Il vero terreno su cui si deciderà la sfida del nuovo governo

In giornata il presidente incaricato Conte salirà al Quirinale con la lista dei ministri e con grande probabilità entro la settimana il nuovo governo riceverà il voto di fiducia delle camere. Nelle due principali forze politiche di maggioranza, 5 stelle e PD, sono già evidenti le conseguenze sul piano degli equilibri interni. Ne ho già parlato e non ci ritorno. Il vero banco di prova, però, sarà la credibilità del programma e soprattutto la capacità di influenza politica che la nuova maggioranza saprà esercitare nell’Unione Europea. Dalle prime bozze dell’intesa programmatica, rese note nella giornata di ieri, l’impressione è che si tratti effettivamente di un programma di svolta, molto attento alla sostenibilità ambientale, alla redistribuzione della ricchezza verso i ceti medio bassi, e orientato a promuovere una nuova legge sull’immigrazione e quindi una diversa gestione dei flussi migratori. E’ tuttavia chiaro che i margini di manovra a disposizione di un governo nazionale per le politiche redistributive, tenendo conto degli attuali parametri europei, non sono sufficienti a dare le risposte che i ceti sociali più colpiti dalla crisi si attendono, mentre le problematiche relative alla difesa dell’ambiente e all’immigrazione non hanno alcuna possibilità di essere seriamente affrontate al di fuori di una concertazione comunitaria. La forza dei populismo nazionalista nasce da qui. E se l’Italia e il nuovo governo devono fare i conti un livello di consenso dei partiti sovranisti ormai intorno al 40%, il recente voto regionale in Germania dimostra come il fenomeno abbia raggiunto livelli di guardia perfino lì dove c’è il cuore del motore produttivo dell’Europa e perciò i livelli di occupazione e di benessere sociale sono di gran lunga superiori a quelli dell’Italia. Insomma se le elezioni europee hanno tamponato l’ondata populista, impedendone lo sfondamento, la partita è tutt’altro che chiusa. Tanto più che il rallentamento economico globale in atto, legato alle incertezze politiche intorno alla guerra commerciale in corso tra le due superpotenze, pesa soprattutto sulle esportazioni europee, come il dato del PIL tedesco del secondo trimestre dimostra. Non a caso la Lagarde, che ad ottobre sostituirà Mario Draghi alla direzione della BCE, nella sua audizione al parlamento europeo, ha invitato alla cooperazione tra le istituzioni europee e all’uso da parte degli stati che posssono di tutti gli spazi fiscali possibili e della spesa pubblica per combattere la recessione contro la minaccia dei populismi. In questo quadro il cambio di governo in Italia, e cioè in uno dei paesi fondatori, che rappresenta pur sempre il terzo PIL e il primo debito pubblico del continente, è una buona notizia per tutta l’Europa, perché è evidente che con un governo influenzato dalla lega di Salvini questa cooperazione, necessaria per modificare la politica economica nella UE, avrebbe avuto meno spazi politici. E’ molto importante, inoltre, l’approvazione di stamane da parte del parlamento della GB della legge per chiedere un nuovo rinvio della Brexit a fine gennaio del 2010, che probabilmente condurrà ad elezioni anticipate dalle quali possono uscire nuovi equilibri politici in grado di stoppare i populisti del no deal. L’insieme delle novità di questi giorni – dai dati sul PIL tedesco ai risultati del voto regionale in Germania, alla formazione di un nuovo governo nettamente europeista in Italia fino alla sconfitta di Boris Johnson in Inghilterra – determinano condizioni migliori per spingere verso quella nuova Europa necessaria per uscire davvero dalla grande crisi del 2008 e rispondere al diffuso malessere sociale che sta mettendo a rischio la stessa tenuta della democrazia rappresentativa. L’Italia può avere un ruolo fondamentale nella promozione di questa svolta. Dobbiamo perciò augurarci che il nuovo governo sappia non solo lavorare per la concreta attuazione del suo programma nel Paese ma soprattutto svolgere quel ruolo politico che compete in Europa ad un grande paese come il nostro.

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