Acquisti sui BTP buon segno per le elezioni regionali di domenica

Subito dopo la notizia delle dimissioni di Di Maio da leader dei 5 stelle ci sono stati forti acquisti di BTP sul mercato da parte di operatori internazionali. Parliamo di cifre grosse: oltre 500 milioni che hanno avuto un effetto immediato sul rendimento del decennale italiano, sceso sotto l’1,3%. Stamane la situazione non è cambiata e lo spread con i Bund tedeschi (che come è noto hanno rendimenti negativi) si mantiene sotto i 160 punti. Fondi di investimento, SICAV, hedge fund, sono alla ricerca ogni giorno dei migliori titoli da mettere in portafoglio, per garantire rendimenti e gestione dei rischi ai clienti. Le loro mosse sono perciò attentamente studiate e molto indicative dell’evoluzione che gli eventi politici determinano sulle attività finanziarie. Se, prima di un voto importante, acquistano in modo massiccio titoli di Stato di un determinato Paese hanno le informazioni giuste per farlo. Quindi rispetto alla situazione italiana i mercati finanziari hanno motivi per ritenere che sia le dimissioni di Di Maio, sia le elezioni di domenica in Emilia Romagna e Calabria, finiranno per rafforzare il governo in carica. Se regge il governo, infatti, si allontana il rischio che possa arrivare un governo nazionalista in contrasto con l’Europa che – per quanto ancora poco integrata sul piano economico e politico e perciò inadeguata ai fini di un efficace governo dei grandi problemi da affrontare – rimane l’unico scudo che impedisce ad un Paese molto indebitato come il nostro – e al tempo stesso fanalino di coda del continente sul piano della crescita – di fare la fine della Grecia. È chiaro che i loro esperti hanno valutato l’impatto delle dimissioni di Di Maio sulla tenuta del governo e hanno concluso che finiranno per rafforzarlo. Può sembrare paradossale ma non lo è. I 5 stelle, infatti, nelle elezioni politiche del 2008 diventarono il primo partito italiano, dopo aver cavalcato per anni il malessere e la protesta dei ceti sociali duramente colpiti dagli effetti della Grande Crisi del 2008. Erano nati come movimento anti-establischment, nemici giurati della classi dirigenti, si dichiaravano né di destra e né di sinistra. Avevano mantenuto fino al voto politico una ambiguità di fondo su tutti i temi più controversi: sul rapporto con l’Europa, le grandi opere, l’immigrazione ecc … Diventati partito di maggioranza relativa dovettero scegliere: andare al governo, mettendo in conto che compiere scelte avrebbe comportato un prezzo da pagare sul piano elettorale, oppure rimanere anti sistema e rischiare di pagare un prezzo ancora più alto perché, a quel punto, sarebbero stati percepiti come ininfluenti. Scelsero di governare con la lega e dopo appena un anno dimezzarono i voti. Salvini – che invece si era rafforzato, perché aveva usato il governo per fare propaganda spicciola sui temi a lui cari, a partire dall’immigrazione e dalla retorica antieuro – a quel punto decise di staccare la spina, nella speranza di andare subito alle urne o di passare all’opposizione di un governo che secondo lui avrebbe avuto vita breve, a causa del grande scoglio di una finanziaria più complicata di sempre, perché chiamata a fare i conti con i guai prodotti da un anno di spericolato governo giallonero. Sappiamo come è andata. È nato il governo con il PD che, nonostante le difficoltà nei rapporti con un movimento che ancora non ha deciso la sua prospettiva, lo scoglio di quella finanziaria lo ha superato nelle migliori condizioni possibili nella situazione data, riuscendo ad evitare l’aumento dell’IVA senza imporre grandi sacrifici al Paese. Conte e Grillo si sono dati un nuovo progetto: trasformare i 5 stelle in una forza di governo organicamente parte di una alleanza di centrosinistra. Di Maio ha remato invece in altra direzione cercando di mantenere il carattere ambiguo del movimento. Una missione impossibile tanto da accelerare la caduta dei consensi, ormai ridotti a poco più del 10%. La sua uscita di scena rafforza l’asse Conte Grillo. Anche il loro obiettivo è ovviamente complicato. Non è facile, infatti, trasformare un movimento di pura protesta in una forza di governo. Ma è l’unica strada che può salvare qualcosa dei consensi di un tempo. Il movimento sta vivendo una fase di frammentazione ma nessuno dei suoi deputati vuole andare al voto per ovvi motivi. Ecco perché il mercato pensa che con le dimissioni di Di Maio la vita del governo Conte sarà sempre difficile ma comunque meno complicata di quando il leader del gruppo parlamentare più forte di maggioranza aveva un disegno non in linea con quello del presidente del Consiglio e del fondatore del movimento. Rimane il rischio che un esito negativo delle elezioni in Emilia Romagna possa creare grossi problemi nel PD. A quel punto davvero una crisi di governo diverrebbe inevitabile. Tuttavia su questo fronte, già prima che scattasse il divieto di diffondere sondaggi elettorali, il presidente uscente Boccaccini era dato in vantaggio sulla evanescente candidata della lega. La stessa immagine di Salvini appare indebolita nei sondaggi sul gradimento delle personalità politiche nazionali, anche se il centrodestra rimane molto forte. Inoltre la forza del movimento delle Sardine dimostra che, nonostante la svolta di Zingaretti sia ancora timida, c’è una parte consistente del Paese – che in passato si è astenuta o è rimasta delusa dai 5 stelle – disposta a battersi per evitare il rischio di una vittoria dei nazionalisti. Certo gli operatori internazionali non rischiano di comprare carta straccia e certamente qualche elemento di valutazione in più lo devono avere. D’altronde se è vietato diffondere risultati di sondaggi relativi alle regionali, nelle due settimane che precedono il voto, non è certo vietato commissionarli e conoscerli. Per cui se noi oggi vogliamo cogliere segnali sul voto di domenica, quelli che vengono dal mercato sono certo più significativi. Questi segnali ci dicono che gli operatori non si aspettano di certo  uno sconvolgimento del quadro politico attuale. Che poi il quadro attuale sia fragile e la prospettiva futura rimane legata a quello che saprà fare il PD – con il congresso annunciato in primavera per ricostruire un partito ed una alleanza larga e credibile di centrosinistra- non mi sfugge. Ma intanto è meglio galleggiare che affondare. Per questo valuto come un buon auspicio i forti acquisti di BTP dell’altro ieri. Sarà importante ovviamente vedere come chiuderà in serata il mercato obbligazionario. Intanto mentre scrivo, alle 16,00 del pomeriggio, il rendimento del BTP decennale è sceso di un altro 2,79% attestandosi sull’1,22%. Incrociamo le dita. 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...