Capua: i lavori pubblici ripartono dal rione Carlo Santagata

Dopo il lungo blocco imposto dalla prima fase dell’emergenza Covid il Comune di Capua sta predisponendo gli atti per la ripresa di numerosi lavori pubblici. In particolare è stato necessario, come ha chiarito l’Assessore ai lavori pubblici Luigi Di Monaco, “rielaborare i piani di sicurezza dei cantieri in appalto e rideterminare i costi delle misure di sicurezza, in coerenza con la regolamentazione per il contenimento della diffusione del Covid – 19 nei cantieri, prevista dal DPCM del 26 aprile 2020”. Un nuovo nodo da scioglire insieme ai tanti sui quali l’amministrazione era impegnata già prima del lockdown per sbrogliare le pratiche delle opere pubbliche ingarbugliate da anni di pressappochismo e di cattiva gestione. Ho chiesto all’assessore di informare la città in modo dettagliato sullo stato dell’arte in relazione ai diversi cantieri da riaprire o da fare partire. Lo faremo con assiduità man mano che matureranno le condizioni per la ripresa. Cominciamo dai lavori di completamento del “Programma innovativo in ambito urbano denominato Contratto di Quartiere II – Rione Carlo Santagata”, che saranno i primi a riprendere nei prossimi giorni, dopo una pausa di qualche anno. Si tratta di “un programma complesso”, dice l’assessore, “in quanto incentrato su una pluralità di opere: dal Centro di Formazione, alla sistemazione di diversi fabbricati IACP, sistemazioni esterne, il Parco degli Orti”, il Parco dell’energia, il Box garages,la realizzazione di nuove unità commerciali, sistemazione delle aree esterne al Centro Sociale”. Con i lavori che partiranno nei prossimi giorni si dovrebbe innanzitutto completare il Centro di formazione, attraverso sistemazioni esterne, la fornitura di impianto citofonico, il completamento dei lavori di finitura e impiantistici; l’istallazione di riserva idrica interrata per il gruppo antincendio. Sono previsti inoltre: il montaggio degli ascensori al fabbricato E; il completamento del parco dell’energia con opere di finitura del centro anziani e le sistemazioni esterne (cordoli, marciapiedi, fognature ecc…); gli infissi e i pezzi igienici delle nuove unità commerciali; piccole opere di completamento. Bisognerà poi risolvere alcune criticità relative agli interventi realizzati in precedenza: i box garages ultimati ma non consegnati e i collegamenti fotovoltaici già realizzati nel parco dell’energia e sulla copertura del centro di formazione”. Completato questo primo intervento l’amministrazione intende poi procedere ad un intervento complessivo su tutta la viabilità, il verde, l’illuminazione del quartiere e l’arredo urbano. Già è stato chiesto, infatti, sia alla Regione Campania e sia nell’incontro avuto con il Ministro delle infrastrutture De Micheli, il finanziamento di un progetto predisposto dalla giunta Centore nel 2018. Solo con il finanziamento di quest’ultimo progetto si porterà finalmente a termine l’obiettivo di riqualificare questo rione, nato grazie alle lotte per la casa cui diedero vita diversi comitati sorti per risolvere situazioni abitative precarie che si trascinavano dal dopoguerra e che si aggravarono con i due terremoti del 1980 e del 1984. È una storia che conosco bene perché il mio impegno politico cominciò nel PCI nei primi anni settanta, a quel tempo partito molto impegnato su questo fronte. Allora il rione era costituito da un grumo di vecchi e fatiscenti alloggi singoli di due piani dell’ex INA casa. Io lo frequentavo con la buonanima di Enzo Ligas che era fidanzato con Lavinia Di Massimo, la cui famiglia abitava in uno di questi alloggi. Cominciarono allora le prime mobilitazioni per fare progettare e realizzare le palazzine dell’IACP. Ricordo che i più attivi e determinati erano, oltre alla numerosa famiglia di Lavinia, Salvatore Di Rauso, Mario Passaro e Vincenzo Guarino. Sono nate da quelle mobilitazioni le prime numerose palazzine dell’ IACP ultimate nel 1979. Poi arrivarono i terremoti degli anni ottanta. La situazione si aggravò, soprattutto per le famiglie che da decenni occupavano le vecchie caserme Mezzacapo e Collegio. Furono costruiti due grandi campi container, uno nella spianata Olivarez, l’altro in piazza d’Armi. Una situazione insostenibile da cui riprese forza un forte movimento per l’assegnazione prioritaria degli alloggi popolari ai terremotati e per lo sblocco dei fondi di ricostruzione assegnati all’edilizia privata. Un movimento che dominò la scena politica e sociale Capuana per tutto il 1985 con occupazioni dell’aula consiliare, assemblee pubbliche e tumultuose manifestazioni, accese sedute del Consiglio comunale. Ricordo tra i cittadini più impegnati Vincenzo Petrone, Bruno Gagliardi, Rosa Malacarne, Vincenzo Mauro, Antonio Prete e Ciro Buglione (gli ultimi due furono delegati di fare parte della commissione del comune incaricata di controllare il rispetto dei criteri di assegnazione). Negli anni novanta furono poi acquistati dal comune diversi palazzi privati che erano stati costruiti vicino al nucleo originario di palazzine IACP, per risolvere definitivamente l’emergenza abitativa determinata dai terremoti del decennio precedente. L’obiettivo di un forte intervento di riqualificazione urbana di un quartiere – che nelle intenzioni degli amministratori di allora non doveva rimanere un dormitorio di periferia – nacque proprio alla fine del secolo scorso e purtroppo a distanza di più di venti anni non siamo ancora giunti alla sua completa realizzazione. Anzi i lavori durano da troppo tempo e gran parte di essi ora necessitano di una nuova manutenzione. Vale la pena perciò ripercorrere il cammino di questo programma di riqualificazione urbana, per fare uno sforzo di comprensione delle ragioni che rendono sempre complicato portare a termine le opere in questa città, anche quando si riescono a elaborare progetti validi e ad ottenere finanziamenti importanti. Il progetto di massima nasce con l’amministrazione Mariano nel 1989 in tempo utile, quando sul piano nazionale cominciava a prendere forma la legislazione sui contratti di quartiere, volta a realizzare interventi di riqualificazione urbana delle periferie delle città. Poi arrivò l’Amministrazione Pasca. Per il finanziamento bisogna però attendere il 2005 quando il cammino legislativo giunse a maturazione e Capua si trovò in grande vantaggio per il lavoro compiuto di pari passo con l’evolversi della normativa nazionale. Dal Ministero delle infrastrutture si stanziano 9 milioni di euro: 3 milioni di euro come limite di impegno quindicennale e 5 milioni e 740 Mila in conto capitale da erogare a stati di avanzamento lavori. Fino ad oggi è stata corrisposta al comune una somma complessiva di 7 milioni e ottocentomila e si è in attesa di un ulteriore importo di un milione di euro. Il progetto esecutivo viene approvato dal Comune il 27 settembre del 2009. I verbali di gara, affidata alla ditta FIN.SE.CO, vengono approvati nel giugno del 2010. Sono così trascorsi i primi 4 anni dalla concessione del finanziamento. E qui comincia una storia molto contorta. Nel maggio 2012 viene infatti sottoscritto un accordo bonario e un contratto aggiuntivo con l’impresa incaricata. La somma dell’ intervento lievita da 5 milioni e 200 mila euro a circa 6 milioni. Ma nell’agosto dello stesso anno la giunta comunale già approva una nuova variante che ridetermina l’importo dei lavori fino a 6 milioni e 714 mila euro. Intanto il direttore dei lavori nel settembre del 2013 segnala gravi inadempienze della ditta appaltatrice. Nel novembre 2014 la giunta comunale dispone la risoluzione in danno dell’impresa per gravi inadempimenti. Ancora oggi c è chi nel quartiere ricorda l’approssimazione con cui venivano eseguiti i lavori. Mi dicono che l’attintatura esterna dei fabbricati veniva fatta con le scope. La coibentazione dei porticati realizzata non con il polistirolo ma con materiali inadatti e pesanti cedette in pochi mesi. Il contenzioso che nasce tra comune ed impresa in questa fase causa il blocco dei lavori. Lo stato di consistenza dei lavori eseguiti viene verbalizzato solo nel febbraio 2015. Dal verbale si rileva che l’impresa originaria ha eseguito opere per 4 milioni e 146 mila euro. Solo nel novembre del 2015 la commissione collaudo emette il verbale di accertamento tecnico contabile e solo nel marzo del 2016 viene ratificata dalla giunta comunale. Si arriva così nel giugno del 2016 a scorrere la graduatoria della gara del 2010 e ad affidare i lavori per il completamento del programma all’ATI posizionata al sesto posto della graduatoria, avente come mandataria l’impresa CO.GE.SA. Anni di ritardi che fanno andare in perenzione le annualità di finanziamento del Ministero dal 2013 al 2016. Con la giunta Centore, che si insedia a metà del 2016, si arriva all’inizio del 2017 a mettere ordine nella pratica e a sottoscrivere il contratto con la nuova impresa incaricata. Nell’aprile dello stesso anno si procede alla consegna dei lavori. Ma il recupero dei fondi andati in perenzione è lento e l’andamento dei lavori ne risente. Fino al recupero di tutti i residui avvenuto nei mesi scorsi, prima del blocco dovuto all’emergenza Covid. Nel frattempo l’amministrazione Branco ha richiesto i fondi a Regione e Ministero delle Infrastrutture per le opere di urbanizzazione definitive. Resta il fatto che una procedura avviata nel 1999 vede l’opera ancora non ultimata 21 anni dopo. C’è insomma di che riflettere su cosa deve cambiare nella organizzazione della macchina comunale a Capua, perché di certo non tutto può essere addebitato agli intoppi burocratici. I fatti e le date sono molto illuminanti. Spero che se riflessione deve esserci lo si faccia con spirito costruttivo. Ma anche per chi è abituato solo alla critica fine a se stessa ci sono tutti gli elementi per ricostruire la vicenda evitando almeno di sparare nel mucchio e di fare di tutte le erbe un sol fascio. Questa città ha una storia. Solo rispettandola e comprendendone il senso si potrà cambiare ciò che è necessario per progredire.

5 commenti

  1. Adolfo, hai ottimamente decritto la storia travagliata di questi lavori.
    Ho però una domanda da porti:
    Come mai non sono stati previsti lavori di miglioramento ed installazione di ascensore alle due palazzine che furono le prime costruite nel rione nel lontano 1966.
    Esse si trovano in uno stato di totale abbandono e di fatto sono diventate pericolose, anche per le condizioni dei cornicioni.
    Ti chiedo questo perché, a mio modo di vedere, in un’ottica di miglioramento del rione sarebbe un controsenso lasciare dei palazzi che sono simili a tuguri visto l’abbandono anche da parte dell’I.A.C.P.

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