Zingaretti: nel 2020 nasce il nuovo PD. E sul governo…

Dopo la mazzata dell’Umbria, intervistato dalla trasmissione “Circo Massimo” su Radio Capital, Nicola Zingaretti annuncia le prossime tappe della sua svolta. Il 17 novembre a Bologna sarà approvato il nuovo statuto del partito: “…in 12 anni nessuno ha avuto il coraggio di cambiarlo” e aggiunge “Il partito del capo sotto cui non c’è nulla non va bene, vanno cambiate le regole, questa volta sarà un pò noioso ma daremo vita al nuovo partito”. Se l’assemblea del 17 novembre approverà, senza modifiche sostanziali, la proposta già passata nella direzione nazionale, si tratterà di un cambiamento radicale. Quella proposta, infatti, conferma le primarie solo per l’elezione del segretario nazionale, mentre per i segretari provinciali, regionali e gli organismi dirigenti locali prevede il potere di scelta in capo ai soli iscritti. Verrebbero in tal modo corretti quei meccanismi perversi che hanno fatto del PD l’unico partito al mondo i cui gruppi dirigenti vengono scelti, di fatto, anche da elettori di altri partiti, alimentando una competizione permanente che ha messo in secondo piano il confronto politico e programmatico e trasformato il partito in un assemblaggio di correnti personali e di comitati elettorali. Le parole di Zingaretti su questo punto sono state inequivocabili: “Quel mix tra confusione modernista e modello novecentesco è stato un fallimento”. La modifica dello statuto ha anche lo scopo di andare al congresso nei primi mesi del 2020. Secondo le nuove regole, che saranno sottoposte alla prossima assemblea, il congresso si farà in 100 giorni sulla base di un documento per tesi che privilegia il confronto sui contenuti. E’ la scelta che consentirebbe agli iscritti di confrontarsi e decidere sulla linea politica e sul programma del partito. Ma non solo. Un congresso per tesi consentirebbe di superare il correntismo deteriore basato sulle persone e di riarticolare la struttura del partito per aree politiche che nel congresso si devono confrontate su tesi alternative. Non meno esplicito e chiaro è ciò che il segretario ha dichiarato a proposito del governo: “O si riscopre uno spirito comune o i motivi stessi di questo governo vengono meno”. E ancora: “E’ inutile giocare con le parole: o l’alleanza è unita da una visone di futuro o non c’è. Io credo che questa visione vada costruita il più presto… Io non avevo l’ansia di farlo nascere a prescindere e non ho l’ansia di farlo cadere a prescindere. E nemmeno durare. E’ un elemento di cultura politica. Non si governa per se stessi ma per gli altri.” Ci attendono, dunque, mesi impegnativi nei quali si deciderà il futuro del Paese. Il PD è l’unica forza intorno a cui si può costruire una alleanza in grado di evitare che l’Italia cada nelle mani di una destra estrema che sancirebbe il nostro isolamento in Europa, la marginalizzazione e la decadenza dell’Italia.

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