Dimenticati i lavoratori dipendenti e l’elusione fiscale delle multinazionali

Se per le partite IVA il governo del falso cambiamento da un lato elargisce 2 miliardi – a quelle con fatturato inferiore ai 65000 euro l’anno (dove si annidano un bel po di evasori) – dall’altro toglie oltre 3 miliardi – abolendo IRI (la tassa piatta sugli utili reinvestiti al pari di quella pagata dalle società) e l’ACE (gli aiuti per la crescita economica) – il lavoro dipendente è quello che viene del tutto dimenticato. Eppure si tratta della parte del mondo del lavoro che, insieme ai pensionati, garantisce più dell’87% del gettito IRPEF. I lavoratori dipendenti sono quelli che di certo non possono evadere, che hanno visto il loro potere di acquisto indebolirsi in modo molto pesante, a causa del lungo blocco dei rinnovi contrattuali e dell’erosione legata al cuneo fiscale. Per loro, al contrario, arrivano soltanto nuove stangate, in termini di tagli alle detrazioni fiscali (da quelle per gli interessi passivi sui mutui per la casa, alle spese sanitarie), di aumento degli interessi sui mutui e sui prestiti bancari, causato dalla crescita allarmante dello spread, di possibili nuove tasse che scatteranno quando – constatato che le previsioni di crescita del PIL, su cui si basa la nuova finanziaria, sono sballate, come ci dicono tutti gli organismi internazionali di previsione  – si dovrà ricorrere ad una nuova manovra per evitare che il deficit vada ben oltre il 2.4% programmato (che è già di per sé un livello che farà schizzare il deficit strutturale). Non è un caso se a cadere nel dimenticatoio, insieme ai lavoratori dipendenti, sono le azioni di contrasto alla grande capacità di elusione fiscale (e cioè la possibilità di evadere legalmente le tasse) consentita alle grandi multinazionali dalla competizione fiscale tra stati nazionali, indotta da una globalizzazione sregolata che ha privato la politica del potere di controllare i capitali e di regolare i mercati. C’è una verità che questi signori non dicono. Il vero cambiamento è quello che deve consentire al fisco di recuperare il gettito incredibilmente alto che le grandi concentrazioni economiche e finanziarie sottraggono ogni anno agli Stati. Sono noti i casi di Apple, di Google, di Amazon, di Facebook (tanto per fare qualche esempio) che possono pagare le tasse non dove producono la loro ricchezza ma nei paesi dove è più comodo spostare la sede fiscale e pagare aliquote di gran lunga più basse di quelle che sono costretti a pagare lavoratori, professionisti e piccole e medie imprese. Non potrà esserci riduzione delle tasse per nessuno, senza contemporanei tagli allo stato sociale, né equità fiscale, se non si trova il modo di restituire  alla mano pubblica quel potere che il neoliberismo le ha sottratto negli ultimi 30 anni. E per farlo c’è una sola via: accelerare l’integrazione politica dell’Europa e ottenere finalmente la tassazione unica delle imprese in tutto il continente. La strada che questo governo non intende percorrere perché di fatto lavora per far saltare quel poco di Europa che abbiamo (e che così com’è non basta). Questo, infatti, è un governo di destra e alla destra non interessa l’equità, non interessa colpire i veri poteri forti, non interessa l’uguaglianza. La storia ci insegna che la destra, e soprattutto quella populista, ha sempre agito nell’interesse dei ceti più forti ingannando e illudendo i ceti più deboli. Sta accadendo di nuovo. Loro non vogliono più Europa per riequilibrare il rapporto tra pubblico e privato, tra capitale e lavoro. Loro vogliono catturare consenso per occupare potere e utilizzare questo potere per alimentare la guerra tra poveri, tra disoccupati e occupati, tra operai e ceti medi. Dividere quelli che guadagnano 1000 euro al mese da quelli che ne guadagnano 4000 per far dimenticare che in questi anni la ricchezza vera si è concentrata nelle mani di un pugno di miliardari che hanno più soldi degli Stati. Vogliono dividere il 99% della società per garantire a quell’1% – nel quale si è concentrata una ricchezza sproporzionata come non accadeva da prima della rivoluzione francese – di continuare ad essere più forte della politica. La vera sovranità del popolo è quella che riesce a democratizzare la globalizzazione. Il resto è solo reazione che vuole impedire il vero cambiamento. La storia insegna ma ha pochi scolari.

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