La chiarezza di Conte e i nodi dei 5 stelle venuti al pettine

La possibilità che nasca un governo giallo rosso e le prospettive della politica italiana ormai dipendono da come si chiuderà nelle prossime ore lo scontro politico che si è aperto nei 5 stelle dopo la sortita di Di Maio nella famosa cena con Zingaretti. Ieri, infatti, ha parlato Conte e ha detto cose molto chiare ed inequivocabili che gettano un ombra sulle reali ragioni dell’aut aut posto da Di Maio al PD e al tempo fanno luce sul dibattito politico innescato nel movimento dalla crisi del governo giallo nero. Se Di Maio aveva riproposto Conte a palazzo Chigi come condizione per la formazione di un governo con il PD, lasciando intendere che in caso contrario lui può sempre ritornare a chiedere il pane al forno leghista, Conte lo ha smentito clamorosamente. Egli infatti chiarisce che per lui il rapporto con la lega è chiuso per sempre e che la questione dirimente per la formazione di un nuovo governo non sono le persone ma il programma. A questo punto la domanda nasce spontanea: perché quello che era vero la mattina – e cioè il destino della crisi legato ai 10 punti programmatici proposti dai 5 stelle – non era più vero ad ora di cena? Pensare che Di Maio in modo maldestro ha alzato il prezzo per fare saltare il tavolo con il PD e alimentare quello con Salvini – che prospetta per la sua persona un ruolo per lui molto più allettante – non solo non è peccato ma questa volta “ci si azzecca” di sicuro. Di estremo interesse però e quel che la chiarezza di Conte svela sul piano politico. Perché ora è chiaro che per i 5 stelle è arrivato il momento, dopo la fase dei vaffa e dell’antipolitica, di decidere cosa vogliono fare da grandi. Io lo scrissi il giorno dopo il 4 marzo del 2018. Quel voto era per il movimento croce e delizia al tempo stesso. Infatti quando diventi il partito di maggioranza relativa non puoi pensare di mantenere i consensi continuando a dire tutto e il contrario di tutto, non puoi continuare a raccogliere voti a destra e a manca limitandoti a dare voce alla rabbia e al rancore della pancia del Paese. Devi scegliere dove vuoi stare perché mai come oggi la crisi epocale che stiamo vivendo dà un senso forte a quelle due categorie che si credevano morte: la destra e la sinistra. Scegliere avrebbe comportato perdere qualche pezzo ma era ormai inevitabile. E infatti la scelta arrivò subito e fu netta che più netta non si poteva: alleati non del centrodestra ma della destra estrema e nazionalista di Salvini. Fu una scelta non politica ma di convenienza. Una scelta di puro potere: occupare posti di governo chiave cedendo quasi tutto sul programma (la flat tax, i muri e i porti chiusi, lo scontro con l’Europa). Il prezzo è stato pesante: la metà dei consensi conquistati il 4 marzo persi nel maggio del 2019 mentre la lega raddoppiava i voti passando dal 17 al 34% e ora invece di ringraziarli tenta il colpo di grazia. A me pare evidente che se questo movimento vuole evitare l’estinzione deve sciogliere definitivamente tutti i nodi che sono venuti al pettine. Il dibattito ora è aperto: da un lato Conte che non rinnega l’esperienza con la lega ma la rilegge criticamente, individuando anche le ragioni politiche della crisi di quella alleanza (il populismo nazionalista di Salvini); Fico che è ormai convinto di dover incarnare l’anima sinistra del movimento lo segue per costruire una alleanza politica con il PD che vada oltre la stessa soluzione della crisi di governo; dall’altra Di Battista e Paragone vogliono invece ricostruire una alleanza con la lega. E Di Maio? Tenta di stare in mezzo con l’obiettivo di massimizzare i risultati per se stesso. Mai come ora sarebbe opportuno garantire la diretta striming di questo dibattito e delle trattative per il nuovo governo. Sarebbe più chiaro per tutti dove sta andando il sistema politico italiano.

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