Capua: dopo l’adozione del PUC lavorare per blindarne l’esito positivo in Provincia

Il 23 dicembre la giunta comunale ha adottato il PUC, il nuovo strumento di pianificazione urbanistica che la città attende invano da decenni. Lunedì 11 gennaio la delibera di adozione sarà pubblicata all’Albo Pretorio del Comune. Entro i successivi 15 giorni, delibera e allegati saranno pubblicati sul Bollettino della Regione Campania. Da quel momento in poi scatteranno i 60 giorni per la presentazione di contributi da parte di cittadini, forze sociali e politiche. L’amministrazione dovrà poi valutarli e approvare definitivamente il piano, integrandolo con i contributi ritenuti utili. Sarà quella la delibera di PUC definitiva su cui si pronuncerà l’Amministrazione Provinciale. C’è, dunque, ancora un importante tratto di strada da percorrere per arrivare all’approvazione di un PUC pienamente coerente con il Piano Territoriale di Coordinamento, condizione necessaria perché possa superare la verifica dell’Accordo di Programma. Sia la giunta Centore, sia il commissario prefettizio, sia, da ultima, la giunta Branco, hanno approvato indirizzi programmatici nuovi per mettere in coerenza il PUC con la pianificazione urbanistica sovraordinata, apportando modifiche sostanziali al PUC approvato in precedenza dalla giunta Antropoli. Tuttavia, e non poteva essere diversamente, pur avviando formalmente una nuova procedura, il piano adottato a dicembre 2020 – redatto dallo stesso progettista del precedente – risente ancora per alcuni aspetti della storia pregressa, estremamente travagliata, che aveva portato alla revoca dello strumento urbanistico adottato dal consiglio comunale il 31 luglio del 2012. È importante ricordare che quel piano non superò la verifica di compatibilità con il PTC e di conformità con la normativa nazionale e regionale condotta dal Settore Urbanistica della Provincia (che si concluse con “esito negativo”, comunicato al Comune di Capua nell’agosto del 2013). Le ragioni di quell’esito erano solo in parte legate a problemi procedurali – in quanto il PUC del 2012 era stato adottato con le procedure della vecchia legge regionale n 16 ma dopo l’approvazione e l’entrata in vigore del nuovo PCTP ed era privo dei piani di settore previsti dalla stessa legge 16. Nella relazione del Settore Urbanistica della Provincia, infatti, altre a ricordare che la mancata coerenza e conformità del PUC di Capua al vigente PTCP della Provincia di Caserta costituiva motivo di improcedibilità istruttoria, sottolineava tre rilievi tecnici di sostanza: 1) il mancato adeguamento alle prescrizioni, modificative del PUC adottato, contenute nel parere di Valutazione di Impatto Ambientale ambientale e VAS, formulato dalla Commissione Regionale; 2) la previsione all’anno 2019 di un totale di 2960 nuovi alloggi, in contrasto con le norme del piano provinciale che attribuiscono un numero di alloggi pari a 2298 unità. Una eccedenza di 662 alloggi, cui si aggiungeva la mancata detrazione di “tutti gli alloggi autorizzati dal gennaio 2008 fino al momento dell’adozione; 3) la previsione di “nuove aree produttive per un’estensione di 54 ettari, senza alcuna analitica dimostrazione circa tale effettiva necessità come richiesto dal PCTP, nel generale principio … della inderogabile necessità della conservazione e tutela del suolo agricolo”. Di fronte a queste puntuali argomentazioni l’amministrazione comunale dell’epoca avrebbe dovuto revocare il piano, rielaborare e riadottare un PUC coerente con il PCTP e con i rilievi effettuati dal settore urbanistico della Provincia. La strada scelta fu invece diversa: un braccio di ferro prima sul piano politico, poi anche su quello giudiziario, nel tentativo di ottenere l’impossibile. Forse in giunta e in Consiglio comunale non esistevano le condizioni politiche per ridimensionare le scelte fatte. La conseguenza, però, è sotto gli occhi di tutti. A distanza di otto anni da quella scelta la città di Capua è ancora priva di un piano urbanistico. Il lavoro svolto dalla giunta Centore in poi, ha portato prima all’ approvazione di un nuovo preliminare di Puc, con delibera di giunta del 31 gennaio 2020, e, successivamente, alla approvazione, nell’agosto dello stesso anno, di indirizzi programmatici integrativi per rimodulare quel preliminare alla luce degli effetti sull’economia e sul comparto edilizio della pandemia da Covid 19. Questi passaggi hanno introdotto diverse novità rispetto al piano precedente: a) previsioni urbanistiche in linea con il PCTP; b) una più compiuta definizione del sistema delle infrastrutture e della viabilità, in funzione del processo di maggiore integrazione di Capua nella conurbazione casertana e nell’area metropolitana regionale”; c) una migliore definizione “delle aree produttive sia lungo la S.P. n 4 sia lungo la ferrovia Napoli Roma; d) l’implemento delle aree già costruite solo mediante “attrezzature (verde e parcheggi) indispensabili alla loro fruizione”; e) interventi di riqualificazione urbana e recupero sia a S Angelo che a Capua centro (dove sarebbe sbagliato parlare solo in termini di conservazione del patrimonio edilizio storico dal momento che il 70 per cento di esso subì devastazioni nel bombardamento del 1943 e una successiva ricostruzione di pessima qualità urbanistica). Ma siamo solo all’inizio. La fase che ora si apre è preziosa per formulare contributi che non solo migliorino le scelte fatte, senza compromettere la compatibilità con la pianificazione sovracomunale, ma chiariscano quei punti su cui, nel dibattito che si è svolto fin qui, sono state sollevate perplessità – in particolare da parte del circolo del PD – in merito all’esigenza di indicazioni di maggiore dettaglio per blindare l’esito positivo dell’approvazione finale da parte della Conferenza di servizi in Provincia. L’obiettivo, infatti, non può essere solo quello di approvare un Puc che raccolga i più larghi consensi possibili in città. Capua ha bisogno di un piano urbanistico che superi in tempi rapidi tutti i passaggi successivi all’approvazione da parte del Comune. Serve un PUC effettivamente operativo che rappresenti per amministratori, forze sociali, mondo delle imprese, uno strumento di reale promozione e guida dei processi di trasformazione e di sviluppo economico, di cui la città ha bisogno per assolvere fino in fondo – unitamente alla conurbazione casertana – quella funzione di punto di riequilibrio e di riqualificazione dell’area metropolitana regionale che rappresenta l’aspetto più rilevante delle dinamiche economiche e sociali in atto in Campania e nel Mezzogiorno. Ed è in questa prospettiva che voglio segnalare al confronto due questioni secondo me fondamentali per evitare possibili fasi di stallo in sede di Conferenza di servizi. La prima attiene alla questione dei criteri di DIMENSIONAMENTO dell’offerta residenziale del PUC. Nella relazione si indica la quota residenziale a 2095 alloggi, al di sotto dei 2298 previsti dal PCTP. Tuttavia mancano riferimenti di maggiore dettaglio in relazione alla coerenza con i dati demografici e alla distribuzione del fabbisogno individuato tra nuove aree di sviluppo e interventi di riqualificazione e di recupero urbano. A proposito dell’analisi demografica, la relazione nella parte iniziale aggiorna il quadro all’anno 2019 ma nel capitolo relativo al dimensionamento si limita a ragionare sui dati del censimento del 2011. Ma dal 2011 al 2019 la popolazione di Capua è diminuita di ben 988 abitanti, nonostante l’incremento di stranieri residenti di 519 unità. Inoltre nella parte che si occupa del censimento delle abitazioni attuali si evince che su 8480 abitazioni ben 1667 sono vuote. È vero che nella relazione si sostiene che una parte di questo patrimonio edilizio, ricadente nel tessuto urbano storico e nelle aree limitrofe, risulta inidoneo all’uso abitativo, ma mancano, però, indicazioni di dettaglio che sono indispensabili per dare credibilità alle previsioni. Va inoltre considerato che dal fabbisogno abitativo individuato per Capua dal PCTC devono essere sottratte le unità abitative realizzate con le licenze rilasciate dal 2008, come sottolineato nella citata relazione del settore Urbanistica della provincia del 2013. Insomma, sia per tenere nella giusta considerazione l’esigenza di recupero di un centro storico di grande valore architettonico, sia per evitare rilievi sul dimensionamento da parte della Conferenza dei servizi, bisogna chiarire meglio, in dettaglio, il rapporto tra interventi di riqualificazione urbana, di recupero urbano e ciò che si intende realizzare nelle nuove aree di sviluppo. Vanno inoltre valutati in modo più preciso i dati demografici in modo tale da rendere coerente il dimensionamento complessivo, anche riducendo, se necessario, gli indici nelle aree di nuova espansione. E’ cruciale far arrivare in provincia una proposta inattaccabile sotto il profilo della coerenza con gli indirizzi strategici della pianificazione regionale e provinciale. La seconda questione che voglio sottoporre al dibattito tra le forze politiche e sociali riguarda la grande area industriale che si prevede, giustamente, in zona Cira/Aeroporto. Ho già ricordato la sottolineatura contenuta nella relazione del settore urbanistica della Provincia in relazione all’esigenza di fornire motivazioni di dettaglio sulla questione delle aree industriali. Su questo punto la relazione di sintesi rimane debole. Infatti essa non mette in rilievo il ruolo del Cira e la potenzialità che esso rappresenta in rapporto all’esigenza di riorganizzazione dell’industria aeronautica presente nell’area metropolitana regionale, che rappresenta il 20% di quella nazionale. Si tratta di una carenza non causale. Ciò che emerge dalla lettura della relazione è l’assenza di ogni riferimento ai processi di riorganizzazione di quella Città – Regione che il piano provinciale individua nella grande conurbazione – estesa lungo un arco di 100 Km da Capua a Caserta a Napoli fino Salerno e Battipaglia. Al tempo stesso si propone una visione parziale della realtà industriale casertana, omettendo di sottolineare che, nonostante il processo di deindustrializzazione intervenuto negli anni Ottanta, tra Napoli e Caserta c’è la più grande area industriale del Mezzogiorno, che è anche una delle più grandi e più ricca di infrastrutture del Paese (porto, interporto, aeroporti, rete ferroviaria, ricerca). Sono le dinamiche di riorganizzazione che investono questa che è di fatto l’area metropolitana Campana ad aver determinato nel corso degli anni novanta l’insediamento delle facoltà del secondo Ateneo Campano nelle città della conurbazione casertana, l’insediamento a Capua del CIRA, l’ampliamento della pista dell’aeroporto Salomone decisa dall’ENAV, la localizzazione di un primo nucleo di industria aeronautica, la Scuola Militare. Sono gli stessi processi che giustificano gli interventi infrastrutturali previsti nel PUC adottato. Recuperare nella relazione di accompagnamento degli elaborati uno spazio forte di descrizione e d consapevolezza di questo contesto urbanistico, infrastrutturale e produttivo di valenza meridionale, di cui il territorio di Capua è parte importante, è certamente uno dei punti di forza per accompagnare le scelte compiute con quelle motivazioni di dettaglio che mancavano nel PUC del 2012. Insomma, l’impressione che ho ricavato dalla lettura della relazione di sintesi di accompagnamento del PUC è che, accanto al recepimento dei nuovi indirizzi, permangono retaggi della impostazione del vecchio piano che possono compromettere un cammino spedito dell’iter di definitiva approvazione del nostro nuovo strumento urbanistico. Ecco perché auspico che, in questi tre mesi che ci separano dall’approvazione definitiva del PUC da parte della giunta comunale, si svolga un dibattito costruttivo in grado di favorire un approdo positivo del percorso aperto dalla delibera di adozione del piano. Il mio blog è aperto a quanti vogliono dare il loro fattivo contributo.

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