Con incertezze politiche in USA e pandemia ai mercati finanziari non resta che concentrarsi sui megatrend

La seconda ondata della pandemia non ha prodotto solo incertezze sulla portata delle difficoltà dei prossimi sei mesi ma anche sull’esito dello scontro politico negli USA, che è di gran lunga l’evento destinato a pesare di più sulle prospettive dello scontro tra progresso e conservazione che è in corso dal 2008. La grave emergenza che stanno vivendo gli Stati Uniti, infatti, ha prodotto il raddoppio del voto per posta con l’effetto di ritardare il conteggio dei voti. Al momento Biden è in vantaggio ma l’esito ancora aperto in alcuni stati chiave non esclude una possibile vittoria di Trump che, tra l’altro, annuncia ricorsi legali che potrebbero allungare ulteriormente i tempi della proclamazione del vincitore. Tuttavia è molto probabile che, chiunque dei due vinca, il nuovo presidente possa non avere la maggioranza in entrambi i rami del Congresso. Se vincerà Trump, infatti, è certo che la Camera sarà saldamente nelle mani dei democratici. Se a vincere sarà invece Biden al momento è probabile che non controllerà il Senato. E’ l’esito che piace meno ai mercati perché un equilibrio politico di questo tipo costringerà qualsiasi presidente a dover ricercare un compromesso su tutte le questioni fondamentali. E’ accaduto con Obama, costretto ad una manovra di politica fiscale dimezzata rispetto alle esigenze poste dalla portata della Grande Recessione del 2008 ed è accaduto con Trump, impossibilitato a decidere sulla seconda manovra fiscale con cui fronteggiare la seconda ondata del Covid 19. Non sottovaluto, ovviamente, la portata della crisi sanitaria in atto. I mercati ne hanno risentito molto, come era naturale che fosse. Ma dopo il tonfo di marzo abbiamo visto una risalita clamorosa degli indici di borsa nel corso dell’estate. L’avvio della seconda ondata ha prodotto, a partire da settembre, una certa volatilità sui mercati ma fino ad ora molto lontana dai livelli conosciuti in precedenza. E’ probabile che nei prossimi mesi l’avversione al rischio tenda a salire ma probabilmente senza provocare gli sconquassi del marzo scorso. Infatti, la pandemia finirà e il mix di politiche monetarie e fiscali – sostenuto da Banche Centrali e governi in tutto il mondo – lasciano prevedere un nuovo rapido recupero. L’incertezza politica, invece, segnala quanto sia ancora tutta aperta la partita sulla risosta che bisogna dare alla Grande Crisi che stiamo attraversando dall’inizio del secolo in conseguenza della insostenibilità sociale, finanziaria ed ambientale del modello neoliberista. Se la pandemia ha arginato l’ondata populista scatenata da quella crisi – e dal conseguente malessere che ha investito i ceti medi – per le ragioni che sono state ampiamente esaminate in questo blog, la profondità delle divisioni e l’asprezza dello scontro che divide come non mai la società americana ci dicono che il mondo è ancora molto lontano dal trovare un nuovo equilibrio dopo gli scossoni intervenuti negli ultimi vent’anni. Insomma è ancora presto per capire se prevarranno le spinte nazionaliste e protezioniste o lo sforzo necessario per costruire un nuovo ordine internazionale. In assenza di una risposta chiara netta su questo punto dovremo convivere a lungo con l’inondazione senza precedenti di liquidità e le politiche monetaria dei tassi a zero che – se hanno evitato il fallimento e ancora riescono a garantire almeno un galleggiamento del sistema – provocano anche distorsioni profonde sul piano sociale, economico, finanziario e ambientale alla lunga insostenibili. In particolare le conseguenze di tutto ciò per il risparmio e per i mercati finanziari equivalgono ad una rivoluzione senza precedenti che mette in discussione consolidati modelli di gestione. Con i rendimenti negativi la correlazione avversa tra obbligazioni ed azioni è ridotta al minimo e con essa la capacità dei bond di proteggere i portafogli degli investitori. Una condizione che spinge a prendere qualche rischio in più nonostante la volatilità dei mercati strettamente legata al clima permanente di incertezza. L’unica convinzione che possiamo assumere è quella legata ai trend strutturali di lungo periodo che con la pandemia hanno subito una significativa accelerazione. In particolare l’importanza della sostenibilità nelle scelte dell’economia – in conseguenza della estrema gravità raggiunta dagli effetti dei cambiamenti climatici e dell’abbassamento dei costi di produzione del fotovoltaico e dell’eolico. E poi la sempre più spinta innovazione tecnologica e la maggiore attenzione alla salute che comportano investimenti sempre più importanti per i dispositivi tecnologici e per la sanità. Sono questi i settori dell’economia destinati a garantire buoni guadagni nel lungo periodo. Forse non è molto ma è comunque qualcosa. Almeno per chi ha la possibilità di poter contare su orizzonti temporali lunghi e sa come proteggersi nel breve dall’elevata volatilità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...