Le emozioni e la ragione, i desideri e la realtà

Continuo a tifare per la riuscita del tentativo di Conte e tra i miei desideri c è quello di vedere PD e cinque stelle approdare ad una alleanza politica che sfidi il destra centro di Salvini nei comuni, nelle regioni e nelle prossime elezioni politiche. Tuttavia la mia esperienza politica è troppo lunga per cascare nell’errore, che è sempre fatale, di leggere la realtà con gli occhiali delle mie emozioni. Una alleanza politica c è quando si costruisce intorno ad un progetto di cambiamento che risulti credibile agli occhi delle forze sane del Paese. Per provarci occorre superare in poco tempo due ostacoli di non poco conto. Innanzitutto i ritardi del PD e della sinistra europea nella comprensione dei grandi mutamenti degli ultimi 30 anni che ne hanno reso inadeguate le vecchie politiche. In secondo luogo una riflessione autocritica da parte dei cinque stelle che faccia maturare in quel movimento la consapevolezza che non può esserci vero cambiamento se si insegue l’antipolitica che sta dietro i vaffa e il presunto superamento della distinzione tra destra e sinistra ma solo se si riesce a rinnovare la cultura politica della sinistra sulla base di una attenta analisi di quello che un tempo si definiva “lo stato di cose presente”. Per queste ragioni ho scritto subito che il tentativo di Conte partiva in salita. Quel tentativo deve fare i conti con le tante crisi che caratterizzano il sistema politico italiano, che stanno dentro la crisi istituzionale e di cui ho già scritto nei giorni scorsi. Dalle notizie che filtrano in questa trattativa senza streaming e poco trasparente (che la dice lunga su quanto stiano cambiando ma nella direzione sbagliata i 5 stelle) le cose si stanno complicando sempre di più. A mio parere perché tra tutte le crisi quella dei cinque stelle ha raggiunto il suo picco ed è difficilmente contenibile a causa dell’assenza di un dibattito politico vero e del prevalere di una resa dei conti tutta interna e personalistica. Non c’è solo la pretesa di Di Maio di avere per se la vice presidenza del Consiglio ma ora anche quella di Conte di essere considerato un superpartes e di poter scegliere autonomamente alcuni dei ministri. Nel frattempo il confronto programmatico prosegue in sordina e filtrano anche su quel fronte notizie che confermano la distanza che separa le due principali forze della potenziale maggioranza. Purtroppo stanno pesando anche alcuni errori compiuti subito dopo la scelta di Salvini di aprire la crisi. Il primo lo ha commesso Renzi che ha parlato troppo presto e ha reso evidente che pur di evitare le elezioni avrebbe fatto qualsiasi accordo. So che la maggioranza delle persone la pensa diversamente attribuendo a Renzi addirittura la mossa che ha messo nell’angolo Salvini. Io invece credo che quel misto di paura e di protagonismo smodato che lo muove non ha favorito l’apertura di un dibattito nel movimento di Grillo e Casaleggio che era ed è quello che ha più da temere da un voto anticipato. Rassicurati dalla costatazione che un matrimonio di puro interessi era comunque possibile hanno prevalso, all’interno del movimento già dilaniato dall’esperienza di governo con la lega, al posto del tentativo di una analisi politica, le ambizioni personali e la pura tattica ( i due forni di Di Maio da utilizzare per rafforzare il suo potere, la scelta di Conte di puntare a conquistare la leadership del movimento o a costituire una sua personale forza autonoma, l’ansia di Di Battista di tornare in gioco). Tutto ciò sta rendendo la trattativa molto più complicata di quanto era già chiaro fin dal primo momento. Purtroppo non aiuta anche la debolezza di una opinione pubblica in gran parte portata a farsi guidare dai desideri più che da una fredda analisi della realtà e perciò preda dei pifferai di turno ( se così non fosse non avremmo avuto né Berlusconi, né Grillo e né Salvini e neppure la scalata del pd da parte del rottamatore). Insomma mi pare sempre più difficile fare previsioni su come finirà la crisi di governo. L’unica certezza che ho è che la crisi del sistema politico non potrà essere risolta con i giochi di palazzo ma solo dalla ripresa di una battaglia delle idee nella società.

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