Mercati: la navigazione è sempre a vista

I due fuochi che hanno bruciato un bel pezzo della foresta finanziaria globale nel corso del 2018, con una forza distruttiva che non si vedeva dai tempi del grande incendio del 2008, non sono stati ancora domati ma fanno meno paura ai mercati (almeno per ora). La ragione è duplice. Da un lato le autobotti dei pompieri, dopo una fase di incertezza, sono tornate a funzionare alla grande su entrambi i fronti di fuoco. Dall’altro il vento non sempre soffia su tutti i fronti contemporaneamente. Il fuoco è rappresentato dal populismo, acceso dagli scontenti prodotti da trent’anni di neoliberismo che hanno allargato eccessivamente il divario tra ricchi e poveri fino ad annullare il ceto medio. Il primo fronte del fuoco populista è in Europa – dove si manifesta con una ondata nazionalista che può far saltare l’eurozona e con essa la crescita globale. Il secondo è negli USA – dove il protezionismo alimenta una guerra dei dazi potenzialmente in grado di dare un colpo mortale al commercio internazionale. Nel 2018 i due fuochi si sono manifestati con la stessa violenza e le diverse squadre di pompieri, cioè le Banche Centrali, non mostravano tutte la stessa determinazione. Poi nel corso del 2019 le banche centrali hanno pian piano reso sempre più espansive le loro politiche. La FED è passata dall’ipotesi di ulteriori tre nuovi rialzi dei tassi a quella di tre tagli entro l’anno.La BCE, a sua volta, ha preso la palla in balzo per allinearsi pienamente. Draghi, infatti, lascerà ad ottobre il suo incarico con la tranquillità di chi sa bene che il suo successore dovrà necessariamente proseguire la rotta da lui tracciata nel 2012 (con tutta la fatica che a quel tempo è stata necessaria ad abbattere le tante resistenze). Ad inizio anno era il rischio Europa a tenere banco mentre dal fronte della guerra dei dazi USA sulle merci prodotte in Cina giungevano segnali di distensione. Poi il quadro è cambiato: il voto per il parlamento europeo ha attenuato le preoccupazioni di un dissolvimento dell’Eurozona mentre sono improvvisamente riemerse le tensioni commerciali tra USA e Cina e le minacce di Trump sulle importazioni di automobili dall’Unione Europea. Questo spiega perché da inizio anno i mercati finanziari hanno recuperato gran parte delle perdite del 2018, nonostante qualche turbolenza che, tuttavia, non è mai riuscita a mettere in discussione il trend di ripresa. E’ vero i fuochi sono ancora attivi, tuttavia – con l’inflazione che rimane bassa e le banche centrali che continuano a pompare liquidità – la navigazione può continuare nonostante sia in atto un rallentamento dell’economia globale. I naviganti, però, sanno molto bene che la navigazione deve essere a vista perché le incertezze legate alle dispute commerciali e alla Brexit rappresentano una spada di Damocle, una minaccia permanente in grado di scatenare in qualsiasi momento la tempesta perfetta. In questa fase gli occhi saranno tutti puntati sulle parole pronunciate da Draghi al forum di Sintra in Portogallo, che celebra i 20 anni dell’ euro, e sulle mosse di Powell, che a luglio potrebbe decidere il primo taglio dei tassi in America dopo la breve fase dei rialzi. Da questi appuntamenti i mercati si aspettano solo una conferma della politica monetaria espansiva . Le vere novità invece possono arrivare dal vertice del G20 di Osaka di fine giugno, quando Trump e Xi si ritroveranno faccia a faccia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...