Per quanto tempo ancora dovremo convivere con l’incertezza?

L’incertezza politica continua a condizionare l’andamento dell’economia e a rappresentare la principale ragione del ritorno di una forte volatilità sui mercati negli ultimi due anni. Dopo un 2018 che ha segnato cali vistosissimi delle borse internazionali, come non si vedeva dai tempi della crisi del 2008, ecco un primo semestre del 2019 che registra performance estremamente positive, sia sui mercati obbligazionari che su quelli azionari. Da inizio anno tutti gli investitori consapevoli che non c’è niente di peggio del lasciarsi guidare dalle emozioni e dalla paura non solo hanno recuperato tutte le pesanti perdite dell’anno precedente ma in molti casi hanno conseguito interessanti guadagni. E’ cambiato qualcosa nella situazione dell’economia globale? In realtà il 2018 è stato un anno positivo per la crescita globale mentre il 2019 sta registrando quel temuto rallentamento che l’anno scorso ha indotto molti investitori a tirare i remi in barca. A fare la differenza è stata la vistosa marcia indietro delle banche centrali che, di fronte al rischio che quel rallentamento potesse portare ad una nuova recessione, hanno non solo fermato la fase di rialzo dei tassi – da qualche anno concretamente intrapresa dalla FED e solo ipotizzata dalla BCE – ma hanno annunciato impegni ad un nuovo taglio dei tassi in USA e a possibili nuove misure di stimolo in Europa. Tanto è bastato ai mercati per riprendere la corsa iniziata nel corso del 2016 ed interrotta bruscamente nel 2018. Tuttavia bisogna sapere che da dieci anni la politica monetaria rimane l’unica arma usata contro la crisi e questo, se da un lato impedisce all’economia globale di precipitare e le consente di continuare a crescere – sia pure a ritmi non certo sufficienti a garantire la piena occupazione – non risolve i problemi di fondo e non cancella quella incertezza che rappresenta un freno alla propensione all’investimento da parte delle imprese. Le previsioni per la seconda parte dell’anno non sono affatto tranquillizzanti. le tensioni commerciali tra USA e Cina, infatti, nonostante non siano ancora diventate una vera e propria guerra, hanno prodotto un calo nei nuovi ordini di esportazione che di fatto annuncia un prolungamento e un peggioramento della fase di rallentamento dell’economia. Nel recente G20 di Osaka tra USA e Cina si è stabilita solo una tregua ma la trattativa rimane molto complicata, anche a causa degli aspetti strategici che investono il primato tecnologico. Quanto all’Europa, dove la crescita è già molto debole, il recente voto per il parlamento europeo, la nomina della von der Leyen e il prossimo arrivo della Lagarde alla BCE, se da un lato segnano una sconfitta dell’offensiva sovranista contro quel poco di Europa che c’è, non rappresentano neppure la garanzia che si vada verso quella svolta necessaria, in direzione di una maggiore integrazione politica, senza la quale è impossibile dare all’economia europea la scossa che serve. Se poi consideriamo le crescenti tensioni con l’Iran – potenzialmente in grado di riaccendere tutta la polveriera del Medio Oriente – e la grande incognita cosa accadrà della Brexit, appare evidente come la situazione internazionale rimanga tutt’altro che rassicurante. Insomma la conferma della politica monetaria accomodante ha certamente scacciato quell’avversione al rischio che stava facendo precipitare i mercati finanziari in modo preoccupante ma non è in grado da sola di eliminare quell’incertezza politica che rappresenta un freno alle scelte di investimento delle imprese. Lasciare alla sola liquidità la risposta alla crisi è come pretendere di guarire un malato grave solo con l’ossigeno, il cui uso prolungato, come è noto, ha effetti collaterali molto seri. Per quanto tempo ancora si può andare avanti con larga parte dei titoli obbligazionari considerati sicuri che ritornano ad avere rendimenti negativi? E per quanto tempo i mercati azionari potranno continuare a crescere se le tensioni commerciali cominceranno ad intaccare gli utili delle imprese? Come ai malati gravi non basta l’ossigeno ma va somministrata una terapia efficace così ad una economia che è stata investita da una crisi gravissima come quella del 2008 non basta una politica monetaria accomodante se la politica non ritrova rapidamente la capacità di rimuovere le cause profonde del malessere e di tracciare un percorso in grado di restituire certezze agli operatori economici e finanziari. Purtroppo la politica sta andando in direzione opposta a quella necessaria. In questo quadro è comprensibile come, nonostante il recupero dei mercati nei primi sei mesi dell’anno, la cautela caratterizzi l’atteggiamento degli operatori in questa vigilia della pausa di agosto . Purtroppo nessuno è in grado di prevedere per quanto tempo ancora saremo in grado di convivere con l’incertezza.

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