Basta tatticismi. Il PD deve accelerare sul progetto e parlare al Paese

La proposta di Renzi di un governo istituzionale, che non può nascere senza il consenso dei cinque stelle (a meno che non si pensa di coinvolgere la lega che come è evidente ha aperto la crisi per andare alle urne nei tempi più brevi), dimostra come nel PD si continui a privilegiare la manovra politica rispetto ai contenuti. Fino a prima della crisi qualsiasi timida apertura verso un dialogo con i cinque stelle veniva bollata dai renziani come una scelta rovinosa per il PD e per il Paese. Insomma quello che era giusto ieri non lo è più oggi. Non mi scandalizzo. La politica, come qualsiasi altro aspetto della vita, è tutto un divenire. Come diceva Eraclito tutto scorre (panta rei), tutto è in perenne movimento mentre la staticità è morte. Una posizione politica anche la più rigida può cambiare se cambia il contesto. Tuttavia si ha il dovere di motivare questo cambiamento adeguatamente altrimenti è legittimo il sospetto che si cambia in base alle convenienze di parte. Questo vale per tutti. Vale per Salvini, che ha sempre sostenuto di voler fare durare il governo fino al termine della legislatura ed ora ha cambiato idea guardando i sondaggi. Vale per i 5 stelle, che pur non condividendo molte scelte che la lega vuole imporre teme il voto, perché sa che probabilmente il numero dei suoi parlamentari sarebbe più che dimezzato. E vale per Renzi, che non potrebbe più decidere da solo, come ha fatto prima, le candidature del PD. Tutto può cambiare ma non la sostanza di un partito. E un partito come il PD, che comunque viene dall’incontro tra le migliori tradizioni politiche del riformismo italiano, non può rinunciare a farsi guidare nelle sue scelte di linea politica dagli interessi del Paese e delle forze sociali che intende rappresentare. Qual è oggi l’interesse del Paese? Dicono i 5 stelle: prima di sciogliere il parlamento bisogna votare la riduzione del numero dei parlamentari. Certo sarebbe una cosa buona e giusta. Un obiettivo che la sinistra persegue da decenni. Ma per farlo c’è bisogno di un po’ di mesi, tenuto conto dell’ iter legislativo necessario e dell’ esigenza di fare seguire il taglio dei parlamentari da una riforma elettorale. Nel frattempo un governo di scopo dovrebbe mettere mano a qualcosa che è davvero vitale per il futuro dell’Italia. Tra settembre e ottobre bisogna approvare la nota di aggiornamento del DEF e la finanziaria 2020. È necessario per evitare l’aumento dell’IVA, previsto dalle clausole di salvaguardia della finanziaria 2018, approvate sia da Salvini che da Di Maio. Bisogna mettere a posto i conti pubblici, squassati dal governo giallonero che dopo aver scatenato i mercati contro l’Italia ha evitato il peggio accordandosi con l’Europa e rinunciando a quella parte sostanziale del contratto di governo, e cioè la flat tax, su cui Salvini ora intende chiedere i “pieni poteri” di infausta memoria. C è poi da garantire alcune misure di sostegno alla crescita e all’ occupazione in un Paese che si trova a dover affrontare una fase internazionale caratterizzata da un rallentamento della crescita globale e da forti rischi di una nuova recessione, legati alla politica protezionista pervicacemente perseguita dal presidente della prima potenza mondiale. Ci sono le condizioni politiche per fare tutto questo nel parlamento che c è? Se si la proposta di Renzi ha senso. Altrimenti l’interesse del Paese è quello di andare al voto al più presto e fare scegliere ai cittadini quale finanziaria vogliono e quindi, tenendo conto del dibattito in corso,se vogliono che l’Italia resti nell’area Euro – per lavorare ad una sua maggiore integrazione – o ne esca, come la lega di fatto vuole. È allora evidente che per affrontare questa crisi politica e di governo nelle migliori condizioni, sia che si possa andare ad un governo istituzionale sia che si vada al voto, è necessario che il PD si dia un chiaro programma di governo che è l’unica vera cartina di tornasole per fare le scelte più rispondenti all’interesse dell’Italia. Purtroppo ci troviamo nel pieno di questa crisi senza avere un progetto chiaro. La Costituente delle idee – che nelle intenzioni di Zingaretti era lo strumento per costruire questo progetto sulla base di una ampia consultazione della base del partito e della società – è appena partita. Ora i tempi sono diventati stringenti. Un gruppo dirigente all’altezza del momento difficile del Paese prima di dividersi sulle alleanze ha il dovere di accelerare sul programma. Siamo n emergenza. Si scriva in questa pausa Ferragosto un documento programmatico chiaro sui punti fondamentali. Si faccia una rapida consultazione di massa. Si dia al PD un progetto e una visione del futuro all’altezza della fase e si subordini la manovra politica ai contenuti. Ne ha bisogno l’Italia prima ancora del partito.

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