Mai come ora far prevalere la ragione sulle emozioni

Quando l’epidemia da coronavirus prese il via nella città di Wuhan – e cominciarono a circolare le prime immagini surreali delle strade deserte della grande metropoli cinese e degli ospedali che si riempivano di malati, colpiti da febbre e difficoltà respiratorie – i mercati presero solo una piccola scivolata, per rialzarsi immediatamente dopo e riprendere la corsa cominciata senza tregua all’inizio del 2019. A fine febbraio gli indici azionari avevano toccato nuovi massimi. Poi, man mano che il virus cominciava ad espandersi, fino a provocare una nuova pandemia, si sono susseguiti veri e propri crolli sempre più rovinosi. Con la pesante giornata odierna l’indice azionario mondiale si avvia verso un quasi meno 30% da inizio anno. Non c è dubbio, una brutta botta. Tuttavia guai a farsi prendere dalle emozioni, suscitate immediatamente dalla paura di perdere tutti i frutti di una vita di lavoro e di risparmi. In questi casi bisogna far prevalere la ragione, anche se ciò comporta qualche sforzo necessario per tenere a bada la forza dell’istinto che prorompe dal profondo delle nostre viscere senza darci il tempo di mediare con il ragionamento che, per sua natura, richiede una elaborazione complessa, ed anche un bagaglio di giuste conoscenze e informazioni. Chi ha memoria degli ultimi venti anni ha un arma importante per riuscire in questa ardua impresa. Infatti ne ha già viste di tutti i colori. Ha già vissuto tante crisi e tanti crolli che hanno insegnato molto sul comportamento dei mercati in un epoca, come quella che stiamo vivendo, caratterizzata da trasformazioni impetuose e da incertezze di vario genere: da quella che seguì i terribili attentati alle torri gemelle dell’11 settembre; alla crisi dei mutui subprime e alla grande recessione del 2008, la peggiore dai tempi delle due guerre mondiali; alla crisi del debito sovrano in Grecia, in Italia e in Europa nel 2011; alla caduta dei listini cinesi nell’agosto del 2015; al referendum sulla Brexit del 2016, fino al crollo del 2018 – innescato dalla preoccupazione legata alla guerra commerciale scatenata da Trump in particolare nei confronti della Cina, ma non solo. Ebbene chiunque – in uno di questi passaggi drammatici – si è fatto prendere dalla paura e ha smobilizzato i suoi investimenti, materializzando la perdita, difficilmente è poi riuscito a rientrare al momento giusto per recuperare tutto il rialzo dei mercati che ha sempre fatto seguito ad ogni caduta. Anche perché i movimenti, ormai, sono sempre più improvvisi e violenti sia in discesa che in risalita. L’economia e i mercati hanno una storia antica come l’uomo e ne conosciamo molto bene regole e comportamenti. Basta guardare un grafico di qualunque indice di borsa degli ultimi 100 anni, per rendersi conto che i mercati oscillano continuamente tra ribassi e rialzi ma che nei tempi lunghi la tendenza è sempre al rialzo, alla crescita. Tenere i soldi sotto la mattonella può significare evitare molte cadute ma anche rinunciare ad un mare di opportunità (oltre che correre altro genere di rischi ben più gravi). D’altronde se nel corso di un crollo come quello che stiamo conoscendo c è chi riesce a vendere, vuol dire che c è chi sta comprando. E chi compra non è certo un folle. Dietro una caduta così violenta ci sono sempre tante motivazioni e quelle che pesano di più non sono certo le valutazioni sullo stato dell’economia, che comunque dovrà tornare prima o poi a far girare il mondo come è sempre avvenuto, ma le conseguenze del panico e dell’intervento della speculazione, sempre pronta a cogliere profitto dagli errori altrui. Che fare dunque? Il consiglio è stare fermi, rimanere investiti. A patto che l’investimento è stato realizzato su consiglio di un valido consulente, diversificando tra vari asset, comparti e aree geografiche, attraverso una pianificazione economico finanziaria e patrimoniale adeguata ai propri bisogni, basata sul giusto rapporto tra rischio e rendimento, sulla corretta valutazione degli orizzonti temporali dei propri obiettivi finanziari e di vita. Certo questa è una crisi particolare, legata ad una pandemia come non se ne vedevano da tempo, difficile da prevedere nella sua durata. Tuttavia sappiamo che passerà e che qualsiasi danno possa fare all’economia questa ha tutte le potenzialità per riprendere la sua corsa. Intanto perché il mondo continuerà a ruotare attorno al proprio asse e l’umanità ad andare avanti nel suo cammino. Banche centrali e governi dispongono di tutti gli strumenti per intervenire efficacemente. La banche centrali li hanno già utilizzati ampiamente e anche in modo non convenzionale negli ultimi 12 anni. I governi, finalmente, anche in seguito a questa epidemia, hanno capito che le politiche monetarie sono importanti ma non bastano e che vanno accompagnate da politiche fiscali. Perfino l’Europa sta dando segnali di voler abbandonare la tradizionale politica di austerità. Può darsi che questa tragedia segni una svolta nella gestione della crisi sistemica ed epocale che stiamo vivendo e nel governo della globalizzazione. Ecco perché bisogna evitare di compiere passi falsi che possono fare davvero molto male. Dominiamo le emozioni e lasciamoci guidare dall’esperienza, dalla conoscenza e dalla ragione.

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