elezioni italiane, coronavirus e mercati

Chi segue questo blog sa bene che non solo l’andamento dell’economia ma anche eventi politici o shock imprevisti possono avere ricadute importanti sui mercati finanziari. Lo si vede molto bene in questi giorni segnati dalle elezioni regionali in Italia e dalla diffusione del nuovo coronavirus in Cina. Già la settimana scorsa, con le dimissioni di Di Maio da leader dei 5 stelle, era intervenuto un massiccio acquisto di BTP italiani da parte di operatori internazionali. Con l’esito delle elezioni regionali, favorevoli al PD, la tendenza prosegue con risultati importanti per l’Italia. Il rendimento del decennale, nel momento in cui scrivo è sceso all’1% e lo spread con il decennale tedesco sotto i 140 punti. A beneficiarne, anche se in misura minore, sono tutti i bond governativi dell’area Euro. Ho già detto la mia opinione in un precedente articolo sulle ragioni per le quali il mercato ritiene che entrambi questi eventi contribuiscono ad allontanare una crisi di governo, che avrebbe determinato problemi seri non solo all’Italia ma, considerando quanto sia ancora elevato il rischio nazionalista nel continente, anche in l’Europa. L’epidemia da coronavirus in Cina sta avendo, invece, effetti negativi sui mercati. Ad essere colpiti sono soprattutto i settori dei metalli industriali e del turismo. I ribassi sono molto forti sui listini dei Paesi asiatici maggiormente coinvolti ma il dato è che ieri l’indice azionario globale ha bruciato i guadagni che si registravano da inizio anno ed è passato in territorio negativo. In questo caso prevedere gli effetti di medio termine sui mercati è molto complicato. E’ chiaro che dipenderà dalla durata dell’epidemia e dall’impatto che essa avrà fuori dalla Cina. Oggi la Cina è molto più importante per l’economia mondiale rispetto al 2003, quando scoppiò l’epidemia della SARS – rispetto alla quale l’attuale coronavirus sembra provocare percentuali di mortalità sui contagiati meno importanti ma mostra modalità di trasmissione molto più preoccupanti. La SARS provocò 800 morti, il suo impatto fu per l’80% di portata regionale, e fu debellata in circa cinque mesi, provocando in Cina una contrazione del PIL di circa due punti (scese da 6 a 4), che fu rapidamente recuperata nei due mesi successivi. Nel frattempo i listini azionari cinesi segnarono un calo del 15% con importanti effetti negativi anche sui listini azionari globali. E’ troppo presto per valutare gli sviluppi dell’epidemia, anche se l’intervento delle autorità cinesi appare molto determinato. E’ però presumibile che la correzione già intervenuta sui listini proseguirà nei prossimi giorni. Secondo le prime valutazioni di importanti case di investimento se l’epidemia venisse contenuta entro nove mesi l’impatto sul PIL cinese potrebbe aggirarsi intorno al 2%. Quanto ciò possa influire sulla crescita globale però è davvero difficile dirlo. Non solo perché il peso dell’economia cinese nel Mondo è molto più grande rispetto al 2003. Nelle aree colpite, infatti, l’impatto su consumi e le vendite al dettaglio è estremamente penalizzante ma ora è davvero difficile prevedere quale potrà essere la diffusione dell’epidemia di coronavirus a livello internazionale. Di certo c’è che l’OMS ritiene il rischio globale elevato. In ogni caso bisognerà seguire gli eventi perché tutte le previsioni formulate in precedenza andranno riviste alla luce degli sviluppi che ci saranno su questo fronte. Non che prima mancassero motivi di incertezza. Anzi: le tensioni commerciali rimangono sullo sfondo perché è chiaro che il recente accordo tra USA e Cina è solo una tregua in vista delle presidenziali negli USA in autunno; i populismi nel mondo sono ancora un grande rischio per le prospettive dell’economia. L’unica certezza è che le banche centrali non faranno mancare il loro approccio accomodante. Sappiamo che questo è un punto non secondario. Nel 2018 nonostante una buona crescita dell’economia globale i listini andarono giù proprio per la preoccupazione di una inversione di tendenza sulla politica dei tassi e della liquidità, mentre nel 2019 abbiamo avuto un vero e proprio rally dei mercati, nonostante un rallentamento della crescita globale, proprio grazie alla prontezza della politica monetaria nel fermare la fase dei rialzi (per altro molto timidi) e della interruzione dei QE per tornare a pompare liquidità in grande quantità. La stabilizzazione della crescita globale, segnalata dagli ultimi mesi dello scorso anno, e la tregua nella guerra commerciale, legata alle elezioni USA, hanno fatto intravedere un 2020 che, pur non potendo replicare il boom dei listini dell’anno scorso, poteva segnare comunque un dato positivo. Ma se le banche centrali possono contenere l’impatto della incertezza politica non hanno certo le armi per contenere gli effetti della paura del nuovo coronavirus cinese. Non resta che seguire con attenzione gli eventi. Ovviamente non solo per ragioni legate alle previsioni economiche.

2 commenti

  1. Puramente sociologico…

    Si parla di epidemia quando si osserva una insorgenza di una malattia che tende ad interessare un numero grande di individui. Non e’ sbagliato ma manca di un dettaglio importante: La natura inaspettata dell’evento.

    Spesso l’epidemia puo’ anche essere associata all’espansione di una malattia gia’ esistente. Cioe’, riusciamo a contenerne I danni ma quasi mai ad eliminarne le cause. Il Coronavirus esiste probabilmente da sempre, da prima che nascesse l’uomo, cosi’ come la stragrande maggioranza dei virus. Quelli per cui esiste gia’ rimedio, I vaccini per esempio, non costituiscono grande preoccupazione (almeno fin quando qualche idiota crede di poterne fare a meno). Ma a volte accade che alcuni ceppi riescono a cambiare ed acquisiscono nuove caratteristiche per cui I vaccini possono poco o niente.

    Perche’ cambiano? E’ la loro natura, e tutto sommato e’ anche la nostra. Cioe’, e’ nella natura dei viventi tendere a cambiare. Ma per farlo devono esistere due parametri: un parametro interno (DNA , RNA) ed il parametro ambientale (in breve, tutto cio’ che non e’ DNA, RNA). Cioe’, la pressione (il peso) di ognuno di questi due parametri puo’ generare le condizioni per cui un virus puo’ “sperimentare” cambiamenti che lo renderanno infine dannoso per l’uomo.
    L’imprevedibilita’ dell’evento e’ essenzialmente determinata da questa palestra.

    Dunque, sappiamo che il virus cambia, e lo fa in fretta. Ma ancora non sappiamo quando e che succeede quando lo fa. Insomma, dall’analisi dei virus possiamo capire quali sono stati I cambiamenti ed agire di conseguenza, ma poco di piu’.

    E’ che c’entra l’economia?
    C’entra, eccome.
    L’economia determina il nostro stile di vita. Il nostro stile di vita contribuisce molto alla pressione ambientale esercitata sui virus. La Cina e’ diventata spesso teatro di epidemie, molte delle quali si sono verificate da una espansione di una malattia gia’ esistente. Spesso si e’ osservato che la commistione di fattori che determnano uno stile di vita che secondo stardard classici sarebbe definibile “povero” (igiene insufficiente e convivenza con animali), favoriscono un virus a traslocare dall’animale all’uomo.
    La conseguenza piu’ importante di questo fenomeno e’ che il virus, che inizialmente e’ ancora innoquo, trova la palestra adatta per sperimentare cambiamenti e sviluppare le caratteristiche di virulenza che danneggeranno l’uomo.

    Ora pero’ mi chiedo, nell’anno 2020, e’ questo fenomeno davvero imprevedibile? Per esempio, davvero possiamo pensare di poter tenere insieme un gran numero di donne e uomini piu’ o meno sani a stretto contatto con animali piu’ o meno sani? Davvero possiamo pensare di poter coesistere in tali condizioni di poverta’ igienico-sanitarie senza rischiare che un virus possa cambiare tanto da raggiungerci?

    Perche’ accade in Cina piu’ che in altri posti? C’e’ forse da considerare che una economia spinta che ha il solo scopo di accumulare denaro senza pensare alla sua distribuzione ne’ di altre risorse, non ha molto scampo di fronte al peggioramento progressivo delle condizioni di vita di chi quel denaro lo produce. Costruiscono ospedali dopo aver subito il danno mentre si sarebbe potuto benissimo evitare il danno distribuendo risorse per migliorare le condizioni di vita. Quindi, e’ vero che l’effetto negativo di questa “epidemia” da coronavirus (che e’ tutt’altro che imprevedibile) sul PIL cinese potrebbe aggirarsi intorno ad un “misero” 2%. Ma quanto questo decremento sara’ impattante sulla vita di quei cinesi che ancora vivono in condizioni substandard? Probabilmente poco o niente e per questo, il pericolo epidemia non sara’ affatto debellato, ne’ controllato ne’ tantomeno fermato. E se cio’ e’ vero, quel 2% presto aumentera’ con un costo di vite esponenzialmente amplificato.
    Se c’e’ una cosa che mi piace di queste malattie e’ che sono molto democratiche. Quando il virus attacca, non distingue tra ricco o povero.
    Quindi c’e’ ancora da chiedersi: quanti popoli “ricchi” possono permettersi la presenza di subpopolazioni in condizioni di vita substandard?

    S.

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