In memoria di Paolo Janni

Ieri sera è venuto a mancare nella sua casa di Piedimonte Matese l’ex Ambasciatore Paolo Janni. Originario di Capua aveva scelto di trascorrere nella città matesina – centro politico culturale ed economico dell’area interna di Terra di Lavoro – gli anni della pensione, dopo una vita trascorsa nelle più importanti capitali del mondo. Una scelta dettata dal grande amore per sua moglie, Francesca Malva, che lui considerava anche “la compagna e l’amica” cui – come dichiarò pubblicamente ricevendo il premio Sant’Agata nell’aula consiliare del Comune di Capua- doveva tutto ciò che di buono aveva realizzato nella vita. Sento innanzitutto il bisogno di esprimere a Francesca, ai figli Ottavio e Gabriella, alla famiglia, tutta la vicinanza mia e di Teresa. Le circostanze surreali nelle quali questo triste evento ci coglie, purtroppo, impediscono agli amici – che negli ultimi anni hanno avuto la fortuna e il piacere di frequentarli e di condividere momenti indimenticabili di riflessione, di confronto e di convivialità – di potersi ora ritrovare per partecipare, come sarebbe umanamente giusto, al grande dolore di questa perdita. Tuttavia le restrizioni che l’emergenza ci impone non possono impedirci di sottolineare e ricordare il valore del patrimonio culturale, di studi e di pensiero, che la sua vita ci affida. Paolo Ianni è stato uno dei figli migliori di Capua e dell’Italia, cui ha dato lustro nel corso di una lunga e invidiabile carriera. Prima da diplomatico di altissimo livello, poi da docente universitario e saggista, è stato testimone di primo piano della storia internazionale, a partire dal dopoguerra, a stretto contatto con le più importanti personalità politiche e della cultura dell’ Occidente. Da Ambasciatore ha servito nelle rappresentanze diplomatiche a Bruxelles (UE), a Lagos (Nigeria), ad Atene (Grecia), a Ginevra (Nazioni Unite) e a Washington, dove è stato Vice Capo Missione della nostra Ambasciata e Ambasciatore presso l’Organizzazione degli Stati Americani. Dal ’91 al ’94 ha fatto parte del “Comitato dei Garanti” dell’Accademia Italiana di Studi Avanzati della Columbia University di New York. Ha poi insegnato Politica Europea alla Catholic University of America e curato le “Edmund D. Pellegrino Series of Lectures on Contemporary Italy”. È stato editorialista del “Mattino” e di “Avvenire”. Dopo la bolla dei mutui subprime del 2007 e la conseguente grande recessione del 2008 / 2009, ha pubblicato tre libri: “l’Occidente plurale – Gli Stati Uniti e l’Europa nel XXI secolo” (Rubettino 2008); “Le idee con le ali – La globalizzazione è un destino” (Guida 2009); “L’uomo venuto da ogni dove. Barack Hussein Obama”. Una trilogia che rappresenta un contributo di rilievo al dibattito sulla globalizzazione e di cui è apprezzabile tutta la sua attualità. In essa Ianni illustra le ragioni che devono indurre a “trovare un modello di economia completamente nuovo”. Lo fa partendo da analisi dettagliate e puntuali sulle differenti culture che attraversano l’Occidente, oltre che sulle cause e gli effetti della più grave crisi dai tempi della seconda guerra mondiale. Egli – in polemica con la tesi dello studioso americano Francis Fukuyama che, nel famoso libro “La fine della storia”, aveva ipotizzato come la sconfitta del “socialismo reale” rappresentasse la vittoria definitiva del capitalismo e del mercato e la conseguente universalizzazione della democrazia liberale occidentale come forma definitiva di governo – ha messo in evidenza come proprio la dissoluzione dell’URSS e il collasso della sua ideologia, hanno portato allo scoperto le vecchie differenze tra Europa e USA, che erano state rimosse al tempo della guerra fredda, come la crisi “ha dimostrato che l’autoregolazione dei privati non è sufficiente per affrontare complessi mercati finanziari”, perché “l’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere la ricchezza e di creare povertà” mentre “Il mercato … senza forme interne di solidarietà, non può espletare pienamente la propria funzione economica. I poveri non sono un fardello ma una risorsa, anche dal punto di vista economico”. Dall’altro lato invece “Lo stato sociale promuove la solidarietà, le assicurazioni collettive contro la cattiva sorte individuale e le sue conseguenze; rimpiazza l’ordine dell’egoismo con l’ordine dell’uguaglianza; eleva i membri di una società dallo status di cittadini a quello di beneficiari, ma anche attori responsabili nella gestione dei benefici”. Insomma per Paolo con “l’invenzione” degli ultimi quarant’anni della nozione “di mercati finanziari razionali e auto-disciplinati” … “l’Occidente non è più invincibile. La sua vulnerabilità è diventata un luogo comune, la sua superiorità non è più una scontata conclusione”. Partendo dalla consapevolezza che la globalizzazione è un “processo irreversibile” … “una forza che non possiamo fermare” – perché muove dagli straordinari “sviluppi delle comunicazioni” – ha indicato l’esigenza di “migliorarla con politiche ed istituzioni, nazionali e globali, ed orientarla per il beneficio della gran parte della popolazione del nostro pianeta”. Insomma serve una nuova globalizzazione che mantenga “le distanze sia dalle assurdità del socialismo reale ma anche dalle volgarità del capitalismo occidentale” e che sia fondata su una “effettiva governance globale”. Non “l’utopia di uno Stato Mondiale” ma una “cooperazione internazionale fondata su una vasta rete di contatti tra aziende e individui” e su “un nuovo ordine internazionale”. Paolo Ianni non ha mai dimenticato le origini contadine della sua famiglia, della quale ho conosciuto e apprezzato il compianto fratello Carlo, che era dotato dello stesso rigore morale e dalla stessa vivace intelligenza. Né, da cattolico convinto, la parrocchia e l’azione cattolica della frazione di Sant’Angelo in Formis, nelle quali apprese e fece suoi i principi della dottrina sociale della Chiesa. Non ha mai dimenticato gli amici degli anni della scuola tra i quali Ninotto Bellocchio. Ricordo ancora come brillavano i suoi occhi quando mi raccontò il loro incontro nell’ aeroporto di Washington dove nella sua qualita di Ambasciatore dell’Italia si era recato per accogliere l’on Bellocchio, all’epoca vice presidente della Commissione d’inchiesta sulla P2, recatosi negli USA per interrogare in carcere il bancarottiere Michele Sindona. Non si vedevano da decenni ma appena Ninotto scese dall’ aereo fu come se si fossero lasciati il giorno precedente da una delle loro lunghe passeggiate che negli anni della guerra li conducevano al Ginnasio Liceo di Santa Maria Capua Vetere. Ninotto lo abbracciò rivolgendogli nel loro dialetto locale un affettuoso “Ué Paulu’ comm staj”. Insomma Paolo pur con la sua esperienza e cultura non comuni non ha mai perduto l’umanità e i valori ispirati dalle sue radici. La sua vita e le sue opere sono un patrimonio prezioso da custodire perché ci indicano la via per contribuire alla costruzione di quell’ orizzonte nuovo, all’altezza delle sfide del nostro tempo, di cui ci viene segnalata la necessità e l’urgenza anche dalla tragedia che l’umanità intera sta vivendo in questa fase. Ciao Paolo. Grazie per la tua amicizia che è stata per me fonte di arricchimento personale e che continuerà ad accompagnarmi nel cammino. Riposa in pace.