Situazione delicatissima. Servono autocritica e pensiero

La crisi della maggioranza lega 5 stelle è stata formalmente aperta con la presentazione in parlamento da parte della lega dalla mozione di sfiducia al governo Conte. Capire perché Salvini ha deciso di staccare la spina proprio ora è decisivo per comprendere cosa ci aspetta e qual’e la vera posta in gioco. Sgombriamo subito il campo da un equivoco: la TAV non c’entra nulla. La scelta di Conte a favore della conferma degli impegni dell’Italia per la prosecuzione dell’opera ha messo nell’angolo i 5 stelle, i quali con la presentazione di una mozione contraria hanno solo tentato di salvare la faccia di fronte al proprio elettorato spostando dal governo al Parlamento la responsabilità della decisione. La lega su questo punto ha ottenuto quel che voleva e lo stesso si può dire sulla politica per la sicurezza e sul contrasto dell’immigrazione. Anche sull’autonomia differenziata alla fine Di Maio – ormai preoccupato solo di mantenere la poltrona vista la caduta verticale dei consensi elettorali del suo movimento – avrebbe ceduto in cambio di qualche concessione formale che non cambiava di molto la sostanza di un provvedimento caro ai governatori del Veneto e della Lombardia. Perché allora far saltare un assetto di governo che ha consentito fin qui alla lega di raddoppiare i voti a scapito dell’alleato di governo? Perché il voto Europeo ha messo in crisi la strategia di Salvini e mostrare i muscoli contro i migranti (che continuano a sbarcare sulle nostre coste ogni giorno) non basta più a mantenere l’elevato livello di consenso raggiunto. I sovranisti non hanno sfondato nelle elezioni per il parlamento europeo e i nuovi equilibri politici nella UE non lasciano margini ad una finanziaria favorevole alla flat tax e cioè al cuore del contratto di governo. Rimanendo dentro i parametri europei è già estremamente complicato trovare le risorse per evitare l’aumento dell’IVA. Quello che Salvini non perdona a Di Maio è non aver fermato Conte e Tria che prima hanno fatto l’accordo con l’UE, per evitare la procedura d’infrazione, imponendo le norme di salvaguardia e poi hanno spinto i 5 stelle a votare per la Von der Leyen, dimostrando di non avere nessuna intenzione di forzare il rapporto con l’Europa. La lega non può rinunciare a portare al suo elettorato il regalo del taglio delle tasse ai più ricchi e contemporaneamente qualche contentino ai pensionati e al ceto medio. Non poteva arrivare al 27 settembre, giorno della presentazione della nota di aggiornamento del DEF, a mani vuote, dopo aver prodotto con la Finanziaria 2018 un aumento della pressione fiscale. E l’unico modo per attuare queste promesse è finanziare i provvedimenti in deficit, rilanciando e portando fino in fondo la sfida all’Europa (tra l’ altro lo avevano anche scritto nella prima bozza del contratto). Poco importa loro se questo porterà lo spread alle stelle e spingerà l’Italia verso l’avventura. L’illusione dei sovranisti dopotutto è quella di poter risolvere i problemi del Paese chiudendolo nelle proprie frontiere, riappropriandosi del potere di stampare moneta, praticando il protezionismo e la politica del prima gli italiani, anche se il mondo di oggi è dominato da poteri economici e finanziari sovranazionali e da imperi continentali in grado di piegare le piccole nazioni in pochi mesi. Staccare la spina ora, dal punto di vista della lega, significa andare subito alle elezioni, evitare di preparare la finanziaria con questo governo, evitare di dover indicare dove prendere le risorse per non aumentare l’IVA. Significa puntare, prima di dover mettere mano alla finanziaria, a conquistare la maggioranza nei due rami del Parlamento (come i sondaggi del momento segnalano), ad ottenere i “pieni poteri” necessari per lanciare la sfida all’Europa e ridurre gli altri poteri, dalla magistratura alla stampa alla Presidenza della Repubblica ai sindacati, all’obbedienza o al silenzio. Insomma cogliere il momento favorevole per attuare un disegno autoritario che darebbe il colpo mortale ad una democrazia già indebolita dallo strapotere delle grandi concentrazioni sovranazionali. Se questa è la vera posta in gioco dello scontro in atto non serve a nulla la sola manovra politica. Bisogna mettere subito in campo un progetto alternativo credibile, fondato su una discriminante europeista chiara e netta. Non c è altra strada per difendere la democrazia e affrontare sfide che hanno una dimensione globale (la crisi economica e finanziaria, lo strapotere dei mercati, i cambiamenti climatici, le grandi migrazioni) se non quella di impegnarsi prioritariamente per accelerare il processo di integrazione politica ed economica dell’ Europa. Quella è l’unica sovranità possibile, la dimensione minima per poter riprendere la lotta per l’eguaglianza, per difendere la libertà e la civile convivenza. Questa è la priorità: un progetto nuovo che sia l’unico riferimento intorno al quale costruire alleanze politiche e sociali nel Paese e in Europa. Se siamo a questo punto non è solo per colpa di chi si è illuso che alle difficoltà della politica si poteva rispondere con un “vaffa” e una protesta contro tutti e tutto. Certo i cinque stelle hanno sdoganato la peggiore destra e creato le condizioni che fanno dell’Italia l’unico tra i paesi fondatori dell’Europa che rischia di ritrovarsi con una maggioranza assoluta nazionalista e xenofoba. Ma se ovunque è montata un onda nera così minacciosa è perché è mancata nei paesi fondatori dell’UE una sinistra capace di elaborare un pensiero moderno per rispondere alla crisi del neoliberismo finanziario e ai disastri sociali e ambientali che ha determinato. Serve allora autocritica. Serve uno sforzo di elaborazione e di iniziativa che dia consapevolezza del bivio di fronte al quale siamo e sappia indicare un cammino credibile.

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