Il PD riparta dal voto e ritorni tra i cittadini con un progetto credibile per l’Italia.

Al punto in cui siamo se il PD ha dignità e testa ponga fine a questo squallido balletto e non tema il voto. Ha fatto bene Zingaretti ad andare a vedere le carte dei 5 stelle per verificare se c’erano le condizioni per dare al Paese un governo serio in grado di guidarlo in questo difficile passaggio. Ma ora è chiaro che queste condizioni non ci sono. Oggi nessuno può dire che il PD si è sottratto al dovere di verificare senza pregiudizi se in questo parlamento c’è la possibilità di fare qualcosa di costruttivo. Pur con tutta la buona volontà è impossibile continuare a discutere. Qui il problema non è solo accettare Conte prima ancora di discutere un programma. Quello che è stato prospettato al PD è un rimpasto di governo con alcuni ministri al posto di quelli leghisti e con una finanziaria già preparata da Conte e da Tria. Di Maio è un interlocutore inaffidabile che gioca ad alzare continuamente il prezzo senza che si alzino dal movimento voci critiche che segnalino l’esistenza di una riflessione e di una valutazione critica dell’esperienza con la lega. Dati i precedenti era il PD a dover pretendere un accordo di programma dettagliato per capire se era davvero possibile cambiare registro e tentare di fare risposte ai problemi reali delle persone. Prodi lo aveva giustamente sottolineato fin dal primo momento pur spingendo per tentare la ricerca di una intesa. Piegare il PD a questi ricatti per paura del voto significherebbe la sua fine e soprattutto la fine della speranza per l’Italia di poter trovare una forza politica seria in grado di farla uscire dalla crisi politica acutissima che sta attraversando. Qui è in gioco il nostro futuro, il nostro rapporto con l’Europa e la nostra collocazione internazionale. Il momento è estremamente delicato, complesso e gravido di rischi terribili per il mondo intero. Il PD torni tra i cittadini, dica con chiarezza che la posta in gioco é alta e riguarda la possibilità stessa di percorrere, insieme ai paesi fondatori dell’Europa, l’unica strada che può evitare la marginalizzazione dell’Italia e dell’intero continente europeo in un mondo nuovo nel quale da tempo il centro dello sviluppo si è spostato dall’Atlantico al Pacifico. Elabori e discuta con il Paese un progetto serio e credibile fondato sulla verità e non sulla menzogna e la demagogia e non abbia paura del voto.

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