E ora a chi darete la colpa quando arriverà un altro Monti?

La Commissione Europea ha chiesto al governo italiano di rivedere la manovra perchè ha fatto male i conti. Il deficit del 2018, secondo le valutazioni della commissione, sarà infatti 1,9% e non 1,7%, mentre il deficit del 2019, che il governo ha previsto al 2.4, arriverà, se non cambieranno i contenuti della manovra di bilancio, al 2,9%, quello del 2020 aumenterà al 3,1% (invece di scendere al 2,1% come scritto nel documento di programmazione). Il debito pubblico rimarrà pertanto nel prossimo triennio intorno al 131% del PIL e non scenderà, come indicato dal nostro governo. Quanto al deficit strutturale, e cioè al netto delle misure una tantum e degli effetti del ciclo economico, passerà dal 1,8% del 2018 al 3% del 2019. Smentite anche le previsioni di crescita che la commissione vede all’1,1% nel 2018 e all’1,2% nel 2019, invece dell’1,5 indicato dal governo italiano. Troppo severo il responso dell’Europa? Tutt’altro se consideriamo che – anche alla luce della brusca frenata della crescita del pil nel terzo trimestre di quest’anno e dei dati pubblicati in questi ultimi giorni sulla caduta dei consumi, dell’attività dell’edilizia e degli ordinativi delle macchine utensili – appare ottimistica la stessa previsione ribadita ieri dal Fondo Monetario Internazionale di una crescita italiana per l’anno prossimo vicina all’1%. Eppure il ministro Tria, ormai costretto a recitare una parte di cui non è convinto, ha risposto accusando a sua volta i tecnici della Commissione Europea di aver sbagliato loro i conti, nonostante le valutazioni della Commissione si avvicinano molto a quelle del fondo monetario internazionale, della Banca d’Italia e di altri istituti di previsione. Gli indicatori economici dopotutto parlano chiaro. Intanto la Banca d’Italia ha fatto sapere che l’aumento dello spread dei titoli del nostro debito pubblico  ha prodotto negli ultimi sei mesi un aumento della spesa per interessi di circa 1,5 miliardi e costerà, se rimarrà intorno ai livelli attuali, 5 miliardi nel 2019 e 9 miliardi nel 2020. Nella giornata di ieri, inoltre, sono emersi – nelle prime trimestrali pubblicate da alcune società finanziarie – i primi effetti concreti che lo spread sta avendo sul sistema bancario ed assicurativo. Poste Vita, infatti, ha accusato una perdita di 400 milioni a giugno e si avvia a chiudere in perdita l’esercizio del 2018. Unicredit, la seconda banca del Paese, ha avuto un impatto tale sul suo patrimonio da indurla a decidere di procedere, entro fine anno, a ridurre del 35% il peso dei titoli di stato italiani. Uno scenario allarmante che pare non suscitare apprensione nelle forze che sostengono il governo giallonero. Evidentemente sono più preoccupati di mantenere i consensi elettorali in vista delle elezioni europee della prossima primavera e, pertanto, non possono ammettere che nel corso della campagna elettorale  hanno raccontato solo una montagna di frottole. Purtroppo dopo questi dati, in assenza di una correzione dei conti, arriverà la procedura di infrazione con conseguenze evidenti che tutti dovrebbero valutare. Nel 2011 per molto meno partì dall’Italia la crisi del debito sovrano in Europa e per evitare il ricorso alla Troika arrivò la manovra lacrime e sangue di Monti. Oggi tutti continuano a prendersela con Napolitano (che da arbitro non poteva non scegliere un tecnico gradito al centrodestra che aveva in parlamento la maggioranza dei seggi) e con Monti, quando dovrebbe essere chiaro che la Fornero e la patrimoniale su immobili e  risparmi degli italiani fu un passaggio obbligato per evitare all’Italia la fine della Grecia (dove furono tagliate in modo pesante pensioni, stipendi, risparmi, sanità e servizi sociali). Quando infatti l’acqua arriva alla gola non si può certo andare molto per il sottile in un paese nel quale si parla inutilmente da anni di riforma del catasto e sfuggono allo stato i fatturati delle multinazionali che possono eludere senza ostacoli decine e decine di miliardi l’anno. Non a caso diversi paesi dell’Europa, soprattutto del Nord, ora chiedono di bloccare il processo di unione bancaria e di rivedere le regole per gli aiuti agli stati in crisi. Ritengono che l’Italia si avvii verso la bancarotta e si stanno già adoperando per isolarci ed  evitare il contagio. A poco serve sentire Di Maio e Salvini ripetere che tanto tra poco i rapporti politici in Europa cambieranno. I paesi loro alleati e i cosiddetti sovranisti sono i più accesi nel chiedere il rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici. La verità è che se non si ferma per tempo la politica scellerata di questo governo sarà peggio del 2011/2012 e a quel punto arriverà un altro Monti che dovrà farci piangere ancora più lacrime e ancora più sangue. Ma questa volta, bisogna dirlo, sarà difficile prendersela con qualcun altro. In tanti se la sono proprio cercata.

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