Tra nuovo coronavirus e rigurgito nazionalista (cosa temere di più per la crescita globale?)

In questi giorni il dibattito tra gli operatori è concentrato sulla valutazione degli effetti che l’epidemia da nuovo coronavirus può avere sulla crescita globale e sui mercati finanziari. Come è noto al momento in Cina le strade delle grandi metropoli e dello shopping sono vuote, mentre si sono fermati 24 distretti industriali nei quali si produce circa l’80% del PIL del Paese. Le conseguenze sono già pesanti per i settori del turismo, del lusso, del petrolio, e cominciano a farsi sentire sulla produzione industriale mondiale, anche perché la carenza di componenti prodotte in Cina incide sull’attività di molte multinazionali. E’ di stamane la notizia della decisione della Hyundai di fermare gradualmente la produzione nei suoi stabilimenti della Corea del Sud per la difficoltà a reperire componenti prodotti in Cina da società sudcoreane. Non rimarrà la sola a fare questa scelta e non c’è da stupirsi. La Cina è oggi una delle maggiori piattaforme di produzione industriale al mondo. Considerando l’esperienza dell’epidemia di SARS nel 2003 – e valutando la prontezza della risposta messa in campo per il nuovo coronavirus – molti ipotizzano una riduzione delle stime di crescita per la Cina dal 6 al 5,4% e per l’economia internazionale tra lo 0,1 e lo 0,2%. Dopotutto anche l’arrivo della primavera contribuirà ad un forte contenimento dell’epidemia, per cui è ipotizzabile che – dopo un primo trimestre di certo estremamente difficile – la ripartenza e le misure di stimolo dell’economia, già in via di attivazione, potranno consentire un buon recupero nel secondo semestre dell’anno. Fino ad ora i mercati finanziari non hanno avuto grossi scossoni. Dopo il meno 7,7% dei listini di Shanghai – e la forte correzione sui mercati asiatici – c’è stato il recupero dei listini europei ed americani cui segue oggi un rimbalzo anche dei listini in Cina ed in Asia. In realtà la vera fonte di preoccupazione è legata alla fase di debolezza del ciclo economico nella quale è arrivata la nuova epidemia. Il 2019 ha segnato un rallentamento dell’economia globale che si è poi stabilizzata negli ultimi mesi dell’anno. Di certo la crescita globale si mantiene su livelli bassi ormai da dieci anni e si regge di fatto esclusivamente sulla politica monetaria, fondata a sua volta su altrettanto bassi livelli dei tassi di interesse e su un’abbondante liquidità iniettata in permanenza nel sistema. In tutte le principali aree economiche del mondo, infatti, vi sono problemi strutturali che i governi non riescono ad affrontare. La Cina, ad esempio, accusa un rallentamento dal 2015 legato a ragioni strutturali – che vanno al di là degli effetti della stessa guerra commerciale con gli USA. Pesano diversi problemi: la scarsità di materie prime rispetto ai livelli raggiunti dall’economia del dragone; l’esigenza di contrarre il credito in una fase nella quale bisogna invece puntare di più sui consumi interni; l’invecchiamento della popolazione, causato dall’imposizione del figlio unico e dallo spostamento biblico di popolazione dalle aree rurali alle grandi metropoli industriali. Gli USA, al di la della propaganda di Trump, crescono solo di un 2% – che è abbastanza modesto se si considerano le forti e continue immissioni di liquidità in atto dal 2019, le politiche fiscali espansive, che però hanno tagliato le tasse ai ricchi invece di puntare sulla redistribuzione della ricchezza, l’aumento del debito non solo pubblico ma anche privato (in conseguenza del nuovo boom del credito al consumo e della maggiore leva finanziaria nel comparto del corporate). L’Europa cresce appena dell’1% ma, a differenza degli USA, non ha minimamente usato la leva fiscale ed ha certo più margini da questo punto di vista, oltre che una maggiore disponibilità di risparmio interno. Tuttavia non si intravedono ancora le condizioni politiche per un processo di effettiva integrazione che è essenziale per promuovere una crescita più sostenuta. Più che il nuovo coronavirus, dunque, è il virus politico del nazionalismo – che si è diffuso in Occidente dopo la Grande Crisi del 2008 – a rendere l’economia globale fragile e continuamente esposta agli immancabili shock e tensioni geopolitiche. In realtà la debolezza della crescita globale non può essere affrontata dalla sola politica monetaria. Servono politiche fiscali capaci di sostenere i redditi reali, di redistribuire la ricchezza -contrastandone la sua eccessiva concentrazione – e di attivare grandi investimenti orientati ad una riconversione ecologica dell’economia che renda sostenibile la crescita dei consumi. Serve insomma una politica che finalmente cominci ad aggredire le cause strutturali della crisi sistemica di questo inizio del XXI secolo. Ma per questo bisogna mettere mano alla madre di tutte le crisi e cioè alla crisi dello Stato. I problemi del Villaggio Globale non possono essere affrontati dalle vecchie nazioni. Servono stati sovranazionali e un nuovo ordine internazionale. E’ un problema enorme e complesso ma non per questo può essere eluso. L’effetto dell’epidemia di coronavirus sarà certo contenuta dalla grande collaborazione che stiamo verificando tra i governi su questa emergenza sanitaria e dal ruolo importante svolto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Molto più difficile da prevedere e da contenere è il rischio politico perché – di fronte al riemergere del virus del nazionalismo, che tanti disastri ha prodotto nel secolo scorso – non si intravede ancora un nuovo pensiero politico globale all’altezza delle sfide del nuovo secolo.

Un commento

  1. Coronavirus: Le “ricercatrici italiane” sono brave? Davvero…?
    Oppure c’e’ ben altro di cui meravigliarsi. E’ l’elogio alla mediocrita’.

    Si parla di scienze e quindi prima diciamo dei fatti che serviranno a capire altri fatti.
    Lo chiamano “Coronavirus” ma in realta’ questo e’ il nome di famiglia, come puo‘ esserlo Esposito, Rossi, Speranza, Zingaretti e Gentile.
    Il nome proprio e’ 2019-nCov.
    Come tutti gli altri, l’uso di questo nome serve per identificare una entita’ cosi’ come si dice uomo, donna, polpo per indicare… un uomo, una donna o un polpo.
    Come si fa a conoscere un virus? Tutto sommato non diversamente da come si conosce qualunque altra “cosa vivente” ossia: attraverso l’analisi del suo genoma. Il genoma non e’ altro che la libreria in cui sono conservate le istruzioni per fare un essere vivente. Tutte le lettere contenute in tutte le pagine di ogni libro di tutte le librerie degli esseri viventi sono esattamente uguali.
    Ma quante volte e come queste lettere vengono disposte una dietro l’altra determinano la formazione di organismi o “cose viventi” molto diverse tra loro come un virus o un polpo, un uomo o una donna. Cosi’ si capisce perche’ Speranza e’ diverso da Senzarapa. Puo’ succedere, piu’ o meno spesso, che queste sequenze cambiano nel tempo e questi cambiamenti, come tutti I cambiamenti, sono importanti per adattarsi all’ambiente o meglio, ai cambiamenti della vita.

    Le ricercatrici italiane, dunque, hanno identificato una sequenza del virus 2019-nCov. Quindi per esattezza, non hanno indentificato il virus, ma il risultato di una delle sue trasformazioni. Prima di questa scoperta c’e’ stata quella della Cina, infatti nel nome del virus e’ indicato l’anno in cui e’ stato isolato, 2019 (tenetelo presente perche’ sara’ importante tra un po’) poi l’Australia, gli USA, la Germania, qualche altro… e speriamo che non siano finiti qui.
    Ma con questo non voglio affatto sminuire il valore della scoperta delle “ricercatrici italiane”, anzi. Piu’ c’e’ ne sono di sequenze e meglio e’ favorita la scoperta del vaccino o altro contro il virus e tutte le sue trasformazioni. Quindi, il contributo delle “ricercatrici italiane” e’ importante!

    Si parla di politica e quindi diciamo dei fatti che serviranno a far capire altri fatti.

    Ma che c’entra l’accento sul genere del ricercatore? Che importanza ha se siano state delle donne… Sarebbe forse meno importante se fosse stato scoperto da uomini? O forse ora le donne possono dire di essere al pari di uomini…?
    E’ l’elogio alla mediocrita’.
    In realta’, questo accento che e’ scritto ovunque ormai, e’ una vera offesa proprio alle donne ed a tutti coloro, compreso me, che si occupano di lavori dell’intelletto. Insomma gli intellettuali, quegli stessi che a volte sono professoroni sconvenienti ed inadatti alla res publica, che tanto disturbano la politica ed I politici nel loro dolce far niente. Altre volte invece, sono perfetti strumenti di propaganda, spesso a loro insaputa, di una politica che non riesce ad andare oltre la loro infima mediocrita’ ma in cui spesso si identifica la sequenza genica esatta di chi la pensa e la applica.
    E’ l’elogio alla mediocrita’.

    Mi irrita l’ipocrisia e la malizia dei politici in pompa magna, in compagnia dell’ambasciatore cinese. Si affrettano a dispensare complimenti con l’intento chiaro ed ormai scoperto di alzare fumo e confusione intorno alla loro totale incapacita’ di alimentare proprio quell’intelletto di donne, uomini e tutto cio’ che c’e’ in mezzo. Per esempio, incapacita’, o peggio mancata volonta’, a fornire di strumenti e risorse per poter svolgere il proprio lavoro costringendo invece quelle stesse menti ad “arrangiarsi”.
    Anche questo e’ l’elogio alla mediocrita’.
    Se davvero si volesse dire qualcosa di significativo ai ricercatori che hanno fatto la scoperta e’ proprio questo: grazie per aver fatto bene il vostro lavoro nonostante le condizioni in cui vi trovate.

    Ho nominato l’ambasciatore con l’intento preciso di portare la vostra attenzione sul seguente punto.
    Sei un politico? Fai la politica!
    Lascia stare le scienze. L’intellettualismo non e cosa tua.
    Quell’ambasciatore che tanto si preoccupa degli esiti della ricerca italica e che ti porti a spasso tra lo Spallanzani ed il “nostro” palazzo di governo e’ lo stesso uomo che rappresenta un governo totalitario a cui quello stesso virus era noto gia’ nel 2019 (spero vi avranno detto che siamo nel 2020). La sua data di nascita e’ scritto nel nome, ma al mondo lo hanno detto solo ora, fine gennaio 2020. Quel governo non ha voluto renderlo pubblico. Se l’e’ tenuto per se.
    Perche’? La mia maliginta’ la svelo dopo… Ma prima fatemi ringraziare ancora “le ricercatrici italiane” per aver pubblicato immediatamente la sequenza. Grazie per aver fattobene il vostro lavoro!

    E’ ambasciatore di quello stesso governo totalitario che usa carceri in cui I condannati a morte vengono usati per praticare estrazione di organi e venderli al mercato. Ci sorprendiamo dei cani al mercato delle carni? Ma che diciamo delle fattorie di uomini, donne e tutto cio’ che c’e’ nel mezzo che vengono condannati a morte per il loro credo religioso o politico e letteralmente fatti a pezzi per la vendita di cuori umani a chi ne fa richiesta?
    Sessantamila (60.000 persone) ogni anno. Trovate le informazioni persino su Wikipedia: https://en.wikipedia.org/wiki/Organ_transplantation_in_China

    Allora mi chiedo: un governo con tale etica primitiva, quanto esiterebbe a trattenere le informazioni necessarie per costruire un vaccino contro il 2019-nCov con lo scopo di far peggiorare la situazione ed eventualmente far crescere il prezzo del vaccino stesso?
    Adesso, quel complimento alle “ricercatrici italiane” diventa piu’ importante, o no?

    E tu, politico italiano che tanto ti vanti di appartenere al mondo in cui I valori cristiani hanno condizionato tutta l’etica occidentale, quanto ti vergogni ad associarti a tale scempio?

    Fai politca!
    Nel nome di chi ti pare, anche di Dio se e’ il caso.
    Confronta l’ambasciatore sull’etica del suo governo: “Come ci garantisci la necessaria alta qualita’ richiesta dai nostri cittadini se hai un etica cosi’ primordiale?
    E’ imbarazzante? Meglio un imbarazzo oggi che un virus letale domani. O no? Anche perche’, caro politico, davvero non vorremo trovarci a dire: “Chi di Speranza vive, disperato muore.”

    Noi, nel frattempo, cominciamo a chiederci: quanto ci costa la perdta anzi, la svendita dei nostri valori etici?
    Un grande paese e’ tale per la quantita’ di soldi o la qualita’ etica che riesce a contenere?

    S.

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