Non esistono vie minori per dare a Capua “normalità”

Idee per un confronto elettorale costruttivo

1 – Amministrare o governare?

La campagna elettorale per il rinnovo di un consiglio comunale dovrebbe sempre rappresentare il momento giusto per confrontarsi sul futuro di una città, sui suoi problemi piccoli e grandi, su idee e progetti realistici tesi a determinare le condizioni più favorevoli possibili alla vita sociale. Uso il condizionale perché da tempo non è più così a causa della crisi che attraversa la politica in conseguenza di processi di frammentazione sociale e di diffusione di una cultura individualista – indotti anche da cambiamenti radicali nel nostro modo di vivere, di informarci e di lavorare. Cambiamenti legati a straordinarie innovazioni tecnologiche intervenute negli ultimi decenni e destinate a ulteriori impetuosi sviluppi. Cambiamenti che non aiutano a fare emergere la ricerca di soluzioni comuni in luogo di particolarismi, di logiche familistiche e settoriali, che sono da tempo le uniche a determinare gli esiti elettorali. Tuttavia bisogna provarci se vogliamo ritrovare quel senso di comunità senza il quale è impossibile uscire dal degrado che ci circonda. Un degrado giunto a livelli così acuti da suscitare nell’opinione pubblica in questa fase elettorale soprattutto una domanda di normalità. Dateci una città normale, gridano i cittadini alla politica. In che senso? Lo ha precisato con un appello accorato rivolto ai candidati dalle pagine del suo diario fb l’amico Ciro Santoro. Un appello a dare precedenza “alle cose normali: pulire le strade, tagliare le erbacce, riempire le buche, ristrutturare ove possibile, fare rispettare il codice della strada. Piccole grandi cose per restituire dignità a Capua e ai suoi cittadini”. È un sentimento comprensibile di fronte alla disperazione che si prova constatando lo stato di intere aree del centro storico, di servizi elementari privi di una minima manutenzione (a partire dalla rete fognaria e dalle strade), di palazzi, ex complessi conventuali, ex caserme e chiese, abbandonati e spesso pericolanti. Certamente la nuova amministrazione dovrà produrre uno sforzo immediato per affrontare ragionevolmente quelle che sono vere e proprie emergenze. Ma deve essere chiaro che non sarà semplice e non solo a causa del dissesto finanziario, destinato a pesare come un macigno sui bilanci dei prossimi venti anni. I cittadini devono sapere che quando sbagliano nella selezione dei loro amministratori ne pagano le conseguenze nel tempo e non ci sono mai soluzioni miracolistiche né “santi” che scendono dall’alto a toglierci le castagne dal fuoco. Solo la nostra fatica, la nostra intelligenza, la capacità di fare squadra possono aiutare. Bisogna però parlarsi con franchezza, evitare di farsi guidare dagli stati d’animo e dalle emozioni ma dalla razionalità, dalla profondità e dalla lucidità di analisi della realtà. Cominciamo allora con il dirci che programmi minimalisti sono un rischio. Pensare che una città con una storia e un patrimonio straordinari come la nostra possa ritrovare una normalità – intesa come pulizia delle strade, efficienza dei servizi comunali, manutenzione anche minima del patrimonio architettonico – attraverso una gestione ordinaria delle piccole cose, più che realismo è una pericolosa illusione, destinata perciò a produrre frustrazione e ad aggravare problemi e degrado. Capua non è una città normale. È una città straordinaria progettata per essere tale. Non è un qualsiasi agglomerato urbano nato per garantire condizioni favorevoli alla vita sociale dei suoi soli abitanti. È una città nel senso vero del termine, in quanto progettata per offrire ad un territorio e ad una popolazione molto più vasti una molteplicità di funzioni economiche, sociali, culturali, amministrative e religiose. Capua ha tratto da questo ruolo sovracomunale le risorse necessarie per “accumulare” nel tempo il patrimonio culturale e architettonico così stratificato, imponente ed importante che ci ritroviamo. La classe dirigente di una città con queste caratteristiche non può limitarsi ad amministrare l’esistente con mezzi ordinari e con programmi minimalisti perché, in tal caso, non riuscirà mai a reperire e mobilitare le risorse pubbliche e private necessarie per assicurare la normalità desiderata. Non può esserci normalità se  lasciamo nell’abbandono, nell’incuria e nella improduttività aree enormi del centro storico che sono  dimensionate su scala non compatibile con la misura della sua popolazione residente. È, perciò, impossibile risolvere le piccole cose senza progetti di ampio respiro, capaci di restituire all’insieme della sua struttura urbana un ruolo ed una funzione utili ad un territorio molto più vasto di quello limitato dai confini comunali.  Mi riferisco alle fortificazioni, agli ex complessi conventuali, alle ex caserme ancora abbandonate, al fiume. O qualcuno pensa di poter trovare una utilità e le risorse necessarie per promuoverla rispondendo alle sole esigenze di 18000 abitanti? Abbiamo consapevolezza di cosa parliamo sia in termini qualitativi che quantitativi? Per questa città la normalità è perseguibile solo se si torna a pensare ed agire in grande. Servono una capacità di lettura dei processi di trasformazione dell’ economia, del territorio e della società e una adeguata cultura di governo. Governare è un’arte molto più complicata di amministrare. Per amministrare una città normale basta saper usare con oculatezza e onestà le risorse disponibili. Per dare normalità ad una città come Capua bisogna governare e cioè avere consapevolezza dei luoghi, conoscerne la storia, comprenderne il senso, capire le ragioni che l’hanno resa grande e i processi che ne hanno causato la decadenza. Bisogna parimenti avere contezza dei tempi, del contesto economico e sociale più ampio. Senza questa conoscenza si possono alternare alla guida della città tutte le forze che volete ma non servirà a cavare un ragno dal buco. Qui non è solo questione di alternanza di persone ma soprattutto di spessore politico, di progetto. Il mio consiglio ai candidati è perciò quello di non banalizzare i problemi e le soluzioni per mere esigenze propagandistiche, di studiare per essere all’altezza del loro arduo compito, di dare sempre ai cittadini la misura delle sfide da affrontare. La politica, quella vera che non punta al potere fine a sé stesso, non può rinunciare alla sua funzione pedagogica, anche quando il suo esercizio comporta la fatica di dover remare controcorrente.

2 – Le ragioni di una storia straordinaria.

Chi riuscì a sintetizzare le motivazioni della prosperità della Capua preunitaria fu Giuseppe Novi nel 1861 (Giuseppe Novi, Origine, sito e descrizione della odierna Capua in “Il teatro della guerra, Napoli 1861”) parlando di “forza difensiva” e “opportunità di sito”. La scelta di costruire in questa ansa del Volturno la nuova Capua scaturì, infatti, da esigenze difensive, in gran parte soddisfatte da preesistenze naturali, oltre che dalla posizione strategica rispetto alle vie di comunicazione dell’epoca romana e poi medievale. Fu la ragione che determinò il trasferimento nelle sue mura degli impianti monastici e delle famiglie della nobiltà che controllavano e determinavano lo sviluppo dell’economia di quel tempo. Anche allorché il Vice Regno spagnolo accentrò nella capitale del Regno tutti i servizi e i poteri, determinando il degrado delle città minori, Capua rientrò in un ampio programma di rafforzamento difensivo perseguito dall’imperatore Carlo V e conservò anche nei secoli successivi il ruolo di fortezza fondamentale a difesa della capitale Napoli. Capua era punto di passaggio obbligato per i traffici commerciali diretti verso la città – stato di Napoli provenienti sia dal Lazio ( la litoranea tirrenica non era percorribile) che dalle Puglie ( attraverso Benevento) e dagli Abruzzi (attraverso la Telese – Caiazzo – Capua). Essere uno dei principali luoghi di sosta prima di Napoli rappresenta uno significato sostegno al commercio cittadino. Il ruolo di antemurale della capitale attirava continui e ingenti investimenti pubblici – tesi ad adeguare le fortificazioni alle innovazioni negli armamenti – e garantiva una massiccia presenza di guarnigioni grazie alle quali era assicurato il riuso e la manutenzione dei grandi e numerosi complessi conventuali. Insomma un sostegno fondamentale all’economia cittadina.

3 le cause della decadenza.

Con l’ Unità d’Italia termina per Capua quella importanza strategica, quel ruolo di porta del Regno e viene di conseguenza a mancare quella “opportunità di sito” cui erano legate le sue fortune. Fu Raffaele De Franciscis, Sindaco della città dal 1870 al 1873, a denunciare l’inizio di un processo di decadenza e di marginalizzazione e a indicarne, nell’adunanza del consiglio comunale del 4 marzo 1872, le cause di fondo nelle “mancate risorse che dal 1860 in poi sono venute meno per il mancato commercio di transito, per il grande sviluppo delle strade ferrate” sia per la riduzione delle guarnigioni militari e “l’inesistenza dei lavori che si facevano dal Genio Militare del passato Governo” (Archivio di Stato di Caserta, inv. V fascicolo 2835). In realtà questo processo di marginalizzazione non provocò un vero e proprio crollo dell’economia cittadina perché Capua rimase sede, fino al 1960, di numerose caserme, della sede del Distretto e dell’Ospedale Militare, dell’Arsenale per la riparazione dei materiali di artiglieria nel Castello delle Pietre. Inoltre l’ area del forte di Carlo V era divenuta sede del Pirotecnico Esercito per il confezionamento di materiali bellici – dopo l’esplosione del luglio 1846 dell’arsenale di Napoli in Casalnuovo – che fino alla seconda guerra mondiale dava lavoro a migliaia di operai ed era il più grande impianto industriale di Terra di Lavoro. Inoltre la città rimaneva centro di riferimento dell’agricoltura della piana del Volturno con la produzione della canapa e più tardi l’opificio della cellulosa e la presenza dello Zuccherificio. Grazie alla borghesia cittadina protagonista del Risorgimento in Terra di Lavoro si sviluppò come città di studi con l’istituzione della Normale Femminile di Pizzi e Bellentani, del Liceo – Ginnasio “Pietro della Vigna” fondato da Luigi Garofano. A Capua inoltre operarono per molti anni ancora 53 istituti di beneficenza tra ospedali, monti di pegni, ospizi, orfanatrofi, arciconfraternite e confraternite. Nel 1869 per iniziativa della Provincia, di cui Pizzi – che era stato prodittatore di Garibaldi – fu autorevole membro, Capua fu scelta quale sede del Museo Campano e nel 1918 diventò sede dell’aeroporto Salomone che ospitò, dal 1926, la Scuola di volo della Regia Accademia Aeronautica. Il suo destino, dunque, è sempre stato segnato dalle grandi trasformazioni che dopo l’Unità d’Italia investirono il Paese e in particolare la Campania. La difficoltà a ritrovare un ruolo nuovo in un contesto profondamente mutato, la tendenza, che divenne molto forte nel corso del boom economico del dopoguerra, alla fuga della popolazione verso le grandi città e una certa pigrizia dei capuani nei confronti dei processi di innovazione sempre più dinamici resero lenta ma inesorabile la sua decadenza.

4- la svolta a cavallo degli anni ’90.

Tuttavia tra la fine degli anni ottanta e la prima metà degli anni novanta si registrarono novità importanti, effetto ritardato dei processi che alcuni anni prima avevano investito tutte le grandi città dell’Europa e che cominciavano a interessare l’area napoletana e di conseguenza tutto il suo entroterra. Processi descritti magistralmente nella prefazione di un mio libro su Capua (pubblicato dalla CUEN nel 1986 – Capua e gli ozi del 2000) dal compianto Pasquale Coppola, docente dell’Università Orientale di Napoli e geografo di fama europea. In quel testo il professore descriveva il fenomeno del “gigantismo”che aveva investito le metropoli in Europa e nel mondo e l’insieme di distorsioni e contrasti sociali che ne erano derivati e che avevano finito per spingere a una “fuga dalla congestione, dagli inquinamenti, dalla vita senza spazi, senza verde e senza respiro”. Ne era scaturita una fase di “forte decentramento territoriale” dell’industria maggiore e poi anche di servizi qualificati, dalle grandi città verso una “classe” di città medie che erano state nascoste all’ombra di questo gigantismo e che allora anche in Campania cominciavano ad apparire come le “componenti di una rete di compensazione destinata a bilanciare in qualche modo la metropoli, assumendo alcune delle funzioni che questa sta opportunamente espellendo e – soprattutto fornendo agli spazi intermedi della regione … occasioni di rielaborazione e di appropriazione autonoma delle spinte innovative che la grande città ha il compito primo di alimentare”. Il grande terremoto del 1980 fu “l’occasione” per la Campania di cominciare a muovere i primi passi in questa dimensione di riequilibrio territoriale. Da qui arrivarono per l’area casertana e in particolare per Capua le prime novità in termini di riproposizione di vantaggi di posizione. La localizzazione delle facoltà universitarie del secondo Ateneo Campano, del CIRA e della Scuola militare ne rappresentano la dimostrazione evidente. Il lavoro di programmazione del consiglio Regionale della Campania a cavallo degli anni del 2000 ha costituito un importante passo in avanti nella definizione di un progetto concreto di razionalizzazione e di modernizzazione della grande area metropolitana regionale della quale Capua e la conurbazione casertana sono parte importante.

5 – Ritrovare spessore politico e programmatico.

In questo quadro appare evidente che un progetto di riuso e di rilancio della città di Capua ha probabilità di successo solo se si inserisce con intelligenza e idee forti in questo scenario. Si tratta di riprendere progetti che cominciarono a prendere corpo in quegli anni a che hanno poi subito un rallentamento e a volte veri e propri blocchi a causa della grande crisi del 2008. A cosa mi riferisco? Innanzitutto ai progetti che riguardano la mobilità: dalla realizzazione della metropolitana regionale che include tutto il percorso della ferrovia Alifana; alla metropolitana leggera Capua – Maddaloni necessaria per rilanciare l’intermodalita’ ferro – gomma in provincia di Caserta; alla nuova strada statale Capua – Grazzanise – Villa Literno (dal casello di Santa Maria Capua Vetere) necessaria per completare la tangenziale di Napoli, rafforzare i collegamenti tra l’area aversana e area casertana e permettere il completamento della variante Anas Maddaloni – casello autostradale di Capua (c’è già l’individuazione del tracciato approvato nel 2007 da Provincia – Regione e comuni interessati, compreso quello di Capua). In secondo luogo ai progetti che riguardano il rilancio del centro storico della città, a partire dal parco delle fortificazioni e dell’ansa del Volturno (anni fa fu approvato un progetto di massima cui successivamente non fu dato corso in occasione della programmazione dei fondi europei per strane logiche localistiche);  ad una proposta ormai non rinviabile per il riuso delle ex caserme, per le quali vanno individuate funzioni di livello regionale. Progetti che, partendo da uno studio delle esigenze poste da Università, CIRA e Scuola militare (e cioè da ciò che Capua ha già) siano anche in grado di offrire risposte a bisogni e necessità di queste grandi infrastrutture, mettendo a disposizione risorse architettoniche ed edilizie della città e determinando per questa via ricadute per l’economia cittadina (penso a residenze e trasporti adeguati per la scuola Militare,a laboratori e servizi per la facoltà di economia, a un museo aerospaziale e servizi avanzati per il CIRA e per il polo aerospaziale,a  ulteriori spazi espositivi per un Museo di straordinario valore storico che deve ritrovare un rapporto forte con la Soprintendenza ai beni culturali, al recupero del Castello di Carlo V, anche attraverso una delocalizzazione del Pirotecnico in area idonea e lontana dal centro storico). A progetti di sostegno allo sviluppo e alla valorizzazione degli istituti scolastici di secondo grado, che in questi anni sono divenuti sempre più riferimento per i comuni dell’area area del Basso e del Medio Volturno ( in particolare la recente istituzione del Liceo Musicale può diventare il primo passo verso una sede del Conservatorio in città). È solo con la capacità di interloquire con i diversi livelli istituzionali di gestione del territorio, offrendo una visione di ampio respiro e progetti credibili che Capua può ritrovare una sua “normalità” che non separabile da una ritrovata solidità economica e amministrativa che dia all’Ente locale anche la forza per valorizzare altre risorse storiche e naturali del Comune – a partire dal Borgo medievale di Sant’Angelo in Formis e dal bosco di San Vito – ed investire adeguatamente per la bonifica e il recupero delle periferie e delle aree dismesse, per migliorare la dotazione quantitativa e qualitativa dei servizi (dalle scuole, allo sport, ai servizi sociali). Accanto a tutto questo occorre una attenzione nuova alla formazione del capitale umano della città. Se oggi è così evidente la contraddizione tra lo stato di degrado della città e le novità, le opportunità, che si sono presentate a  Capua negli ultimi trent’anni, ciò segnala che c è un problema culturale enorme da affrontare. Serve più qualità e più formazione nell’apparato amministrativo del Comune, nel tessuto imprenditoriale e professionale. Serve un rapporto tra la città, le imprese, le professioni e la facoltà di Economia aziendale. Serve sapere che oggi non si apre neanche una pizzeria senza adeguate ricerche di mercato e studio della domanda. Servono incubatori di impresa, servono servizi finanziari per l’accesso al credito agevolato e il sostegno all’occupazione giovanile. Un campo decisivo, quello della cura delle risorse umane, su cui non è stata mai posta l’attenzione dovuta. E’ chiaro che un progetto politico e programmatico di tale respiro richiede tempo ed un notevole salto culturale e di qualità della città nel suo complesso. Non mi sfugge la difficoltà e l’altezza della sfida ma qual’è l’alternativa a questo faticoso ma non  impossibile salto di qualità?  Pensare di ritrovare la normalità perduta abbassando il livello del progetto politico e culturale è per una città come la nostra una strada senza sbocco. Cominciare riempire il confronto elettorale con questi contenuti sarebbe già un primo passo nella direzione giusta.

3 commenti

  1. Caro Adolfo, dopo anni di silenzio nonto con piacere che ti stai interessando di nuovo al futuro della nostra città. Vediamo se qualcuno ti ascolta – soprattutto tra i candidati a sindaco. ciao. PI

    "Mi piace"

  2. Carissimo, il tuo articolo contiene una analisi molto articolata e delle indicazioni di lavoro concrete e suggestive. Come sempre, la tua lucidità di pensiero si evidenzia anche in questa occasione. frates

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...