Il contributo politico e programmatico del PD alla costruzione di un nuovo centrosinistra per Capua

 

                               Un nuovo progetto e una nuova classe dirigente

La coalizione che si è ritrovata intorno alla candidatura a Sindaco della città di Capua dell’architetto Luca Branco è imperniata sulla alleanza tra i partiti storici del centrosinistra – che hanno ritrovato dopo anni di divisioni unità di intenti e di azione – e sulla scelta di una forte apertura alle forze più vive e più sane della città:

-da quelle del volontariato cattolico spesso unico punto di riferimento attivo, in questi anni di acuta crisi economica e sociale, per quelle fasce deboli della società che hanno sofferto, come non avveniva da tempo, la crescita dell’emarginazione sociale e della povertà: dai migranti, agli anziani, ai disoccupati, alle famiglie numerose;

-ai tanti cittadini impegnati nei comitati civici che in diverse aree del centro storico ed in molti quartieri della periferia hanno tentato di reagire al degrado e all’abbandono, rimboccandosi le maniche e dedicando parte del loro tempo libero ad attività di risanamento e di pulizia;

-ai lavoratori delle fabbriche colpiti dagli effetti della grande recessione sul nostro apparato produttivo, a partire dall’OMA SUD;

– ai docenti delle scuole che svolgono una attività delicatissima – resa sempre più complicata dai processi di disgregazione della società – e che a Capua riescono non solo a tenere ma perfino a raggiungere risultati straordinari, come dimostra la crescita della popolazione scolastica nei quattro istituti di II Grado (il Garofano, il Pizzi, L’Istituto Tecnico e La Ragioneria), passata da poco più di 2000 alunni di venti anni fa ai 4500 attuali, grazie ad una offerta formativa molto diversificata, che ha raggiunto livelli di eccellenza e ha reso l’istruzione secondaria a Capua il faro della provincia di Caserta;

-ai commercianti che sono certamente tra i più colpiti dal processo di decadenza che attraversa la città da decenni, oltre che dalla crescita dei centri commerciali e dallo sviluppo del commercio elettronico (ECommerce);

– a quanti sono impegnati nelle associazioni culturali e sportive che tra le mille difficoltà, derivanti dai tagli operati alla spesa pubblica, pur nella diversità delle funzioni, garantiscono a tanti giovani, ma non solo a loro, la possibilità di reagire all’impoverimento culturale e al senso di solitudine sempre più diffuso, in conseguenza dei processi di frammentazione sociale e di un rapporto non sempre giusto con le tecnologie digitali che ha prodotto un fenomeno abnorme di disintermediazione;

– alle donne il cui moto di emancipazione sempre più impetuoso rappresenta la ragione principale di quella crescita del capitale umano e produttivo che è la maggiore risorsa, purtroppo non valorizzata appieno, su cui l’Italia può contare per non essere travolta dalla grande trasformazione che sta cambiando il mondo e sta spostando altrove il centro dello sviluppo globale;

-al mondo delle professioni arricchito da tanti giovani laureati formati nei Dipartimenti del II Ateneo della Campania, decentrati nelle città di Terra di lavoro a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso. L’Università rappresenta, senza ombra di dubbio, la realizzazione più feconda, dal punto di vista modernizzazione di Terra di Lavoro, dopo il processo di industrializzazione degli anni cinquanta e sessanta.

Da questo incontro nasce una alleanza che il PD non considera in termini di coalizione elettorale ma come un’alleanza politica strategica che deve assegnarsi la missione di costruire un progetto di governo all’altezza del profilo politico, storico e culturale di Capua e una nuova classe dirigente in grado di farlo vivere nell’azione amministrativa e nella iniziativa politica e sociale.

Una missione storica che è possibile se cominciamo a bandire questa radicata abitudine cittadina di piangersi addosso per quel processo di decadenza che viene da molto lontano e che ha cause complesse e profonde. Quello che è stato perduto non può tornare perché è cambiato il mondo intorno a noi e continuerà a cambiare con sempre maggiore e travolgente intensità nei prossimi anni.

                                                      Le opportunità che abbiamo

E’ tempo che le classi dirigenti, intese in senso lato, e gli stessi cittadini, sappiano guardare alle tante opportunità che sono intervenute nei due decenni a cavallo del 2000. E’ tempo di sostituire alla nostalgia e al rimpianto per il grande passato la voglia di innovazione e di cambiamento per costruire un grande futuro. Le opportunità sono intorno a noi. Sono arrivate, insieme a nuove ardue sfide e terribili problemi di emarginazione sociale, con la “grande trasformazione tecnologica” che da decenni sta cambiato e continua a trasformare la società e il territorio. Perché stentiamo a coglierle per lasciarci alle spalle la decadenza e cominciare a spiccare il volo? Perché, da un certo punto in poi, la politica, scaduta a mero esercizio del potere amministrativo e dilaniata da una febbre individualistica senza precedenti, ha smarrito la sua funzione di governo dei processi di trasformazione. Perché le stesse forze sociali le hanno snobbate, sottovalutandone le grandi potenzialità, a causa di una pigrizia culturale, di una chiusura al cambiamento, che rappresentano i principali limiti di cui dobbiamo saperci tutti liberare.

 E’ chiaro di quali opportunità parliamo: del Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, il più grande investimento in ricerca scientifica finanziato dal governo italiano negli ultimi trent’anni; del Dipartimento di Economia Aziendale del II Ateneo Universitario; della Scuola Militare e delle ragioni per le quali queste grandi infrastrutture di livello regionale e nazionale sono arrivate qui.

                                 Da dove veniamo, dove ci troviamo e dove possiamo arrivare

 Chi conosce la storia sa che “eccellenze” come quelle che si sono insediate in città sono state il sogno delle classi dirigenti del passato. Quelle classi dirigenti che, a partire dalla Unità d’Italia, hanno dovuto tenacemente e faticosamente lavorare nel tentativo di contrastare il processo di decadenza avviato in modo inesorabile dalla perdita di quella funzione garantita nel corso dei secoli alla Campania e all’intero regno del Sud, che è stata la ragione stessa della nascita della Capua Medievale in questa ansa del Volturno.

 Ci riferiamo alla sua funzione difensiva, grazie alla quale la nuova Capua fu destinataria di investimenti pubblici rilevanti necessari alle continue ristrutturazioni del suo sistema fortificato. La funzione che consentì alla Capua medievale, fin dal suo sorgere, di diventare la sede dei complessi monastici della piana del Volturno, centri propulsori della cultura italiana di quel tempo, delle classi dirigenti ecclesiastiche e nobiliari, da cui dipendeva tutta l’economia del piano campano, di migliaia di militari delle guarnigioni di stanza in città. Ci riferiamo al suo ruolo di punto di passaggio dei traffici commerciali che dalla Puglia, dal Lazio e dagli Abruzzi erano diretti alla città Stato di Napoli.

La storia non può essere ragione di rimpianto, mero passatismo. E’ necessario conoscerla e soprattutto comprenderne il senso perché ci serve per capire dove stiamo oggi e soprattutto dove possiamo arrivare domani. E la lezione più importante che ci viene da questa storia, al tempo stesso grande e travagliata, è la consapevolezza che non ha senso un progetto per Capua prescindendo da una dimensione territoriale molto più ampia del territorio di sua stretta competenza. Un patrimonio che ha il rilievo che conosciamo, in quanto ha svolto una funzione in un contesto geografico molto ampio, non può essere manutenuto dalle risorse di cui può disporre una piccola comunità di poco più di 18000 abitanti. Un patrimonio che è il frutto di una grande storia non può essere costretto in una storia troppo piccola. A meno che non siamo capaci di restituire a quel patrimonio un ruolo ed una funzione che ritornino ad essere utili su scala comprensoriale vasta, in termini di riqualificazione ambientale e sociale. Utile alla economia e alla società del nostro tempo.

Se non leggiamo la storia per il semplice gusto di ricordare date, vicende e nomi dei suoi protagonisti ma per comprendere il senso del cammino compiuto, non possiamo non riconoscere come tutta l’attività politica e amministrativa di Capua, successiva all’unità d’Italia, è stata caratterizzata da impegni ardui e da sfide estenuanti, con cui si sono misurate le classi dirigenti delle diverse fasi storiche, nel tentativo estremamente complesso di restituire a questa città un ruolo nuovo e adeguato ai cambiamenti e alle innovazioni continue di cui si nutre la storia umana. Fu cosi per la borghesia risorgimentale dei Pizzi, dei Bellentani, dei Garofano Venosta che lavorarono per fare di Capua una città di cultura e di studi avanzati per quella epoca. L’istituzione della Normale Femminile, la prima del Sud sul cui esempio trasse poi ispirazione la riforma nazionale degli istituti Magistrali agli inizi del ‘900, il Liceo Ginnasio, che a quel tempo era l’unico istituto superiore che consentiva l’acceso a tutte le facoltà universitarie, l’istituzione del Museo Campano, che arrivò a Capua – nonostante le forti resistenze di chi voleva quelle collezioni ancora nella Reggia di Caserta – grazie al peso politico di Salvatore Pizzi, che era stato prodittatore di Garibaldi in Terra di Lavoro.

E poi la scelta di lasciare a Capua, fino agli inizi degli anni ’60, la sede dell’Ospedale Militare e il Distretto Militare, di costruire qui nel 1918 il campo di aviazione e la scuola di volo della Regia Accademia dell’Aeronautica Militare. E ancora Capua che nei primi decenni del 900 diventa sede delle industrie di trasformazione dei prodotti agricoli della piana del Volturno: impianti di lavorazione della Canapa, la fabbrica della Cellulosa, lo Zuccherificio Cirio. Scelte che riuscirono ad attenuare ma non ad arrestare la decadenza.

Con l’arrivo del fascismo e della guerra la città riceve il colpo di grazia. Il bombardamento del 9 settembre distrusse il 75% del patrimonio edilizio e mise in ginocchio tutto l’apparato produttivo. Il dopoguerra a Capua fu lungo e durissimo. Lo sforzo fu tutto concentrato sul piano di ricostruzione. La città negli anni del boom economico (50/60) fu toccata solo marginalmente dal processo di industrializzazione per poli ed assi della Campania e del Mezzogiorno. Un tentativo di recuperare lo sviluppo delle aree ASI nel territorio comunale negli anni 70 andò incontro al fallimento, perché quella fase si era chiusa e cominciavano ad arrivare i primi colpi di un processo di deindustrializzazione destinato a decimare le fabbriche, ridimensionare peso e ruolo politico della classe operaia e i posti di lavoro.

                                              Perché siamo rimasti in mezzo al guado

E tuttavia l’industrializzazione del Sud aveva ormai innescato trasformazioni urbanistiche destinate a produrre cambiamenti che hanno rappresentato per Capua una svolta, almeno dal punto di vista delle prospettive su cui lavorare per ricostruire una via di sviluppo. Ci riferiamo a quel processo di gigantismo delle grandi città come Napoli, con tutto il suo carico di congestione e di caduta della qualità dell’ambiente urbano e della vita dei cittadini, a quell’inurbamento che ha fatto sviluppare sul territorio più vicino alle metropoli le città continue, di cui la conurbazione casertana è una delle più emblematiche. A rendere poi drammaticamente urgente in Campania l’esigenza di promuovere quel riequilibrio territoriale fu il grande terremoto del 1980.

Gli anni a cavallo del 1990 sono gli anni nei quali, grazie a questo rilancio del tema della riorganizzazione e dell’allargamento dell’area metropolitana di Napoli (che era ormai diventa l’area metropolitana regionale di fatto allargata alla provincia di Napoli, alla città di Salerno, al Baianese, alla conurbazione Casertana < da Capua a Maddaloni > e ai 19 comuni dell’area Aversana), Capua entra a far parte di quel sistema di città medie destinate a svolgere una funzione di riequilibrio territoriale di persone e di funzioni direzionali, necessario per restituire alla metropoli vivibilità e capacità di governo dei processi di sviluppo.

Fu per noi l’occasione per restaurare una parte rilevante del nostro patrimonio storico (oltre 100 miliardi di vecchie lire che, nel decennio a cavallo del 1990 salvarono dalla dissoluzione Chiese, ex complessi conventuali ed ex Caserme, palazzi e residenze private, staticamente compromessi dal terremoto), la grande nuova opportunità, il momento magico nel quale la nostra città divenne sede della facoltà di Economia Aziendale, del CIRA e della Scuola Specialisti.

Ecco allora chiarito dove siamo oggi. Siamo nel mezzo di un processo che ci ha tirato fuori da una marginalità che sembrava ormai inarrestabile ma non è ancora arrivato al suo apice. Un processo che ha delocalizzato sul nostro territorio infrastrutture a cui non abbiamo saputo dare ciò che era giusto, in termini di servizi e di contesto, e dalle quali non abbiamo saputo prendere le cose importanti che era ed è ancora possibile avere.

Le ragioni per le quali siamo rimasti in mezzo al guado dovrebbero essere altrettanto chiare. La grande crisi del 2008 ha avuto un effetto pesante sugli investimenti pubblici programmati, per cui quel processo di razionalizzazione ha subito un blocco che ormai dura da dieci anni. Il resto del danno lo ha fatto la crisi della politica, accentuata (e portata a livelli che sono sotto gli occhi di tutti) dalla stessa crisi economica che ha investito tutto l’Occidente, alimentando spinte populiste e nazionaliste. Una crisi dalla quale non siamo ancora usciti, nonostante (e purtroppo con le sole armi della politica monetaria) sia stato evitato il crollo del sistema finanziario internazionale. Crollo cui siamo stati molto vicini tra il 2008 ed il 2009.

Che fare

In questo quadro per il PD è necessario che l’azione amministrativa, nei prossimi 5/10 anni, si concentri lungo due direttrici: da un lato una azione rivolta a sostenere e favorire lo sviluppo delle nuove realtà che si sono insediate sul nostro territorio; dall’altro lavorare, di concerto con gli altri comuni della conurbazione casertana, l’Amministrazione Provinciale e la Regione Campania, affinché vengano rilanciati tutti i progetti di riqualificazione e di riequilibrio della grande area metropolitana, di cui l’area casertana e la città di Capua sono una parte fondamentale vocata a svolgere un ruolo strategico.

                                    Opportunità – Innovazione – cambiamento – futuro

        Nove priorità che sottoponiamo al confronto con le forze politiche e con l’opinione pubblica

1 – il completamento del progetto di insediamento del Dipartimento di Economia Aziendale e il rafforzamento di Capua città di studi

Il Dipartimento di Economia Aziendale di Capua è stato l’unica realtà universitaria di Terra di Lavoro a decollare non appena il Consiglio regionale nel settembre del 1991 decise la localizzazione delle facoltà del II Ateneo della Campania nelle quattro città della provincia di Caserta (Aversa, Capua, Caserta e Santa Maria Capua Vetere). Essa infatti nacque, un anno prima della costituzione formale dello stesso Ateneo, per gemmazione della Facoltà di Economia della Federico II, grazie al dinamismo e alla determinazione del Preside di quest’ultima, Francesco Lucarelli, e alla pronta disponibilità della giunta comunale guidata da Nicola Lacerenza (non è vero che la politica a Capua non ha mai dato risposte). Oggi, nonostante gli sviluppi tortuosi che quella vicenda attraversò nella fase successiva alla costituzione dell’Ateneo, il Dipartimento ha una delle sedi più prestigiose del Paese, grazie ai finanziamenti regionali ed europei, e conta oltre 3500 iscritti. Purtroppo per responsabilità locali non è stato possibile completare l’originario progetto, definito congiuntamente nel 1991 dal Comune e dal Consiglio di facoltà della Federico II, che, per la costruzione della sede definitiva, “assumeva la complementarietà dei due ex complessi conventuali dei Gesuiti e delle Dame Monache come un unicum non scindibile”. Per ben due volte, infatti, il Comune di Capua ha rinunciato ai fondi destinati all’EDISU per realizzare alloggi per studenti nell’ex Convento dei Gesuiti. Fondi che se utilizzati avrebbero facilitato la ricerca di ulteriori finanziamenti per la destinazione di tutto il complesso alla realizzazione di alloggi per studenti, gestiti dall’ente universitario, e ad aule ad uso scientifico. Si tratta oggi di lavorare, d’intesa con la direzione del Dipartimento di Economia Aziendale, al rilancio del progetto originario, attraverso la deliberazione da parte del Comune, proprietario del bene immobile, della concessione in uso gratuito all’Università dell’ex Complesso dei Gesuiti.

Per sostenerne l’ulteriore sviluppo è necessario affrontare con decisione il tema dei trasporti, che sarà sviluppato in altro punto di questo documento politico – programmatico. Altro impegno che, secondo il PD, la nuova amministrazione dovrà mettere è la definizione di un piano di riqualificazione di tutta l’area del centro storico dove ha sede l’Università, mediante ipotesi di riuso del Capannone Olivarez, della ex polveriera austriaca, della punta dello Sperone e del lungofiume di via Pomerio. Va inoltre verificato se permane l’interesse, espresso in precedenza dai Rettori Grella e Rossi, a realizzare l’Aula Magna del Rettorato nella Chiesa di Santa Maria delle Dame Monache. Interesse vanificato dai danni causati alla Chiesa dalla caduta di un fulmine. È necessario inoltre che l’amministrazione commissioni un lavoro di ricerca ai fini della rilevazione delle esigenze anche residenziali degli studenti iscritti alla facoltà che provengono da territori esterni alla conurbazione casertana (ad esempio basso Lazio).

Si tratta inoltre di stabilire un rapporto proficuo tra la facoltà di Economia e le forze produttive della città – dalle associazioni dei commercianti a quelle degli imprenditori – in termini di ricadute sul terreno di studi economici e ricerche di mercato, indispensabili per promuovere il necessario processo di modernizzazione e di innovazione del sistema economico e imprenditoriale locale.

Lo sviluppo del Dipartimento universitario può inoltre ulteriormente favorire la crescita degli istituti di II grado, che non a caso negli ultimi venticinque anni hanno visto più che raddoppiare la loro popolazione scolastica. La presenza in città di una facoltà universitaria, insieme ad una antica tradizione dell’Istituto Magistrale, nato dall’esperienza straordinaria della Normale femminile, la fortuna di aver avuto dirigenti scolastici di notevole spessore, sono le ragioni di una offerta formativa estremamente diversificata che pone Capua come faro dell’istruzione secondaria in provincia di Caserta. L’amministrazione comunale dovrà porre grande attenzione a questa realtà e sostenerne la crescita, sia mediante un aumento degli investimenti, nei limiti imposti dalle attuali ristrettezze di bilancio, sia garantendo il necessario sostegno politico nei confronti dell’Amministrazione Provinciale, responsabile dell’Edilizia Scolastica per gli istituti di II grado, sia degli altri organi competenti, per promuoverne l’ulteriore qualificazione e sviluppo. In particolare, la nascita di una sezione del Liceo Musicale nell’ex Complesso di Gesù Gonfalone ha determinato le condizioni per lavorare alla istituzione di un conservatorio nella città di Capua. In questo quadro tra i primi atti della nuova amministrazione va inserito il completamento della richiesta di finanziamento alla regione di 1 milione e 60 mila euro per il primo lotto del consolidamento del fabbricato ex Monte dei Pegni da riqualificare come sede del conservatorio musicale.

2 – Il Cira: Capua città della ricerca e del polo aeronautico

Il CIRA è nato dall’esigenza di recuperare il ritardo accumulato dall’Italia nei confronti di altri paesi europei nel campo delle tecnologie aerospaziali per l’assenza di un centro di ricerca nazionale. Si tratta dunque di un investimento strategico volto a recuperare quote di mercato sia nei confronti dei paesi più avanzati che dei paesi emergenti, a partire da Corea, Singapore e Brasile. Con questa motivazione furono stanziati nel lontano 1989 oltre 600 miliardi di vecchie lire per la progettazione, la realizzazione e la gestione dei programmi del CIRA, il più grande investimento in ricerca scientifica del governo italiano negli ultimi 30 anni. Ne sono nate, nella nostra città, strutture di ricerca di grande rilievo: dalla Galleria del Vento, utilizzata sia per lo sviluppo di veicoli aerospaziali ed automobilistici, che per prove di aerodinamica industriale; il Tunnel Transonico, per prove aerodinamiche in regime transonico; Complesso  Plasma, l’impianto più grande al mondo per studi su traiettorie di veicoli spaziali, per lo sviluppo di materiali e strutture di sistemi di trasporto nello spazio; la Galleria del Ghiaccio, numerosi laboratori – tra i quali i laboratori  computazionali costituiti dal Centro di Supercalcolo, dal Laboratorio di Visualizzazione Scientifica,  il Laboratorio per prove di impatto su strutture aerospaziali, il Laboratorio di Guida ,navigazione e controllo – ed altro ancora. Da considerare il fatto che a Capua è stato realizzato un micro-veicolo utilizzato in due missioni spaziali europee.

 Nel CIRA opera inoltre una divisione del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC). Un ente di ricerca no-profit fondato nel 2005 con il supporto finanziario del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR), del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio (MATT), del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAF) e del Ministero delle Finanze (MEF), grazie al finanziamento del Fondo Integrativo Speciale della Ricerca (FISR), nell’ambito del Programma strategico Nazionale della Ricerca. Questa divisione realizza studi e modelli del sistema climatico nella loro relazione con la società e l’ambiente, al fine di stimolare una crescita sostenibile, proteggere l’ambiente e sviluppare politiche di adattamento e mitigazione fondate su conoscenze scientifiche. Partecipa, inoltre, a diversi progetti nazionali europei e internazionali, attraverso l’elaborazione di analisi climatiche, anche a scala locale, in grado di fornire una conoscenza della condizione climatica attuale e futura, fondamentale per gli studi e la gestione degli impatti legati al cambiamento climatico. Il contributo che la presenza di questo centro può fornire all’azione che l’amministrazione dovrà mettere in campo nel contrasto del dissesto idrogeologico del territorio, in particolare nell’area del Borgo Medioevale di Santangelo in Formis, sulle tematiche della gestione delle acque e della difesa dell’Ambiente, a partire dal rischio Volturno, può essere di grande importanza. Purtroppo, fino ad ora ne è stata ignorata perfino l’esistenza.

Con l’entrata in funzione del CIRA si sono anche insediate le prime industrie del settore. Inoltre, il CIRA è diventato sede di convegni internazionali e di visite di ricercatori italiani e stranieri. Ha stipulato accordi di cooperazione con importanti Università e Centri di ricerca. Anche in questo caso bisogna recuperare un ritardo ed una disattenzione che non hanno consentito alla città di attrezzarsi per rispondere alle esigenze che l’insediamento del CIRA ha prodotto in termini di residenze e di servizi potenzialmente in grado di ingenerare ricadute importanti per l’economia del territorio.

 Il 2019 inoltre è l’anno di scadenza del PRORA, il programma che ha consentito il finanziamento delle spese di gestione del centro dalla fondazione fino ad ora. Il CIRA sta rielaborando con l’ASI il prossimo Programma di ricerche Aerospaziali (PRORA) che dovrà garantire il funzionamento e lo sviluppo delle attività di ricerca nei prossimi decenni. Una partita decisiva per il settore ed anche per Capua. E’ evidente che la nuova amministrazione e i partiti che la sosterranno, sono chiamati a fornire al CIRA il massimo sostegno politico in sede regionale e nazionale, per fare in modo che non vengano penalizzate le attività di ricerca nel Mezzogiorno ma che esse anzi vengano ulteriormente incrementate anche alla luce dello spazio importante che il Piano Operativo della Campania per la spesa dei fondi Europei ha riconosciuto in termini di finanziamento al settore aerospaziale. Il Cira, infatti, è stato localizzato a Capua perché in Campania opera da tempo un polo aeronautico importante il cui numero di addetti rappresenta circa 1/5 del totale nazionale, oltre al Dipartimento di Ingegneria Industriale con la sezione Aerospaziale dell’Università di Napoli, al Dipartimento di Ingegneria di Aversa del II Ateneo Campano e all’Accademia Aeronautica di Pozzuoli. Una forte attenzione dell’Amministrazione comunale può favorire uno sviluppo degli insediamenti industriali interessati alla vicinanza con il CIRA, anche per le ricadute che le ricerche del Centro determinano sulle industrie di altri settori. La presenza dell’aeroporto Salomone, di vaste aree libere, la vicinanza al casello autostradale rappresentano un contesto ideale per attrarre nuovi investimenti industriali, a patto che si affrontino con decisione i problemi relativi al rafforzamento della viabilità, dei trasporti pubblici, della realizzazione della nuova pista aeroportuale, come previsto dal piano dei trasporti regionale. Va inoltre verificata la possibilità di avviare una collaborazione Comune – Cira per realizzare un museo aerospaziale e una sede di rappresentanza del CIRA nel Castello di Carlo V, che deve essere finalmente restituito alla città nell’ambito del progetto di valorizzazione turistica di una risorsa di straordinaria forza attrattiva (in quanto esempio di architettura militare più importante del Mezzogiorno) come il nostro sistema fortificato. Ovviamente nel mentre si dispiega una iniziativa per favorire la crescita degli investimenti nel settore, occorre che l’amministrazione svolga un ruolo forte e deciso per sventare la chiusura dell’OMA SUD, che è stata la prima azienda aeronautica privata ad insediarsi nell’area del Cira, e preservare l’occupazione dei suoi 90 dipendenti.

3 – Capua Città Murata di Arte, Cultura e Turismo

A Capua vi sono già tutte le condizioni per promuovere presso i tour operator una proposta di itinerario turistico di indubbio interesse storico ed architettonico. Il suo centro storico racchiude in uno spazio non grandissimo testimonianze di prim’ordine di tutte le stagioni della storia e dell’architettura del Mezzogiorno: principato longobardo, poi principato Normanno, “Chiave del Regno” nel periodo Svevo, ancora principato nel periodo Angioino – Durazzesco – Aragonese; “Città baluardo” con il Vice Regno spagnolo; Antemurale del Regno di Napoli sotto il dominio Austriaco; capoluogo di provincia e sede di una Scuola di Artiglieria di valore nazionale nel decennio Napoleonico, piazzaforte militare e capolinea del tronco ferroviario Napoli Caserta durante la restaurazione borbonica. Il sistema fortificato con la sua cinta bastionata è il più significativo esempio di architettura militare nel Mezzogiorno. La Basilica di Sant’Angelo in Formis costituisce un modello di riferimento per molte chiese di derivazione cassinese. Le collezioni conservate nel Museo Campano sono tra le più importanti d’Italia e d’Europa. Non a caso sono state oggetto di studio da parte del grande archeologo e filologo tedesco Teodoro Mommsen, sia prima della istituzione del Museo, nel 1844, sia successivamente nel 1876. Il Museo Diocesano, di cui è stata di recente inaugurata la sezione episcopio presso il Palazzo Arcivescovile, custodisce tesori che da soli giustificano una visita in città. La vicinanza alla Reggia di Caserta e al suo Parco, uno dei monumenti più visitati d’Italia, all’Anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, secondo solo al Colosseo, i buoni collegamenti autostradali con Napoli e la costiera Sorrentina e Amalfitana e la presenza di straordinari ex complessi conventuali abbandonati rendono Capua potenzialmente vocata allo sviluppo del settore alberghiero e delle residenze turistiche diffuse. L’amministrazione comunale, anche in rapporto con la facoltà di Economia Aziendale, dovrà lavorare ad un progetto turistico integrato e di marketing territoriale in grado di dare vita ad un sistema di risorse, imprese, soggetti pubblici e privati capaci di coordinarsi e di attivare una rete di sinergie. Ovviamente occorre nel contempo una azione che renda fruibile questo straordinario patrimonio. A partire da una forte iniziativa affinché il Museo Campano – che è stato da pochi anni oggetto di una ristrutturazione di estrema importanza finalizzata anche alla modernizzazione dei criteri espositivi – possa ritrovare, nell’ambito della riforma Franceschini del 2014 sulla riorganizzazione dei musei locali, un rapporto stretto con la Soprintendenza e una gestione diretta della Regione Campania o del Ministero dei Beni Culturali. Passaggi necessari per dotarlo delle risorse e delle competenze necessarie alla sua valorizzazione, che richiede, tra l’altro, la istituzione di un gabinetto del restauro e l’informatizzazione della Biblioteca e dell’Archivio Storico e Diplomatico della città di Capua. Altra iniziativa organica e di lunga durata va intrapresa per il recupero di un rapporto con il fiume e le fortificazioni. Va rilanciata l’idea del Parco Urbano e Fluviale il cui progetto di massima fu approvato dal consiglio comunale alla fine degli anni ’80 senza però alcun seguito, nonostante i piani operativi regionali di spesa dei fondi europei presentino da molti anni notevoli disponibilità per il settore della riqualificazione urbana e la realizzazione di interventi di recupero ambientale. Si tratta di un impegno di lunga lena da attuare per lotti successivi. Può tornare molto utile anche il protocollo di intesa per la realizzazione del Contratto di Fiume Volturno (i “contratti di fiume” sono stati riconosciuti dalla Regione Campania quali strumenti della programmazione negoziata), approvato il 23 febbraio del 2018 tra i Comuni di Capua, Cancello ed Arnone, Castel Volturno, Grazzanise e Santa Maria La Fossa, l’Autorità di Bacino del Volturno, il Consorzio di Bonifica del Basso Volturno, L’Amministrazione Provinciale e la Regione Campania. Grazie a questo strumento il Comune potrà chiedere e ottenere importanti finanziamenti regionali e comunitari.   Intanto si potrebbe partire, subito dopo le elezioni, con la pulizia degli argini lungo riviera Casilina per ripristinare quel campo di pesca permanente che consentì alla città di ospitare a metà degli anni ‘90 gare di pesca di livello europeo con la partecipazione di diversi paesi della comunità europea.

Si tratta insomma di agire su più fronti: da un lato lavorare ad un graduale superamento dello stato di abbandono e di degrado di una parte importante del patrimonio storico e culturale di pregio, dall’altro di promuovere la crescita di infrastrutture, servizi, manifestazioni collaborazione stretta di alto profilo culturale, anche attraverso lo stimolo dell’iniziativa imprenditoriale e una stretta collaborazione con la Pro Loco e le più importanti associazioni culturali che vanno sostenute con estrema convinzione e determinazione: dal Touring club, a Capua Sacra, a Capuanova, ad Apollon onlus, al Teatro Ricciardi, che già garantiscono iniziative culturali di richiamo (vedi ad esempio la prossima edizione “Capua il luogo della lingua” che ha raggiunto traguardi di notevole rilievo).

4 – Capua città sociale e solidale

A partire dal 2013, a seguito di una riformulazione di rete decisa dalla Giunta Regionale della Campania, l’ambito territoriale ex legge 238/00 non è più il C5 (con capofila Santa Maria Capua Vetere) ma il C9 con capofila Sparanise. Nella “relazione di fine mandato”, datata 8/4/19 (prot. 6998), la precedente amministrazione, in persona del Sindaco p.t. (si legga pag. 4) osservava che “tale strutturazione organizzativa ha generato diversi problemi e soprattutto un sostanziale blocco dell’offerta di servizi dovuta alla difficoltà del comune capofila di affrontare la complessa realtà legata al produrre servizi sociali”. Dalla relazione citata appare che le criticità emerse, sono, dal 2013 in poi diventate annose e ripetitive e che l’unica modalità per fare fronte alla pressante richiesta d’intervento sociosanitario da parte della cittadinanza è stata quella di far capo alla sola “esperienza organizzativa maturata dai dipendenti del comune di Capua che si sono resi si rendono tutt’ora artefici delle startup dell’ambito”. Va da sé che quello che emerge in questi anni è una sostanziale assenza di servizi e la necessità di rivedere i criteri di partecipazione della Città alla Convenzione firmata nel 2013 o, quantomeno, chiedere che gli impegni assunti, anche ed in primis dal Comune capofila, siano rispettati consentendo alla Città di dotarsi di servizi adeguati e rispondenti alle sue esigenze, anche nell’ottica del rispetto delle linee guida regionali e del rispetto sul territorio dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Al momento emerge, dunque, una lontananza abissale tra l’offerta dei Servizi e la necessità di proteggere, proprio grazie al sistema del Welfare, la popolazione dei rischi sociali. E’ il caso, dunque di tornare ad una riflessione collettiva su quali siano i comportamenti costitutivi del vivere e gli elementi di base essenziali per lo sviluppo di una società come la nostra, in cui i cambiamenti sociali, demografici, culturali ed economici propongono giorno dopo giorno sfide enormi che riguardano la questione sociale con una modifica ed un ampliamento del concetto di benessere e la necessità di definire obiettivi di politica sociale perseguibili al di là degli accordi posti base dello stesso Piano di Zona. Occorrerebbe, infatti un piano “altro” di integrazione su quattro direttrici ben definite

a) integrazione tra le diverse comunità locali che partecipano al piano di zona con un’omogeneizzazione di servizi che rendano pari le opportunità di tutti i cittadini del territorio

b) integrazione reale del sociale col sanitario

c) integrazione tra le diverse istituzioni presenti sul territorio

d) costruzione di una rete di senso per le varie tipologie d’intervento

Certamente occorre partire da politiche concertate tra i 10 Comuni dell’Ambito ma non bisogna perdere di vista quella che alcuni definiscono “la geometria variabile della struttura di vincoli e opportunità prodotta sia a livello nazionale che regionale”. Non ci si può infatti distanziare di molto dalle politiche del lavoro, con cui la progettazione del Welfare diviene estremamente interconnessa; non si può prescindere dalla consapevolezza dei flussi migratori, dalla conoscenza di una lotta tra poveri per l’emersione del malessere economico, dalla necessità di guardare negli occhi i bambini e loro futuro, di sostenere le fragilità determinate dalle difficoltà economiche, dal divario sociale la cui forbice si sta allargando rovinosamente, dalle problematiche relative alle relazioni affettive ed al malessere che, a volte, in queste si genera, dalle donne ed dalla loro necessità di conciliare tempi di lavoro e di accudimento, ed infine, da una serie di politiche familistiche che, anziché promuovere la crescita e la determinazione delle persone si qualificano per un becero tentativo (purtroppo con notevole seguito) di restaurare un controllo sociale con tecniche securitarie e ritorno a tradizioni e scenari ottocenteschi.

Nello stesso modo non è possibile continuare a vedere il Welfare come cooptatore di consensi né come irresponsabile contenitore (ed involontario generatore) di povertà economiche e strumentali. Tantomeno è possibile pensare alle politiche sociali come promotrici di una solidarietà che in un anelito “buonista” si fa elemosina assistenziale senza promuovere l’indipendenza e l’autonomia delle persone.

Vorremmo per la nostra città, anche in questo campo, un risveglio, con la promozione di servizi di prevenzione, prevenzione della violenza, prevenzione del maltrattamento all’infanzia, prevenzione del disagio sociale; desidereremmo una città a misura di bambino, che i piccoli possano attraversare liberamente, dove ci siano spazi dove vivere fuori delle proprie case, incontrando e condividendo la quotidianità con i propri pari; auspichiamo servizi stabili di prevenzione e contrasto del disagio minorile con la creazione di luoghi capaci di accogliere ed integrare gli adolescenti innescando buone prassi di aiuto alla comunicazione anche con le figure genitoriali, auspichiamo il ripristino in forma stabile, che non generi frammentazione degli interventi con la conseguenza della loro inefficacia, del Centro Antiviolenza; vogliamo pensare all’accoglienza, in termini di risorsa e di trasferimento delle competenze dei più anziani della comunità cittadina affinché nessuno si possa sentire abbandonato a sé stesso. È inoltre chiaro che per incidere in maniera decisiva e diffusa nelle politiche sociali bisogna partire dall’analisi del nostro territorio, andando anche a differenziare peculiarità tra le varie aree della città (centro storico, periferia, aree nevralgiche, ecc.). Solo una reale e approfondita analisi sul territorio, magari con l’istituzione di una task force (o l’Osservatorio Cittadino Permanente sulle Famiglie), può rilevare situazioni di disagio e disuguaglianza sociale, che approfondisca in maniera puntuale le sacche di abbandono e di degrado. In particolare, è imperativo “entrare” soprattutto nelle periferie urbane. Esse non sono più definibili semplicemente come ambiti lontani dal nucleo storico della città o come polarità opposta alle aree centrali, ma come una condizione trasversale che intanto riguarda l’espansione fisica delle città, particolarmente pronunciata negli ultimi tre decenni, ma che comprende tutte quelle zone più densamente popolate, dove sono riscontrabili fenomeni di degrado, di marginalità, di disagio sociale, di insicurezza e di povertà. È compito della Politica attivare tramite le istituzioni quella solidarietà che, anche con l’apporto di soggetti privati, punta a minimizzare le sofferenze delle popolazioni ma è anche compito della Politica guardare lontano per progettare ed operare per il progresso civile, sociale ed economico che è alle fondamenta della costruzione europea.

5 – Mobilità

 Un progetto di questo respiro, che vede Capua tra le città medie destinate a riequilibrare e riqualificare la grande area metropolitana regionale, non può prescindere dal rilancio di un sistema integrato di trasporti. Tra l’altro è evidente da tempo come sia impossibile risolvere il problema dell’esplosione del traffico fuori Porta Roma, giunto a livelli insostenibili e solo aggravato dalla chiusura del ponte nuovo, senza un rilancio dei grandi investimenti infrastrutturali di rilievo regionale, essenziali per garantire un moderno sistema di trasporti intermodali. Queste le opere vitali per lo sviluppo di Capua su cui la nuova amministrazione dovrà mettere in campo una forte azione politica ed amministrativa:

– in primo luogo, la Superstrada Capua – Grazzanise – Villa Literno, che, a partire dal casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere fino alla Domiziana, è necessaria per completare la tangenziale di Napoli, garantire un migliore collegamento tra area Aversana ed Area Casertana e, attraverso una bretella, con il casello autostradale di Capua. Questa ultima bretella garantirebbe anche la costruzione di un terzo ponte sul Volturno e il recupero dell’asse di supporto per l’area industriale del CIRA, che è venuto a cadere dopo il rifiuto opposto dal Comune di Capua, nel corso del decennio scorso, al progetto originario del terzo lotto della Variante Anas Capua Maddaloni, ormai definitivamente tramontato.  Per queste strade (la prima a quattro corsie, la seconda a due corsie) fu approvato nel 2007 un tracciato, attraverso un accordo di programma tra Regione Campania, Amministrazione Provinciale di Caserta e i comuni interessati, tra i quali Capua. Il finanziamento della progettazione esecutiva, previsto dalla finanziaria del 2008, fu poi stralciato dopo l’avvio della “Grande recessione”, che portò ad una drastica caduta degli investimenti infrastrutturali in tutta l’Italia. Rimane una opera strategica non solo per Capua ma per tutta la cintura a nord dell’area metropolitana;

– in secondo luogo, il Progetto della Metropolitana leggera Capua Maddaloni, fondamentale per gli studenti universitari dei Dipartimenti localizzati nelle città di Caserta, Santa Maria, Capua e Aversa, per il quale l’Amministrazione Provinciale predispose uno studio di fattibilità;

– il progetto di integrazione della tratta dell’Alifana Piedimonte – Capua – S.Maria C.V. con la metropolitana napoletana, nell’ambito del progetto di una grande metropolitana regionale in via di completamento attraverso la costituzione di un grande e complesso sistema di reti ferroviarie (urbane e regionali) da ammodernare o da costruire, che si integrano tra di loro grazie a una serie di nodi di interscambio e si collegano a loro volta con quelle nazionali. Integrazione che per la ferrovia Alifana è già avvenuta a partire da Aversa. In questo quadro va studiata e affrontata la questione della delocalizzazione dell’attuale stazione dell’Alifana di Sant’Angelo in Formis in un’area più adeguata e più vicina al casello autostradale;

– Progettare e realizzare una strada di collegamento tra il centro di Capua e la rotonda di accesso al casello autostradale di Santa Maria Capua Vetere e alla variante ANAS per Caserta e Maddaloni.

6 – PUC

La nuova amministrazione dovrà dotare la città di uno strumento di programmazione di ampio respiro e dovrà farlo subito rielaborando il Piano Urbanistico Comunale, predisposto del centrodestra anni fa. Rielaborarlo in modo radicale perché quel piano non superò l’esame dell’accordo di programma in sede di Amministrazione Provinciale, in quanto in netto contrasto con le indicazioni del Piano di Coordinamento Provinciale, approvato nella seconda metà del decennio scorso sulla base della nuova e moderna legge urbanistica regionale, di cui si era finalmente dotata la Regione Campania qualche anno prima. Ad ispirare questa rielaborazione le scelte già illustrate per la mobilità e l’idea di città che ritrova un suo ruolo nuovo su scala comprensoriale più ampia, ridisegnando il suo assetto urbanistico intorno alle quattro funzioni che abbiamo indicato: città di studi e di alta formazione; città della ricerca e del polo aerospaziale; città murata di arte e di turismo culturale; citta sociale e solidale. È evidente che diventa decisiva la riconsiderazione del Piano di recupero del centro storico, con particolare riferimento al riuso del fiume e del sistema fortificato da un lato e degli ex complessi conventuali dall’altro. Due risorse strategiche, una naturale e l’altra architettonica, che hanno costituito la ragione stessa della nascita della nuova Capua e oggi rappresentano, sia dal punto qualitativo che da quello quantitativo, due nodi ineludibili per un effettivo rilancio del centro storico. Infatti, senza una credibile prospettiva di un loro riuso sul piano urbanistico, edilizio, ambientale e produttivo, non sarà possibile determinare le condizioni per far tornare appetibili investimenti adeguati sul patrimonio edilizio privato e quindi anche sulle attività commerciali e di servizio, non a caso investite attualmente da una crisi acutissima. Di fondamentale importanza anche il Piano di recupero del Borgo Medievale di Sant’Angelo in Formis, dotato di un attrattore turistico di straordinaria forza come la Basilica Benedettina. Qui prioritario è uno studio approfondito sulle ragioni del dissesto idrogeologico in atto e il riuso delle aree recuperate con gli interventi realizzati in occasione del Giubileo. Infine, serve un piano specifico di risanamento delle periferie basato su una grande attenzione al verde pubblico e sulla scelta di renderle autonome dal punto di vista dei servizi di base. Il PUC è per sua natura un atto di programmazione a lunga scadenza, da concretizzare nel tempo mediante Piani attuativi quinquennali che, come dispone la legge urbanistica regionale, devono essere compatibili con le risorse disponibili e quindi strettamente collegati alla programmazione finanziaria.

7 – Rifiuti e risanamento ambientale

Capua fa parte di un mini ambito per la gestione dei rifiuti con i comuni di Santa Maria La Fossa e Grazzanise. Benché la nostra città detenga il 67% delle quote non è capofila dell’ambito. Questa scelta poco oculata, e obiettivamente incomprensibile, ha certamente influito sui rapporti con la società di gestione del servizio e sulle gravi inefficienze che causano da anni disagi enormi e compromettono l’immagine della città, fino a determinare ciclicamente vere e proprie emergenze, in conseguenza di continui inaccettabili ritardi nel pagamento degli stipendi agli operatori ecologici. L’amministrazione dovrà pertanto operare immediatamente in due direzioni: in primo luogo garantendo una stringente vigilanza per il pieno rispetto degli obblighi dell’appaltatore; in secondo luogo promuovendo iniziative dirette a limitare la produzione di rifiuti e a favorire il riciclaggio e il recupero, sfruttando pienamente il finanziamento regionale, ottenuto dalla giunta Centore, per un milione e duecentomila euro, con il quale realizzare 5 isole ecologiche mobili con impianto di videosorveglianza, compostiere per collettività per le strutture produttive che ne fanno richiesta, l’utilizzo di 20 lavoratori socialmente utili pagati dalla Regione Campania per 18 mesi. Nel contempo occorre attrezzarsi per riconsiderare l’assetto dell’ambito e il futuro capitolato di appalto. Accanto ad una riorganizzazione del servizio di raccolta grande attenzione va rivolta al risanamento del territorio che è stato violentemente colpito, nel corso degli ultimi decenni, sia dal traffico illecito dei rifiuti tossici e nocivi, sia dalle scelte emergenziali operate dal commissariato di governo per l’emergenza rifiuti in Campania nelle fasi più caotiche e drammatiche della crisi che abbiamo vissuto. Vanno pertanto subito appaltati i 5 milioni di euro deliberati da qualche anno dalla regione Campania a favore del Comune di Capua per la caratterizzazione e messa in sicurezza permanente “abbandono rifiuti tossici e nocivi in sito denominato Cava Purgatorio in Sant’Angelo in Formis. Vanno inoltre monitorate le richieste di finanziamento già inoltrate dalla giunta Centore per un primo intervento di valorizzazione in termini di pubblica utilità della Cava Cavone (importo 500 mila euro) e un intervento di rinaturalizzazione e riqualificazione del bosco di San Vito (importo 500 mila euro).        

8 – Lavori pubblici

È possibile far partire in tempi brevi circa 10 milioni di euro di lavori pubblici. Si tratta in gran parte di finanziamenti regionali nel campo dell’ambiente e della difesa del suolo, del ciclo integrato delle acque, di edifici pubblici, edilizia sportiva, infrastrutture e edilizia scolastica. Bisognerà attrezzare una task force impegnata a tempo pieno per seguire le procedure di appalto, garantendone la conclusione in tempi ragionevolmente certi. In questo quadro la priorità è certamente rappresentata dall’appalto del primo lotto dei lavori di ristrutturazione del ponte nuovo, che tuttavia non è sufficiente a garantire la piena apertura al traffico veicolare. Il recente intervento della magistratura, che ne ha imposto la chiusura, giustifica la richiesta alla Regione di un intervento di somma urgenza che garantisca il finanziamento di tutte le opere necessarie, in considerazione anche del fatto che l’utilizzo del ponte romano a doppio senso di circolazione, a lungo andare, rischia di compromettere tutta la viabilità di accesso da nord al centro storico della città. Vanno inoltre monitorate tutte le richieste di finanziamenti regionali già avviate dalla giunta Centore. Vanno inoltre individuate le priorità sul piano della progettazione, con particolare riferimento a interventi di riqualificazione urbana, sia nel centro storico che nelle periferie, e alla messa in sicurezza degli edifici pubblici e degli edifici scolastici, utilizzando il fondo nazionale per la progettazione degli Enti locali. Va inoltre valutata la istituzione di un assessorato e di un ufficio per la progettazione rivolta alla ricerca di finanziamenti europei da concentrare sulle opere che hanno maggiore valenza strategica in termini di capacità di fungere da volano per lo sviluppo del territorio, a partire dal parco urbano e fluviale a corona del centro storico e della messa in sicurezza del borgo medievale di Sant’Angelo in Formis.

9 – Bilancio Patrimonio e macchina comunale

La situazione finanziaria del Comune è fortemente compromessa dal dissesto finanziario prodotto da una gestione irresponsabile e scellerata da parte delle ultime giunte di centrodestra. Una gestione fondata sulla sistematica sovrastima delle entrate, scientificamente perseguita per alimentare una spesa corrente di gran lunga superiore alle reali risorse disponibili, al fine di assecondare spinte clientelari di consiglieri ed assessori e garantire la tenuta della maggioranza a spese dei cittadini. Ovviamente l’obbligo di pareggio del bilancio è stato eluso mediante poste di bilancio fittizie e la mancata cancellazione di residui attivi palesemente inesigibili, mantenuti illegittimamente nell’elenco dei residui, ben oltre i tempi consentiti dalla legge sulla finanza locale. Sono stati in tal modo accumulati debiti per oltre 24 milioni di euro in dieci anni, a fronte di entrate correnti annue reali mediamente intorno ai 12 milioni annui (un debito pari al 200% delle entrate correnti annuali). Le conseguenze sono state gravissime per i fornitori e i creditori, che hanno dovuto accontentarsi di recuperare solo il 40% dei crediti vantati. E, nonostante lo Stato si sia accollato il 50% del debito residuo, le ripercussioni peseranno sulla città per molti anni. Il bilancio del Comune sarà gravato, infatti, per i prossimi venti anni, di una rata annuale di 235.948 euro. Ciò riduce non solo le risorse da destinare alla manutenzione e ai servizi comunali ma incide pesantemente sulla capacità di indebitamento dell’Ente ai fini degli investimenti in opere pubbliche. L’allegra gestione delle giunte di centrodestra aveva già inciso sulla spesa in conto capitale prima del dissesto. Infatti, per ben due legislature il comune di Capua non ha contratto mutui a carico della spesa corrente, limitandosi ad investire finanziamenti regionali e nazionali e, cosa di estrema gravità, alienando beni immobili del patrimonio comunale, per oltre 8 milioni di euro, non per pagare i debiti ma per realizzare lavori pubblici con procedure di dubbia legittimità. Non è difficile capire che una città impossibilitata ad usare il proprio bilancio per investire in strade, fogne, servizi, ristrutturazioni e messa in sicurezza di edifici scolastici e pubblici, è destinata ad un futuro di sempre maggiore degrado e abbandono. Sarà necessaria, pertanto, una attenta politica di bilancio che sappia gradualmente recuperare capacità di indebitamento per investimenti, senza ridurre ulteriormente la spesa corrente, già portata ai minimi termini, in settori importanti come quelli delle politiche sociali, delle attività culturali, della manutenzione del patrimonio pubblico, dell’ambiente, dell’arredo urbano. Ovviamente sarà estremamente complicato ma una strada, anche se stretta, c’è. Nonostante le notevoli alienazioni di beni comunali già realizzate, il Comune di Capua dispone ancora di un discreto patrimonio immobiliare, che tuttavia contribuisce in maniera irrisoria alle entrate comunali. Tra i primi atti della nuova amministrazione dovrà esserci la individuazione di una task force da impegnare a tempo pieno nello studio di un piano di alienazione della parte di patrimonio improduttivo e di valorizzazione degli immobili che hanno invece le potenzialità per essere destinati a finalità pubbliche o messi a reddito. I proventi che si ricaveranno dalla alienazione del patrimonio ritenuto improduttivo dovranno essere utilizzati esclusivamente per estinguere gradualmente il mutuo contratto per fronteggiare la parte del dissesto non coperta dai contributi dello Stato, in modo tale da ridurre la rata annuale a tale scopo destinata e aumentare la capacità di indebitamento per investimenti. Il più importante effetto di questa operazione sta nel fatto che il nostro Comune ritroverebbe la possibilità di accedere a finanziamenti pubblici, ed in particolare a quelli comunitari, che richiedono, come condizione necessaria, il cofinanziamento da parte dell’Ente pubblico richiedente. È evidente che, in ogni caso, il comune dovrà accrescere la sua capacità di reperire finanziamenti della Regione, dello Stato e della Comunità Europea. Ciò richiede l’individuazione di competenze specifiche e di alto profilo da inserire nella pianta organica del comune o da recuperare attraverso convenzioni esterne. Se recuperare capacità di investimento deve essere il primo obiettivo di una corretta politica di bilancio bisogna agire anche su altri fronti. La struttura dei bilanci comunali, infatti, è molto cambiata negli ultimi decenni. Oggi i trasferimenti dello Stato e della Regione rappresentano per il comune di Capua meno del 28% delle entrate correnti complessive, compreso il fondo perequativo. Più del 72% delle entrate arriva da IMU, TARSU, addizionale IRPER, entrate tributarie ed extratributarie. Una situazione capovolta rispetto a trent’anni fa. Ciò richiede una grande capacità della macchina comunale di accertare in modo corretto la base contributiva – sia per aumentare le entrate, sia per evidenti ragioni di equità sociale, dal momento che il peso delle entrate grava in misura rilevante sulle spalle dei cittadini onesti che dichiarano correttamente reddito e consistenza del proprio patrimonio. Così come serve garantire tempi ragionevoli di riscossione delle entrate, per evitare un divario eccessivo tra competenza e cassa, causa di onerosi contenziosi e di un eccessivo ricorso ad onerose anticipazioni di tesoreria. Da queste considerazioni ne deriva la consapevolezza che è fondamentale mettere mano ad una nuova pianta organica che modernizzi e qualifichi la macchina comunale. Attualmente la spesa per il personale, che in passato rappresentava circa il 50% della spesa complessiva, è solo di poco superiore al 25% ed è destinata a ridursi ulteriormente a causa di notevoli uscite di personale per pensionamento, particolarmente numerose da alcuni anni a questa parte destinate a crescere nel futuro prossimo. Anche nella politica per il personale bisogna agire con grande oculatezza. Sarebbe un errore puntare a riempire tutti i posti vacanti in pianta organica. Va invece operata una ristrutturazione dei servizi che punti a rafforzare il corpo dei vigili urbani, oggi estremamente sottodimensionato con evidenti difficoltà di controllo del territorio, e a portare nell’organico del comune figure di alta qualificazione che consentano una grande rivoluzione volta a promuovere una forte innovazione tecnologica, spingendo al massimo sull’informatizzazione e la modernizzazione della macchina, e recuperando capacità di accesso ai finanziamenti pubblici.

Su questo progetto politico e programmatico il PD intende aprire un ampio confronto, già nel corso della campagna elettorale, con le altre forze della coalizione, con le altre forze politiche e sociali, con tutti i cittadini. Senza recuperare una capacità di elaborazione politica, che può essere il frutto solo di una ricostruzione dei partiti intesi come organismi collettivi, non si porrà fine alla frammentazione e alla personalizzazione della vita politica cittadina. Lavorare per ricostruire un tessuto politico organizzato, restituire alla politica la sua funzione di elaborazione culturale e programmatica collettiva, fondata sul confronto e l’impegno comune di competenze diverse, è condizione indispensabile per voltare davvero pagina.

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