Vittoria del PD ma ora Zingaretti porti fino in fondo il cambiamento del partito

Un dato appare già chiaro dai primi risultati relativi al referendum costituzionale e alle elezioni regionali. La vittoria del SI è stata netta ma nessuno può dire che questa chiara scelta dell’elettorato sia la conseguenza dell’ondata demagogica e antipolitica che nel 2018 ha prodotto il parlamento più populista della storia del Paese. La battaglia per il si è stata sostenuta, infatti, dal PD sulla base di motivazioni molto diverse da quelle che ispirarono l’inizio del cammino di questa riforma, incentrate sulle puerili posizioni dei 5 stelle tutte legate alla risibile questione del costo della politica e della lotta alla presunta casta. Dell’ esigenza di ridurre il numero dei parlamentari, dopo la nascita del parlamento europeo e l’istituzione delle regioni, fu il PCI a parlarne per primo per rispondere al radicale cambiamento intervenuto nell’architettura istituzionale del Paese e alla necessità di consentire al parlamento di svolgere meglio la sua nuova funzione. Se la vittoria del si può ora rappresentare l’avvio di un più ampio processo di riforme – che affronti i nodi del superamento del bicameralismo perfetto e di un sistema elettorale che ha dato troppi poteri ai vertici dei partiti nella selezione dei parlamentari – è grazie a questa scelta del PD e al contestuale risultato delle elezioni regionali che segnalano un buon risultato di questo partito e una netta caduta di consenso dei 5 stelle che, nonostante la rottura intervenuta un anno fa con la lega e la scelta di dare vita a questo governo, non hanno ancora assunto un profilo politico e programmatico chiaro, in grado di rompere con l’originaria politica demagogica e protestataria. È significativo, inoltre, che il risultato confermi la caduta di consensi alla lega e a Salvini già segnalati dai sondaggi nei mesi scorsi. Il ridimensionamento dell’ondata populista che dopo le elezioni politiche aveva prodotto la nascita del governo giallonero – che pure aveva goduto nella fase iniziale di un significativo consenso nel Paese – è la conseguenza non solo degli errori tattici di Salvini e della nuova politica del PD, ma degli eventi degli ultimi mesi che hanno reso evidente come le grandi e drammatiche sfide del nostro tempo possono essere affrontate solo spingendo in avanti il processo di integrazione europea. La svolta avviata dall’Europa per rispondere alla grave emergenza sanitaria ed economica prodotta dalla pandemia da Covid 19 – svolta che sarebbe stata impossibile se l’Italia fosse rimasta nelle mani di un governo a trazione leghista – è stata decisiva nel determinare questo cambio di orientamento nell’opinione pubblica. Guai però a non vedere come il quadro rimanga estremamente complesso e fragile. La debolezza di questo governo è evidente così come quella di un centrosinistra ancora troppo diviso e privo di un strategia all’altezza della fase. Ora Zingaretti deve riprendere con determinazione quel processo di cambiamento del PD e di costruzione di un nuovo centrosinistra che abbia un netto e chiaro profilo riformista ed europeista. È su questo terreno che si deciderà l’esito dello scontro ancora tutto aperto con le spinte distruttive alla chiusura nazionalista.

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