Cresce l’allarme per lo stato dell’ economia e la confusione nel governo

A mano a mano che vengono resi noti i dettagli del DEF cresce la preoccupazione per i guasti terribili che stanno producendo agli italiani l’inadeguatezza, il dilettantismo e l’irresponsabilità del governo giallonero. Infatti solo chi è prigioniero della faziosità più cieca può non vedere la forte contraddizione tra la pesante situazione economica del Paese, ora riconosciuta in un atto ufficiale dallo stesso governo, e le scelte che si intendono perseguire con l’esercizio finanziario del 2020. Lo sconcerto arriva poi alle stelle quando si leggono o si ascoltano le giustificazioni che arrivano dai vertici della maggioranza. Di fronte ai dati che smentiscono clamorosamente tutte le previsioni su crescita, deficit e debito, su cui si fonda il bilancio dello Stato per l’anno in corso, il presidente del Consiglio, infatti, arriva a dichiarare che “non c’è stata cattiva previsione” da parte del governo perché quelle scelte sono maturate in “un contesto internazionale completamente diverso da quello attuale” segnato da un rallentamento dell’economia dovuto alla “guerra dei dazi” in corso tra USA e Cina. Tutti sanno che in realtà nei mesi da settembre a dicembre dello scorso anno, quando il nostro governo favoleggiava di una crescita dell’1,5% nel 2019 e di un “nuovo miracolo italiano”, tutte le borse internazionali segnavano un crollo dei listini, paragonabile solo a quello del 2008, perché preoccupate degli effetti che la guerra dei dazi, allora già in corso, poteva avere sulla crescita globale. Un dato sottolineato e segnalato al governo da tutte le istituzioni preposte alle previsioni economiche, che venivano etichettate da lega e 5 stelle come “istituzioni complici dei precedenti governi e nemiche dell’Italia”. Ora quel rallentamento è realmente in atto nel mondo ma si traduce in una recessione per il nostro Paese proprio in conseguenza delle scelte sballate di chi allora non volle sentir ragioni. E tuttavia le borse da inizio 2019 hanno recuperato gran parte dei ribassi dello scorso anno perché sul fronte delle trattative USA – Cina arrivano buone notizie, mentre le grandi Banche Centrali, a differenza del nostro governo, hanno adeguato le politiche monetarie per tempo al nuovo contesto che era già chiaro nell’estate – autunno del 2018. Ci vuole una bella faccia tosta per negare ora l’evidenza. Ma non è tutto. Vi ricordate quando i vari ministri sostenevano con enfasi che il 2019 sarebbe stato “un anno bellissimo” grazie alla spinta che quota 100 e reddito di cittadinanza avrebbero dato al PIL? Oggi il governo scrive nel DEF che quota cento avrà un impatto zero sia sul PIL del 2019 che su quello del 2020 ma produrrà un calo dell’occupazione tra lo 0,3 e lo 0,5% perché non tutti i nuovi pensionati saranno rimpiazzati. Quanto al reddito di cittadinanza il governo stima un impatto sul PIL dello 0,2 nel 2029 e dello 0, 4 nel 2020, anche se di contro farà crescere il tasso di disoccupazione in conseguenza delle numerose nuove iscrizioni nelle liste del collocamento dei richiedenti il nuovo sostegno. Valeva allora la pena puntare su misure che costeranno, tra previdenza e lavoro, nel triennio 2019|2021, oltre 133 miliardi – per ammissione dello stesso governo- per produrre un impatto quasi insignificante sulla crescita? La risposta è scontata. Eppure per il 2020 si propongono misure che richiedono altri 40 miliardi di tagli o di nuove tasse che il governo si guarda bene dallo specificare in questa fase preelettorale. Servono inoltre altri 32 miliardi per mantenere gli impegni con l’Europa per la discesa del debito pubblico nel triennio. Il governo dice di volerli recuperare dalla vendita del patrimonio pubblico ma intanto le procedure per la vendita delle prime caserme da alienare, per un valore di più di un miliardo di euro, sono in alto mare. Insomma la confusione é tanta e di certo c è solo una manovra di altre lacrime e sangue da varare dopo le elezioni per evitare il precipizio. A chi toccherà stavolta?

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