Caro Amedeo a Capua bisogna ricostruire un tessuto politico senza il quale non germogliano “visioni” né conseguenti azioni di governo

Ringrazio Amedeo Iocco che ha riproposto un mio articolo di qualche giorno fa chiedendo un “approfondimento collettivo” sui temi da me indicati come ineludibili ai fini di un confronto costruttivo e all’altezza del profilo storico, politico e culturale di una città come la nostra. Un confronto, da alimentare in campagna elettorale, in grado di trasmettere consapevolezza dell’enorme e arduo lavoro che attende il nuovo sindaco, il nuovo consiglio comunale e tutte le forze vitali della città dopo il 26 marzo. Amedeo lo fa chiedendo, a chi si candida ad amministrare Capua, di indicare “una visione complessiva della città” necessaria per “individuare le possibili direttrici” del suo sviluppo e i “progetti strategici” su cui il nuovo sindaco e la sua squadra dovranno “intessere relazioni istituzionali e non” per inserire concretamente Capua in processi di sviluppo “indubbiamente sovracomunali”. Egli inoltre indica anche lo strumento per tradurre quella “visione” in un vero e proprio atto vincolante di programmazione che abbia un respiro almeno ventennale: il Piano Urbanistico Comunale (Puc). Ovviamente per dare al Puc questa portata occorre “rielaborare” quello predisposto dal centrodestra anni fa perché non superò l’esame dell’accordo di programma in sede di Amministrazione Provinciale, in quanto non coerente con le indicazioni del piano urbanistico regionale e del piano di coordinamento provinciale (approvati nella seconda metà del decennio scorso sulla base di una nuova e moderna riforma urbanistica di cui si è dotata la Regione Campania). Io condivido pienamente questa indicazione e tuttavia voglio mettere in guardia tutti sul fatto che realizzarla richiede una precondizione che è tutta da costruire. Tradurre una visione di futuro della città in strumenti di programmazione e scelte di governo è possibile se c’è un tessuto politico in grado di assicurare l’elaborazione condivisa di queste visioni e di questi progetti e un monitoraggio permanente capace di accompagnarne la traduzione in fatti concreti e tangibili. Il degrado attuale della città che oggi tutti denunciano è la conseguenza della distruzione di questo tessuto politico in conseguenza della crisi gravissima dei partiti e dei corpi sociali intermedi negli ultimi venti anni. Non è forse questa la causa principale di quella deriva personalistica della vita amministrativa della nostra città che tutti lamentano? E come spieghiamo altrimenti l’impoverimento del dibattito politico che è evidente anche in questo passaggio elettorale nel quale fino ad ora, tranne poche eccezioni, non si vede altro che la mera denuncia dello stato di abbandono di strade e quartieri? Come se fotografare buche nell’asfalto, cumuli di immondizia, ponti chiusi e chiese o palazzi fatiscenti, addossare le responsabilità agli altri lasciandosi andare ad accuse generiche e gratuite nei confronti degli avversari, fosse sufficiente a risolvere questi mali. O forse sono io incapace di ascoltare analisi approfondite e plausibili sulle cause di questo sfascio e di cogliere nel confronto elettorale accenni a soluzioni articolate, concrete e credibili? A me fa riflettere molto il fatto che il degrado di Capua è cresciuto proprio quando quel processo di decadenza e di marginalizzazione che, come ho avuto modo di scrivere, ha cause lontane e profonde, ha cominciato a cedere la scena ad un ritorno del nostro territorio nei processi di riorganizzazione della grande area metropolitana regionale che è cresciuta intorno alla metropoli napoletana. Processi che ci offrono finalmente una prospettiva, opportunità nuove su cui impegnarsi e lavorare. Certo è un processo che ha subito una forte frenata con la grande crisi del 2008. Tuttavia non è poco quello che abbiamo avuto dall’inizio degli anni 90 fino alla metà degli anni 2000: la facoltà di Economia Aziendale del II Ateneo della Campania, il Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali, la Scuola Militare a ridosso del nostro campo di aviazione. Si tratta di grandi infrastrutture di valore regionale e nazionale che un tempo erano solo un sogno e che oggi sono invece una realtà su cui fare leva. Ovviamente averle non basta se non ci chiediamo cosa può fare la nostra città per accoglierle degnamente, comprenderne le esigenze i bisogni e individuarne le potenzialità e i ritorni che Capua può avere in termini di crescita e di sviluppo attraverso una attenta programmazione. La verità è che non si farà un passo in avanti se non si passa dalle invettive e dalla ricerca dei capri espiatori ad uno sforzo che deve fare ciascun protagonista della vita politica e amministrativa di comprensione dei luoghi e dei loro problemi. Sforzandosi di capire da dove veniamo, dove siamo e dove possiamo arrivare. Io sarei soddisfatto se in questa campagna elettorale si facesse una operazione verità sullo stato di crisi del tessuto politico e individuassimo il lavoro necessario per ricostruirlo. A me la situazione politica sembra questa. Il centrosinistra è riuscito a ricostruire una unità dopo molti anni solo alla vigilia di questo voto. Non è poco ma deve riconoscere che sul piano politico e programmatico c è un lavoro tutto da compiere. Io ho apprezzato il metodo annunciato da Luca Branco al teatro Ricciardi, nell’unica iniziativa pubblica fin qui organizzata dai vari schieramenti in campo. Ha individuato alcune priorità programmatiche e ha chiesto alla sua coalizione di costruire su queste un vero programma attraverso una campagna di ascolto e di confronto con la città. Ascolto, confronto, opera. È un atto di umiltà e di realismo politico che mette la coalizione in condizione di ripartire con il piede giusto. Vedremo nei prossimi giorni cosa ne verrà fuori. Il centrodestra, sconvolto dal terremoto politico e giudiziario che lo ha coinvolto, è riuscito a ricostruire una sua presenza su nuove basi, riorganizzandosi intorno alla sua componente più a destra, quella della lega. Fin qui ha espresso però solo uno slogan: “ripartiamo”. Credo debba ora chiarire su quali basi politiche, culturali e programmatiche. Poi ci sono due nuove forze: i cinque stelle e la coalizione nata intorno a Barresi. Fino ad ora hanno prodotto solo denunce generiche dei mali e del degrado, altrettanto generiche e poco motivate indicazioni dei responsabili proponendosi come il nuovo. Ma non basta essere nuovi o dichiararsi onesti e diversi (che sono qualità che si possono verificare solo quando si è messi alla prova) per apparire credibili. Bisogna sempre accompagnare le denunce con l’indicazione delle soluzioni concrete e delle analisi politiche da cui scaturiscono. Se questa è la condizione di partenza non possiamo aspettarci risposte esaustive e complete. Mi accontento di vedere una campagna elettorale che diventa l’occasione per prendere coscienza dello stato dell’arte e per suscitare un confronto capace di cominciare a delineare linee politiche e programmatiche di schieramenti elettorali che hanno bisogno di trasformarsi in veri soggetti politici. Sarebbe il primo passo per ricostruire quel tessuto politico senza il quale non possono germogliare né “visioni di città” né programmi amministrativi credibili e tantomeno azioni di governo. Spero cominci finalmente questo confronto che purtroppo accusa già un ritardo.

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