Il PD e la crisi del governo

La crisi del governo lega 5 stelle è virtualmente aperta. Ed infatti Conte e i ministri non cadono solo perché adesso non conviene a nessuna delle due forze che li sostengono, per ragioni diverse già esaminate su questo blog. Tutto è però fermo non essendoci questione su cui la maggioranza non litighi. Ed anche l’Italia – unico tra i grandi Paesi europei a non aver ancora recuperato tutto il tonfo del 2008 – si è fermata, dopo qualche anno di piccola ripresa, in un Mondo in rallentamento a causa delle tensioni commerciali e delle incertezze geopolitiche. La situazione è preoccupante perché l’ unica ragione per cui una nuova pesante recessione non è ancora arrivata sta solo nella brusca marcia indietro della grandi Banche Centrali che sono tornate a dare stimoli e liquidità a tutto spiano nel tentativo di garantire un “atterraggio morbido” ad un ciclo economico globale ormai maturo. Tuttavia anche la politica monetaria ha le armi un po’ spuntate. Ha rimesso in moto i mercati azionari globali, cresciuti in media di oltre il 16% da inizio 2019, ma non basta a superare le difficoltà del settore manifatturiero, la riduzione degli utili delle imprese, la conseguente accentuazione del rallentamento dell’economia globale. Una fase che vede l’Europa soffrire più degli altri a causa della sua mancata integrazione politica. Di questa Europa l’Italia è l’anello debole, a causa del suo alto debito, dei suoi ritardi storici e della politica economica sbagliata di questo governo. Ma è evidente che in questo contesto non basta denunciare l’irresponsabilità dei governanti. Soprattutto non si può tollerare che l’opposizione si metta a litigare sulla opportunità di un dialogo con i 5 stelle. Parlo ovviamente del PD, che per ragioni evidenti è l’unica forza di opposizione potenzialmente in grado di mettere in campo una iniziativa capace di fare uscire la politica dal pantano in cui è precipitata. Se la ragione di fondo della crisi di questa maggioranza sta nel rapido esaurimento di un contratto di governo rivelatosi impraticabile, la risposta non può essere politicista. Il nuovo PD, che ha riconosciuto la inadeguatezza dei suoi precedenti governi, ha il dovere di mettere in campo un nuovo progetto credibile capace di offrire all’Italia una prospettiva nuova. Deve essere un progetto al tempo stesso di lungo respiro e di concreta e immediata azione di governo. Un progetto basato sul riconoscimento che l’unica soluzione interamente in mano al governo nazionale è quella di varare rapidamente la riforma radicale del sistema delle autonomie locali e della giustizia civile per sburocratizzare l’Italia e dare certezze alle imprese. Su tutto il resto – crescita, lavoro, redistribuzione della ricchezza, contrasto dei cambiamenti climatici, governo del fenomeno migratorio – c è una sola strada e cioè lavorare seriamente per accelerare il processo di integrazione politica dell’Europa. Una nuova Europa, il contrario di ciò che dice la lega di Salvini. Il PD ha evitato di collassare e ha recuperato grazie ai segnali giusti che ha dato Zingaretti. Ora però i segnali non bastano più. Serve sostanza e serve entro l’autunno. Senza un PD in condizione di restituire una speranza credibile l’Italia si ritroverà nella situazione disperata di dover scegliere tra una avventura di destra, dall’ esito certamente infausto, e il nulla.

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