Dopo la manovra 2020 nuovo patto di governo o elezioni

Finalmente qualcuno ha battuto il colpo che era necessario. È evidente, ormai da un bel pezzo, che così il governo non è in condizioni di andare avanti. Stamane, intervistato su Radio24, Goffredo Bettini – storico leader della sinistra romana e tra i più stretti consiglieri di Zingaretti – ha chiesto al premier Conte una verifica a gennaio perché “non possiamo stare sospesi ogni giorno a Di Maio o a Renzi”. La risposta di Conte è arrivata a stretto giro di posta: subito dopo l’approvazione della manovra di bilancio, ha detto in sostanza il premier, sarà presentata una nuova agenda di governo per i prossimi tre anni. A quel punto o ci sarà un nuovo patto di governo o si andrà alle elezioni. Ora il PD potrà recuperare l’errore di aver subito la pressione di Renzi, volta a formare un governo a tutti i costi con l’unico obiettivo di evitare il voto anticipato. Già allora era stato lo stesso Goffredo Bettini a tentare di recuperare, consigliando a Zingaretti di trattare con i cinque stelle solo in una prospettiva di legislatura. Poi le cose sono andate come sappiamo e cioè con l’impegno formale di costruire una alleanza politica per durare ma senza riuscire a concordare un programma chiaro e dettagliato. Ora il PD si ritrova tra Renzi e Di Maio che più del governare sono interessati al tirare a campare, anche a costo di non dare al Paese le risposte che servono. Renzi strizza l’occhio alle forze moderate e impedisce qualsiasi politica di crescita fondata sull’equità sociale, Di Maio deve inseguire le sirene populiste, perché non è capace di recuperare i consensi che ha perduto nel corso dell’anno di governo con Salvini collocandosi su un terreno di responsabilità. Il PD in questo gioco rischia di rimetterci le penne. Anche perché la situazione economica del Paese e dell’Europa è pesante e richiede scelte chiare e nette se si vuole evitare che l’ondata nazionalista travolga tutto. Sul piano internazionale siamo in presenza di un netto rallentamento dell’economia indotto dalle tensioni commerciali tra USA e Cina. L’Europa è il continente che paga il prezzo più pesante. L’ultimo dato sulla produzione industriale tedesca ha segnato un meno 5,4 per cento – il peggior dato dai tempi della grande recessione del 2009 – ben oltre le previsioni più pessimiste degli analisti. Se il pronto intervento della Banca Centrale Europea è stato importante per evitare una nuova crisi del debito sovrano è anche chiaro che il ritorno ad un livello di crescita accettabile ormai non può reggere più solo sulle spalle della politica monetaria. Dopo 10 anni di tassi a zero le munizioni a disposizione delle banche centrali sono in gran parte spuntate. Più di tanto non possono fare. E infatti anche la nuova presidente Lagarde ha detto con chiarezza che servono politiche fiscali da parte dei governi. In questo quadro a gennaio non basterà un accordo sulle riforme necessarie in Italia, cosa di per sé già difficile considerando le contraddizioni tra le forze dell’attuale maggioranza. Serve un accordo su una politica europea responsabile ed efficace del nostro governo. Una politica ed una iniziativa capaci di convincere l’Unione non solo a dotarsi di un MES (meccanismo di stabilità) adeguato alla fase che si sta attraversando ma anche di un piano di investimenti comune magari finanziato con gli Eurobond. Un accordo difficile da costruire viste le rinnovate pulsioni populiste di una parte dei cinque stelle. Speriamo che la verifica di gennaio sia una verifica vera e profonda. Se si mira solo a tirare a campare è sicuro che si finisca per tirare le cuoia. Meglio allora approvare una finanziaria che almeno impedisce l’aumento dell’IVA e andare subito al voto in primavera chiedendo al Paese di scegliere tra un governo che provi a costruire una nuova Europa o un governo Salvini che ci porterebbe fuori dall’Euro e quindi definitivamente fuori dal novero dei paesi avanzati. Il momento è delicatissimo. Se in questo parlamento non vi sono le condizioni per affrontarlo spetta al Paese scegliere. Rimanere nel limbo non serve ad evitare il peggio. La chiarezza può almeno rendere chiara all’opinione pubblica la posta in gioco.