Politiche di bilancio e macchina comunale decisivi per il rilancio di Capua

La campagna elettorale prosegue senza che si registri un dibattito adeguato alle sfide che dovranno affrontare gli eletti. E questo nonostante ci stiano provando alcuni candidati (pochi in verità) ed anche cittadini che attraverso i social cercano di dare un contributo che non sia fatto di generiche denunce e generici slogan (pochi anche questi). Ho provato anche io a fare la mia parte con alcuni articoli di questo blog ma con scarsi risultati. Tuttavia sono tenace per natura e vado avanti, anche perché sarebbe un peccato sprecare questa occasione per dare consapevolezza, agli elettori e a quanti hanno il coraggio di avventurarsi nell’ardua impresa che li attende, di quelle che sono le questioni prioritarie da affrontare dopo il voto. Tra queste ne individuo due certamente decisive: le politiche di bilancio e una vera e propria rivoluzione della macchina comunale. Parto dalla situazione finanziaria perché poi sarà più semplice capire cosa è necessario fare per adeguare l’apparato amministrativo. Tutti parlano del dissesto finanziario. Per affrontarlo, però, è innanzitutto necessario capire da cosa è stato prodotto e come è destinato ad incidere sull’attività amministrativa. La situazione finanziaria del Comune è fortemente compromessa dal dissesto finanziario prodotto da una gestione irresponsabile e scellerata da parte delle ultime giunte di centrodestra. Una gestione fondata sulla sistematica sovrastima delle entrate, scientificamente perseguita per alimentare una spesa corrente di gran lunga superiore alle reali risorse disponibili, al fine di assecondare spinte clientelari di consiglieri ed assessori e garantire la tenuta della maggioranza a spese dei cittadini. Ovviamente l’obbligo di pareggio del bilancio è stato eluso mediante poste di bilancio fittizie e la mancata cancellazione di residui attivi palesemente inesigibili, mantenuti illegittimamente nei documenti contabili ben oltre i tempi consentiti dalla legge sulla finanza locale. Sono stati in tal modo accumulati debiti per oltre 24 milioni di euro in quindici anni a fronte di entrate correnti annue reali mediamente intorno ai 12 milioni annui (un debito dunque pari al 200% delle entrate correnti annuali). Le conseguenze sono state gravissime per i fornitori e i creditori, che sono stati costretti ad accontentarsi di recuperare solo il 40% dei crediti vantati. Inoltre, nonostante lo Stato si sia accollato il 50% del debito residuo, per cui al comune sono rimasti soltanto 4 milioni e 700 mila euro da pagare, il dissesto è destinato a condizionare in modo pesante la futura attività amministrativa. Il bilancio del Comune sarà gravato, infatti, per i prossimi venti anni di una rata annuale di 235.948 euro. Ciò riduce non solo le risorse da destinare alla manutenzione e ai servizi comunali ma incide pesantemente sulla capacità di indebitamento dell’Ente ai fini degli investimenti in opere pubbliche, nonostante la giunta Centore abbia interrotto l’escalation dell’indebitamento e chiuso i bilanci con piccoli attivi. Bisogna considerare che l’allegra gestione delle giunte di centrodestra aveva già inciso sulla spesa in conto capitale prima del dissesto. Infatti per ben due legislature il comune di Capua non ha contratto mutui a carico della spesa corrente, limitandosi al solo reperimento di finanziamenti regionali e nazionali e, cosa di estrema gravità, alienando beni immobili del patrimonio comunale, per oltre 8 milioni di euro, non per pagare  i debiti ma per realizzare lavori pubblici con procedure di dubbia legittimità. Non è difficile capire che una città impossibilitata ad usare il proprio bilancio per investire in strade, fogne, servizi, ristrutturazioni e messa in sicurezza di edifici scolastici e pubblici, oltre a ritrovarsi nelle condizioni che tutti possono già vedere,  è destinata ad un futuro di sempre maggiore degrado ed abbandono. Sarà necessaria, pertanto, una attenta politica di bilancio che sappia gradualmente recuperare capacità di indebitamento per investimenti, senza ridurre ulteriormente la spesa corrente, già portata ai minimi termini,  in settori importanti come quelli delle politiche sociali, delle attività culturali, della manutenzione del patrimonio pubblico, dell’ambiente, dell’arredo urbano. Ovviamente sarà estremamente complicato ma una strada, anche se stretta, c’è. Nonostante le notevoli alienazioni di beni comunali già realizzate, il Comune di Capua dispone ancora di un discreto patrimonio immobiliare, che tuttavia contribuisce in maniera irrisoria alle entrate comunali. Tra i primi atti della nuova amministrazione dovrà esserci la individuazione di una task force da impegnare a tempo pieno nello studio di un piano che individui la parte di patrimonio improduttivo che è bene alienare e la parte che invece può essere valorizzata, quella cioè costituita da beni immobili che hanno le potenzialità per essere destinati a finalità pubbliche o per essere messi a reddito senza fare sconti a clientele varie. I proventi che si possono ricavare dalla alienazione del patrimonio ritenuto improduttivo dovranno, ovviamente, essere utilizzati, diversamente da come si è fatto in passato, esclusivamente per estinguere gradualmente il mutuo contratto per fronteggiare la parte del dissesto non coperta dai contributi dello Stato. In modo tale si potrà ridurre la rata annuale, a tale scopo destinata, destinando quelle entrate ricorrenti ad aumentare la capacità di indebitamento per investimenti. Il più importante effetto di una tale scelta politica sta nel fatto che il nostro Comune ritroverebbe la possibilità di accedere a finanziamenti pubblici, ed in particolare a quelli comunitari, che richiedono, come condizione necessaria per ottenerli, il cofinanziamento da parte dell’Ente pubblico richiedente. E’ evidente che, in ogni caso, il comune deve elevare la sua capacità di reperire finanziamenti della Regione, dello Stato e della Comunità Europea. Ciò richiede l’individuazione di competenze specifiche e di alto profilo da inserire nella pianta organica o da recuperare attraverso convenzioni esterne. Se ritrovare capacità di investimento deve essere il primo obiettivo di una corretta politica di bilancio per i prossimi anni bisognerà agire anche su altri fronti. La struttura dei bilanci comunali, infatti, è molto cambiata negli ultimi decenni. Oggi i trasferimenti dello Stato e della Regione rappresentano per il comune di Capua meno del 28% delle entrate correnti complessive, compreso il fondo perequativo. Più del 72% delle entrate arriva da IMU, TARSU, addizionale IRPER, entrate tributarie ed extratributarie. Una situazione capovolta rispetto a trent’anni fa. Ciò richiede una grande capacità della macchina comunale di accertare in modo corretto la base contributiva – sia per aumentare le entrate, sia per evidenti ragioni di equità sociale – dal momento che il peso delle entrate grava in misura rilevante sulle spalle dei cittadini onesti che dichiarano correttamente reddito e consistenza del proprio patrimonio. Così come diventa vitale saper garantire tempi ragionevoli di riscossione delle entrate, per evitare un divario eccessivo tra competenza e cassa, causa di onerosi contenziosi e di un eccessivo ricorso ad onerose anticipazioni di tesoreria che riducono le risorse finanziarie. Da queste considerazioni ne deriva la consapevolezza che è fondamentale mettere mano ad una nuova pianta organica che modernizzi e qualifichi la macchina comunale. Attualmente la spesa per il personale, che in passato rappresentava circa il 50% della spesa complessiva, è solo di poco superiore al 25% ed è destinata a ridursi ulteriormente a causa di notevoli uscite di personale per pensionamento, particolarmente numerose da alcuni anni a questa parte e destinate a continuare nei prossimi anni. Ne consegue che anche nella politica per il personale si può e si deve agire con grande oculatezza. Sarebbe un errore, ad esempio, puntare a riempire tutti i posti vacanti in pianta organica, cosa tra l’altro impossibile se non si riesce ad uscire dall’attuale stato dei conti. Va invece operata una ristrutturazione dei servizi che punti a rafforzare il corpo dei vigili urbani, oggi estremamente sottodimensionato – con evidenti difficoltà di controllo del territorio – e a inserire nella pianta organica del comune poche figure di alta qualificazione che siano in grado di guidare una grande rivoluzione della macchina comunale volta a promuovere una forte innovazione tecnologica, spingendo al massimo sulla informatizzazione e sulla modernizzazione, e recuperando quella capacità di reperire finanziamenti pubblici che è essenziale per attuare qualsiasi programma per la città. Ecco due questioni su cui tutte le forze in campo dovrebbero dire cosa intendono fare. Anche perché indicare i problemi – e i responsabili del disastro – non basta a risolverli. Serve molto di più.  

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