L’Europa c’è ma ora è essenziale l’integrazione politica

Sulla base dei primi exit poll e delle prime proiezioni è possibile cogliere i dati politici salienti di queste elezioni per il Parlamento europeo. Il dato più significativo è certamente l’aumento della partecipazione al voto, la più alta degli ultimi 20 anni. Se lo valutiamo alla luce degli equilibri politici che emergono è evidente che gli elettori, di fronte al rischio di una disintegrazione dell’ Eurozona, hanno detto che l’Europa c è e deve andare avanti. Certo non c è più la maggioranza a due tra popolari e socialisti ma la crescita forte dei Verdi e l’avanzata dei democratici liberali garantisce una larghissima maggioranza di forze europeiste nel parlamento. L’ondata nazionalista, che voleva farci tornare a prima di Maastricht, è stata fermata e potrà essere definitivamente sconfitta se la nuova maggioranza saprà accelerare il processo di integrazione politica e cioè l’unica via in grado di evitare il declino del continente e di portarci definitivamente fuori dalla crisi. L’altro dato è che l’Italia sarà all’opposizione in Europa. La lega, infatti, è il primo partito. I 5 stelle, invece, subiscono un netto arretramento rispetto alle politiche ed è chiaro che ora devono rivedere radicalmente la loro strategia per non condannarsi all’irrilevanza. Il risultato del Piemonte, infatti, unitamente ai conflitti in atto nel governo giallonero, dimostrano che la politica dei 5 stelle è servita solo a portare la lega ad essere il primo partito e a far nascere un nuovo destra – centro a trazione leghista arrivato ad essere maggioranza nelle elezioni regionali è pronto, in caso di elezioni nazionali, a proporsi come forza di governo dell’Italia. Una prospettiva quest’ultima molto preoccupante perché finirebbe per condannare il nostro Paese alla marginalizzazione. Il terzo dato è l’avanzata del PD rispetto alle elezioni politiche. Un risultato che premia la linea di Zingaretti e dimostra che se il PD saprà lavorare alla costruzione di un nuovo centrosinistra con le altre forze della coalizione, già realtà nelle autonomie locali, sarà la forza che potrà proporsi come il perno di una podsibile alternativa di governo. Certo è una strada in salita tutta da realizzare. Tuttavia altre non se ne vedono all’orizzonte

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