Regge l’Emilia Romagna ma ora il PD cambi davvero

Ormai la tendenza è chiara: a dispetto di tutti i pronostici – e della sicumera ostentata nella vigilia dai leghisti- Salvini non sfonda in Emilia Romagna. Bonaccini vince con un buon margine di vantaggio sulla Borgonzoni ed anche il voto sui partiti non è quello che immaginava la destra. Con molta probabilità nel momento in cui scrivo il PD torna ad essere primo partito nella regione (alle europee non era stato così) e non c è quel divario che i sondaggi segnalavano tra le due coalizioni. Spicca il dato sulla straordinaria affluenza alle urne, passata dal 37.7 delle precedenti regionali ad oltre il 67% di ieri. È evidente che ha pesato il ritorno alle urne di quel popolo della sinistra che, deluso dalla deriva del PD, si era rifugiato nell’astensionismo mentre ora – di fronte al rischio di consegnare non solo la regione rossa per antinomasia ma anche il governo del Paese alla destra xenofoba e nazionalista – ritorna all’impegno per sbarrare la strada a questo pericolosissimo salto all’indietro e per chiedere al centrosinistra di riorganizzare il suo campo – ridefinendo con chiarezza l’orizzonte politico e programmatico di una riscossa, in tutto il Paese e in Europa, delle forze di progresso. Una riscossa possibile solo se si ricostruisce una prospettiva credibile di fuoriuscita da sinistra da una crisi gravissima della democrazia e della politica. L’esplosione del movimento delle sardine – che partendo da Bologna ha riportato nelle grandi piazze italiane nuove energie e forze che si erano ritirate nel privato (per dirla come un tempo) – ha questo significato e non a caso Zingaretti nei giorni scorsi aveva aperto le porte del PD annunciando, finalmente, un congresso che avrà il compito di cambiare radicalmente il partito senza escludere neppure il cambio del nome. Ma a determinare questo esito è stato anche l’errore di Salvini di politicizzare al massimo il voto regionale facendone un referendum sul governo e sulla destra a guida leghista. Forse senza questo errore il movimento delle sardine non avrebbe raggiunto le dimensioni che abbiamo visto crescere giorno dopo giorno nel corso di questa lunga campagna elettorale. Il voto conferma anche la crisi dei 5 stelle e il loro netto ridimensionamento elettorale, che era cominciato dopo il contratto di governo sottoscritto con la lega. Ora se il movimento dei 5 stelle vuole salvare qualcosa della sua forza deve abbandonare l’equidistanza tra destra e sinistra e collocarsi con chiarezza nel campo del centrosinistra sulla base di un chiaro profilo di governo. Lo avevo scritto tempo fa perché era già chiaramente leggibile. Ma dopo questo voto non ci sono più dubbi. Il sistema politico italiano torna ad essere bipolare. Lo scontro è tra centro sinistra e un destra-centro a trazione leghista che rimane forte e competitivo come dimostra anche il voto in Calabria. Il futuro del centrosinistra dipenderà molto dalla capacità di Zingaretti di fare quello che ha promesso alle primarie del marzo scorso. Cambiare tutto per davvero e fare del PD il perno di un nuovo e largo centrosinistra che tenga ferma la scelta europeista. L’alternativa sarà sempre di più – in Italia in Europa e nel Mondo – tra un illusorio sovranismo nazionale e un complicato sovranismo sovranazionale che è ancora tutto da costruire.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...