Sul governo decide il partito non i gruppi parlamentari

Di fronte alle ore difficili che vive il Paese, a causa del fallimento del governo lega cinque stelle, bisogna mantenere i nervi saldi e soprattutto dimostrare che il PD vuole cambiare passo, bandire i personalismi e rimettere al centro la politica. È perciò sbagliato bocciare l’idea di un governo istituzionale che metta i conti in ordine prima di sciogliere le camere solo perché la propone Renzi, che dal 4 marzo del 2018 non ha fatto altro che ripetere come un mantra “mai con i 5 stelle”. Ovviamente la situazione è molto complessa e richiede una discussione serena e attenta. È evidente che Salvini ha proposto la mozione di sfiducia al governo Conte perché non vuole affrontare una difficile legge finanziaria con un governo di coalizione che gli impedirebbe di attuare la sua linea. Lui vuole affrontarla da solo dopo aver vinto elezioni che possono dare alla lega, alleata solo con quel che rimane di un centrodestra a lui totalmente subalterno, la maggioranza assoluta. Soprattutto non vuole attuare le norme di salvaguardia che richiedono lacrime e sangue per riparare i guasti da lui prodotti con la finanziaria del 2019. Anzi se ci fosse qualcuno disponibile a farsene carico prima delle elezioni per lui sarebbe tanto di guadagnato. Il suo obiettivo è chiaro: vincere le elezioni con una maggioranza che gli consenta di finanziare a debito il taglio delle tasse per i più ricchi anche a costo di fare uscire l’Italia dall’euro. Quindi non ci sono le condizioni per un governo istituzionale. Non siamo nella situazione del 2011/2012 quando, con lo spread salito ad oltre 500, la stragrande maggioranza del parlamento era del parere che bisognava salvare l’Italia dalla bancarotta. Oggi c è una forza importante come la lega che intende rischiare la bancarotta pur di attuare il suo progetto sovranista, nell’illusione che nel mondo dei giganti un piccolo staterello possa praticare una politica economica autarchica in grado di prescindere dal contesto economico e finanziario internazionale. Gran parte dei parlamentari del centrodestra seguiranno la lega se teniamo conto dello sfaldamento in atto in FI e delle posizioni che esprime Fratelli d’Italia. Se non si vuole andare subito al voto, per non fare il gioco di Salvini e per evitare il disastro dell’aumento dell’Iva, c è una sola via. Quella di un accordo PD – cinque stelle aperto a eventuali dissidenti di quel che resta del centrodestra non disponibile a consegnarsi a Salvini. Sarebbe giusto per il Paese che non merita di finire nelle mani di un avventuriero e non può permettersi in questa fase di rallentamento dell’ economia un aumento del costo della vita di 25 miliardi l’anno. Tanto costerebbe l’aumento dell’IVA previsto dalle norme approvate dallo stesso Salvini. Qui nasce però la domanda di fondo: ci sono le condizioni politiche per fare nascere un governo in grado di garantire una finanziaria che non si limiti ad operare i tagli necessari per impedire l’aumento dell’IVA ma sia anche in grado di avviare una manovra economica volta a sostenere crescita e occupazione? Perché è chiaro che in caso contrario si farebbe solo un regalo a Salvini. Una finanziaria che si limitasse a mettere i conti in ordine senza una manovra per la crecita servirebbe solo a togliere a Salvini le castagne dal fuoco e a regalargli un altro po’ di voti. Se una maggioranza in grado di gestire questa operazione ci fosse avrebbe senso farla nascere perché assumerebbe una valenza politica molto più grande di quella di un governo di scopo. La vedo difficile perché i 5 stelle dovrebbero maturare in poco tempo una svolta profonda rispetto a ciò che hanno sostenuto fin qui. In ogni caso è giusto verificarlo e per farlo il PD deve mettere in campo in tempi brevi una proposta di manovra economica e un programma di governo che abbiano quella portata. Se su questa proposta si troverà una maggioranza sufficiente bene, altrimenti la si potrà portare agli elettori per offrire una alternativa credibile alla politica pericolosa della destra. Serve dunque un dibattito all’altezza del momento estremamente complicato. Ma un dibattito vero senza secondi fini. Purtroppo si sta partendo con il piede sbagliato. Se è infatti ingiusto respingere la proposta di Renzi senza discutere nel merito è inaccettabile che dai parlamentari vicini a Renzi si cerchi di imporre con il ricatto una linea che punta semplicemente a spostare di qualche mese lo scioglimento delle camere. Altro non è la dichiarazione rilasciata dal renziano Rosato, vice presidente della Camera, che è bene riportare integralmente : “È chiaro che su una decisione così importante per il futuro del nostro Paese la proposta di governo istituzionale avanzata da Matteo Renzi non può essere liquidata con una battuta e senza dare una prospettiva seria e alternativa a chi pensa che bisogna evitare di regalare l’Italia ai capricci di Salvini. I gruppi parlamentari dovranno discutere approfonditamente e sono certo che la grande maggioranza dei colleghi deputati e senatori condivida la linea espressa quest’oggi dall’ex premier. E dunque saranno conseguenti nel voto in Aula”. Insomma o accettate quel che dice Renzi in aula votiamo come diciamo noi. La scelta sulla formazione di un governo non spetta ai gruppi parlamentari ma alla direzione del partito. Se il problema di Renzi è guadagnare qualche mese per i suoi calcoli personali e di corrente questo non può passare. Se il PD vuole svolgere la sua funzione di forza essenziale per arginare la deriva di un paese in mano alla destra estrema deve essere unito su una linea politica chiara e soprattutto deve essere un partito che discute e decide negli organismi dirigenti. Il ricatto di Rosato non può passare come se nulla fosse. Zingaretti deve chiede un chiarimento e avvertire che non possono esserci due partiti in uno. L’opinione dei gruppi parlamentari conta. Ma se nei gruppi parlamentari c è chi vuole decidere al posto degli organismi di partito sulle questioni di linea politica è bene che venga accompagnato alla porta subito. Altrimenti il PD è finito.

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