Cosa può accomunare gli ultimi due anni così diversi e l’anno che verrà

A quale degli ultimi due anni somiglierà l’anno che sta per arrivare? La domanda è legittima perché il 2019 ha cambiato radicalmente il quadro che avevamo di fronte alla fine del 2018 e tuttavia è difficile dire se i cambiamenti intervenuti avranno la forza di consolidarsi e di reggere alle sfide che si annunciano per il nuovo anno. La considerazione vale per l’Italia e per il Mondo. Alla fine del 2018 l’Italia era nelle mani del primo governo populista d’Europa e tutti ci chiedevamo se l’Euro e l’eurozona avrebbero retto alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo della primavera 2019. L’economia globale segnava un discreto livello di crescita ma i mercati azionari ed obbligazionari registravano un crollo per certi aspetti peggiore di quello registrato nel terribile 2008, l’anno dell’inizio della Grande Recessione. A pesare non erano solo l’assenza di chiarezza sulla Brexit ma soprattutto le tensioni commerciali tra le due superpotenze frutto della svolta nazionalista degli USA di Trump. Un quadro di incertezza estrema, aggravato dall’inversione della politica monetaria da parte delle grandi Banche Centrali che avevano cominciato a tentare di uscire dalla sbornia di liquidità grazie alla quale il sistema finanziario internazionale era riuscito ad evitare la bancarotta dopo lo scoppio della bolla dei subprime e il fallimento di Lehman Brothers -consentendo a governi, imprese e famiglie di aumentare l’indebitamento a dismisura pur pagando meno interessi di prima. Oggi l’Italia è nelle mani del governo giallorosso e le elezioni europee hanno fermato l’ondata nazionalista. Tra USA e Cina si registra una schiarita che avvicina i tempi di un accordo complessivo. Le grandi Banche Centrali hanno ripreso a ridurre i tassi e a pompare liquidità. L’economia globale è più lenta dell’anno precedente ma continua a crescere. I mercati finanziari sono tornati quasi dappertutto ai massimi degli ultimi dieci anni. Tutto volge al meglio dunque? Questo purtroppo non si può affermare perché a dominare è ancora l’incertezza politica. Da questo punto di vista la situazione italiana è emblematica del quadro complessivo. I nazionalisti di casa nostra sono passati all’opposizione ma la loro forza non decresce. Anzi, lega e fratelli d’Italia superano nei sondaggi il 40% dei consensi – che con l’attuale sistema elettorale, in caso di elezioni anticipate, darebbe loro la maggioranza assoluta in Parlamento. La destra europeista di fatto è ridotta al lumicino mentre il governo giallorosso appare indebolito dalle divisioni tra Renzi e il PD da un lato e la diaspora dei 5 stelle dall’altro che si indeboliscono e si dividono non riuscendo a ridefinire unitariamente il loro profilo politico e programmatico. Lo stesso si può dire per l’Europa. Le ultime elezioni politiche in Gran Bretagna hanno visto l’affermazione del partito pro Brexit, anche grazie alle divisioni del fronte opposto, ma questo non spinge l’Unione Europea a completare il suo cammino verso una reale integrazione politica. Ed è chiaro come una Europa ancora ferma in mezzo al guado rimane esposta al rischio nazionalista. Quanto a Trump è oggi certamente più debole. I democratici, che hanno riconquistato la maggioranza alla Camera, lo hanno messo sotto accusa ma sono ancora lontani dall’assumere una identità politica chiara e netta, mentre sono in corso primarie per scegliere lo sfidante del presidente in carica che registrano una notevole frammentazione di candidati e di indirizzi politici. Se si considerano i grandi e terribili problemi del Mondo – dal rallentamento economico, ai cambiamenti climatici, alla crescita delle diseguaglianze – è ancora difficile intravedere da qualche parte un progetto convincente che cominci almeno a prendere forma. Se quella nazionalista è solo una pericolosa e antistorica illusione un governo democratico e credibile della globalizzazione non si scorge all’orizzonte. Insomma è difficile fare previsioni per il nuovo anno se non quella che a dominare sarà ancora una volta l’incertezza.

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