ordine degli architetti di Caserta. Qui aleggia il profilo porticato di un pezzo significativo di città compreso tra fiume Volturno e città, quasi del tutto distrutto nel 1943 dal bombardamento alleato che micidiale colpì il ponte romano e quanto confinava dell’impronta dell’antica Casilinum. La nuova struttura è posta a chiusura d’angolo dell’intera insula diocesana nella quale è presente la cattedrale di Capua e contiene i locali di ministero pastorale.
Non c’è nessuna spregiudicatezza e nessuna spettacolarizzazione. È un intervento architettonico attuale, sobrio e rispettoso del contesto, del territorio, del fascino della Capua medievale. La storia si coniuga con l’attualità. Le forme assecondano il paesaggio urbano, pur non rinunciando a una loro caratterizzazione. C’è un vento di novità a Capua. E l’architettura ne è protagonista.

Enzo Battarra

Enzo Battarra, nato a Napoli il 7 luglio 1959, è iscritto all’Ordine dei Giornalisti di Napoli dal 1980. Attualmente collabora con il quotidiano “Il Mattino” me con il webmagazine culturale Ondawebtv. Laureato in Medicina e Chirurgia nel marzo del 1983, si è specializzato in Dermatologia e Venereologia nel 1987. È attualmente responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia e Malattie Veneree dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta.
Si occupa di critica d’arte e giornalismo culturale dal 1976, collaborando anche con riviste specializzate d’arte di rilievo internazionale. È stato redattore negli anni Ottanta della rivista “Drive in”. Ha scritto i testi critici per numerose monografie di artisti. Ha pubblicato il racconto “Le mie creature”, edito da Juliet Editrice Trieste e L’Alfabeto Urbano Napoli.
Nel 2001 ha pubblicato il libro Arte in Terra di Lavoro 1945 – 2000.
Ha collaborato e collabora attivamente con gallerie in ambito nazionale. Ha tenuto relazioni sui temi dell’arte in numerosi convegni nazionali. Ha realizzato numerose mostre, anche internazionali.

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