Il successo delle primarie PD può rimettere in cammino il centrosinistra

Secondo i primi dati circa un milione e ottocentomila elettori hanno partecipato alle primarie del PD e Nicola Zingaretti sfiora il 70 per cento dei voti. È un risultato importante che dimostra come sia presente nel vasto campo progressista del nostro Paese la volontà di contrastare la svolta a destra in atto e i suoi effetti devastanti sul piano culturale, civile, democratico, economico e sociale. Un segnale forte e chiaro in tal senso era venuto ieri della grande manifestazione antirazzista di Milano, città che si conferma sempre di più come il punto di riferimento di un’altra visione del futuro dell’ Italia: una Italia aperta, accogliente, solidale, fermamente europeista, riformista, moderna. Ovviamente queste primarie non risolvono d’incanto i problemi e i ritardi che hanno causato la crisi della sinistra e della democrazia. Tuttavia indicano la strada su cui la sinistra può rimettersi in cammino. La partecipazione è stata molto più alta delle aspettative perché è arrivata una spinta da un area progressista molto più larga di quella che si riconosce nel PD. Una spinta che ha chiesto al maggior partito del centrosinistra di mettersi alla guida di un processo di ricostruzione di una grande alleanza, di un vasto campo di sinistra e progressista capace di fermare la pericolosa deriva di destra verso cui stanno andando il Paese e l’intero Occidente. Zingaretti vince le primarie – andando molto al di là di quel 48 per cento dei consensi che aveva ottenuto tra gli iscritti al partito – perché è stato percepito come il segretario più aperto e convinto della necessità di promuovere questo cambiamento. Aver individuato un strada che motiva forze rilevanti è un buon inizio. Ora però bisogna percorrerla con coerenza e determinazione. Soprattutto bisogna riempire questo il cammino di contenuti e per farlo è necessario recuperare un ritardo notevole nella comprensione della “grande trasformazione” che ha cambiato e sta ancora cambiando radicalmente la società, il nostro modo di lavorare, di studiare, di vivere, ponendoci davanti a sfide terribili che riguardano la sostenibilità sociale e ambientale del modello di sviluppo. Sfide che non si possono affrontare e vincere rimanendo chiusi nelle vecchie frontiere nazionali. Si riparte ma la prova più difficile comincia ora. Si tratta di prendere atto che nel mondo di oggi un progetto in grado di dare concretezza ai valori di libertà e di uguaglianza richiede una dimensione minima almeno europea. Mettere in campo in tempi rapidi un progetto, una strategia, una politica di alleanze e concreti punti di attacco e di mobilitazione di massa, che siano credibili in questo orizzonte più ampio, non è semplice. Ma è l’unica vera alternativa all’illusione nazionalista che il Paese può pagare a caro prezzo.

2 commenti

  1. Gran bella affermazione di Zingaretti, unico candidato che potesse esprimere un vero tentativo di cambiamento rispetto alla vecchia dirigenza. Spero che riesca a pilotare la nave fuori dalle secche del renzismo. Condivisibile l’analisi proposta, tuttavia credo che poter realmente invertire l’evidente spostamento a destra dell’asse politico italiano si debba necessariamente andare a sfidare l’avversario sul suo terreno: immigrazione, sicurezza, difesa dei ceti più deboli, sviluppo economico ed industriale, scuola e formazione. Trincerarsi dietro il più Europa e più bello, e dietro i tradizionali valori della sinistra: accoglienza, solidarietà, riformismo, ho il timore che non possa più bastare e che si possa fare breccia solo su una parte minoritaria dell’elettorato, sempre più imbarbarito e sedotto dal miraggio nazionalistico. Se è vero che l’Italia è parte fondante dell’idea europea e componente geneticamente appartenente alla famiglia europea, è anche altrettanto vero che l’italiano ha delle caratteristiche che lo differenzia sensibilmente dell’Homo Europeaus vagheggiato nei corridoi di Bruxelles..in fondo anche un tizio con la pelata in testa ci provò a farci diventare un pò tedeschi e abbiamo visto come poi è finita…Quello che voglio dire è che l’Italia deve riappropriarsi del suo naturale spazio economico e politico di riferimento, che è il Mediterraneo. Se diamo uno sguardo alla storia del dopoguerra, il boom economico italiano è stato supportato e consentito da una solida politica Mediterranea, con l’Italia protagonista assoluta di questo scacchiere, vero e unico ponte tra est ed ovest e tra nord e sud. Le ondate di profughi, prodotto di una dissennata e piratesca politica attuata da alcuni nostri partner europei ha ridotto la sponda nordafricana in una delle pattumiere del mondo, di cui l’Italia deve subire le conseguenze. Per troppi anni la classe dirigente italiana, anche di sinistra, si è mossa come il parco buoi in Europa assecondando politiche funzionali unicamente agli interessi altrui. La sinistra potrà arginare la marea populista e nazionalista solo se sarà in grado di presentarsi all’opinione pubblica con una nuova interpretazione del concetto di Interesse Nazionale che dia una risposta concreta agli interrogativi cui solo l’attuale maggioranza sembra essere in grado di fare, anche a costo di dare dei “dispiaceri” a buona parte dei nostri partner europei. Buon lavoro a Zingaretti!

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    • d’accordo su tutto ma nella consapevolezza che non puoi fare una politica nel mediterraneo efficace senza una vera Europa. Per me una sinistra che vuole tornare a contare deve darsi un progetto e una strategia di dimensioni europee.

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