Dal G20 una boccata di ossigeno per i mercati che non cancella le incertezze politiche

Il 2018 è stato caratterizzato da una contraddizione molto forte tra il buon livello della crescita globale da un lato e la caduta dei mercati azionari – che a novembre hanno segnato un calo intorno al 6% a livello internazionale, con picchi negativi a due cifre in Cina nei paesi emergenti e in Europa – dall’altro. Se consideriamo anche le difficoltà dei mercati obbligazionari (a causa dei rialzi dei tassi di interesse negli USA che segnalano l’inizio di una inversione della politica monetaria nei paesi occidentali dopo circa un decennio di tassi a zero e di allentamenti quantitativi da parte delle principali banche centrali) abbiamo il quadro delle difficoltà che vive il risparmio. Le ragioni di questa contraddizione stanno tutte nelle incertezze politiche che hanno caratterizzato l’anno in corso: i venti di guerra commerciale tra USA e Cina, le incertezze sull’esito dell’accordo post Brexit, la situazione politica italiana e le ombre che si allungano sulla tenuta politica dell’Eurozona. La tregua siglata al G20 di Buenos Aires nella guerra dei dazi tra USA e Cina può ora consentire un recupero dei mercati almeno fino a febbraio del prossimo anno. L’ottima chiusura delle borse asiatiche di stamane e il buon andamento di quelle Europee ha questo significato. Trump, infatti, ha rinunciato – per il momento – a alzare al 25% i dazi sui primi 200 miliardi di esportazioni della Cina – su cui sono già operativi dazi al 10% – e, soprattutto, ha rinunciato ad estendere le misure restrittive ai restanti 300 miliardi di dollari degli scambi con Pechino. Non è la pace ma una tregua di tre mesi, che servirà a confrontarsi su tutte le questioni relative non solo al contenzioso commerciale ma anche alla protezione della proprietà intellettuale nel trasferimento delle nuove tecnologie. Insomma fino alla fine di febbraio c’è tempo sufficiente per arrivare ad una intesa. Poi si vedrà. Tuttavia se accordo ci sarà non cancellerà tutte le preoccupazioni legate alle incertezze politiche. Ad inizio dell’anno nuovo si capirà, infatti, se c’è davvero spazio per evitare la procedura di infrazione all’Italia e con essa una nuova pericolosa crisi del debito sovrano nella UE. Entro Marzo si vedrà se la May riuscirà a far passare l’accordo raggiunto con l’Europa sul dopo Brexit.  Subito dopo si voterà per il Parlamento europeo, un appuntamento decisivo per verificare la tenuta politica dell’Eurozona. Se tutte queste incertezze saranno superate bisognerà ancora fare i conti con le preoccupazioni relative alle politiche monetarie delle banche centrali.  Di fronte al rallentamento in atto nella crescita globale la FED fermerà gli aumenti dei tassi di interesse come è sembrato di capire dalle recenti dichiarazioni del suo presidente? E il cambio della guardia alla BCE, con l’uscita di Mario Draghi e la nomina di un nuovo presidente, segnerà la fine (oltre che della lunga fase di massicci acquisti di titoli del debito pubblico prevista per fine dicembre) dell’atteggiamento accomodante che ha garantito il ritorno della crescita in Europa? Insomma i mercati finanziari certamente hanno ricevuto dal vertice di Buenos Aires una boccata d’ossigeno fino a febbraio. Tuttavia l’unica certezza che il 2018 ci lascia è che il 2019 sarà l’anno decisivo per le prospettive dell’economia globale.

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