Chi ora ammette gli errori potrà correggerli?

A cosa vi fanno pensare le parole pronunciate dal ministro Tria ieri a Firenze? Lo scenario è quello del Festival Nazionale dell’economia civile, che si tiene in Piazza della Signoria, ed ecco cosa dice sul palco il titolare del dicastero delle Finanze: “Siamo di fronte a un rallentamento della crescita in Europa. Si è fermato il motore, la Germania, di conseguenza si è fermata la parte più produttiva dell’Italia, quella del manifatturiero che esporta. Poi, visto che da dieci anni cresciamo un punto percentuale in meno del resto d’Europa, significa che la nostra economia è allo ‘zero’ mentre la Germania riesce a rimanere allo 0,7-0,8 per cento”. A me vengono in mente le parole di Conte sull’anno bellissimo”, quelle di Di Maio sul “nuovo miracolo italiano” e le certezze di Salvini sulla spesa in deficit che avrebbe rimesso in moto il Paese. Mi risuonano nella testa anche le accuse di tifare contro l’Italia rivolte a chi sosteneva che era irrealistico e pericoloso impostare la finanziaria sulla previsione di una crescita dell’ 1,5% del PIL nel 2019, poi ridotta all’1% per non incorrere nella bocciatura da parte della UE. “È eccessivo anche quella” fu la considerazione di tanti, subito irrisi dai molti tifosi del governo giallonero convinti che uno vale uno in tutti i campi e che perciò chiunque possa parlare anche a vanvera di economia e degli effetti dell’aumento dello spread. È giusto tuttavia riconoscere che il ministro prende ora atto della realtà, afferma che non c’è “spazio per misure espansive” e arriva a sostenere che attaccare le banche “mina l’ interesse nazionale”. Ma è questa l’opinione di tutto il governo? A sentire Salvini no. Infatti, visto l’ avvicinarsi del voto europeo, qualche giorno fa ha addirittura promesso l’estensione della flat tax anche ai lavoratori dipendenti, andando incontro alle critiche di Di Maio che questa volta si è detto preoccupato dell’ andamento dell’economia. Lo ha fatto perché rinsavito o per l’ esigenza di tenere alta la polemica con l’alleato di governo che cresce a dismisura a spese dei cinque stelle? Sì capirà molto presto. Entro aprile il governo dovrà presentare il DEF per la finanziaria del 2020. Come faranno a correggere gli errori clamorosi che hanno perseguito con pervicacia in questo primo anno di governo? Attueranno le clausole di salvaguardia, che, oltre a togliere alcuni miliardi alle tante promesse elettorali, prevedono l’ aumento dell’Iva? O prenderanno atto della impossibilità di finanziare a debito misure assistenziali e della indiscutibile esigenza di fronteggiare la recessione in atto attraverso tagli agli sprechi con cui finanziare misure di sostegno agli investimenti e al lavoro? Lo spero, nonostante il giudizio pessimo che ho nei confronti del governo, perché il prezzo che rischiamo di pagare è davvero elevatissimo. Ma la mia speranza più grande è che rinsavisca quella parte grande del Paese convinta che si possa arrivare al giusto e necessario cambiamento della politica italiana facendo semplicemente saltare il banco. Perché a farmi paura non è solo il dilettantismo e la demagogia dei nostri governanti ma soprattutto lo sbandamento dell’ opinione pubblica. Mai dimenticare che in democrazia la politica è sempre lo specchio della società.

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